l'La politica dell'UE per l'ambiente


Negli anni successivi all’industrializzazione massificata mondiale si è presentato davanti agli occhi di tutti il grande problema dell’inquinamento. In poco tempo è caduta la convinzione che il mondo fosse una risorsa imperitura e inalienabile e ci si è resi conto (comunque tardi) che la politica di sfruttamento scellerato stava sgretolando il pianeta. Di fronte a questa grave situazione la comunità  internazionale si è mossa per arginare la crisi e l’Unione Europea è sempre stata un passo avanti rispetto al resto del mondo cercando di adottare contromisure già  da parecchio tempo.

Questi i punti cruciali verso cui si sta orietando la politica ambientalista:

  • Lotta contro l’alterazione climatica avvenuta nella seconda parte del 20° secolo;
  • Preservazione della natura e della biodiversità  delle specie;
  • Tutela dell’ambiente, della salute e della qualità  della vita;
  • Preservazione delle risorse naturali;
  • Preservazione degli ecosistemi;

Sviluppo sostenibile, ovvero stretta connessione tra ambientalismo e progresso. Con lo sviluppo sostenibile si cerca di non impedire lo sviluppo economico e industriale ed allo stesso tempo a preservare l’ambiente, in modo da non arrecare (altri) danni irreparabili al pianeta.

Un esempi o è lo sfruttamento intelligente delle risorse e il riciclaggio, che permettono all’industria di accedere a un’enorme quantità  di risorse inutilizzata, preservando allo stesso tempo quella che è la stabilità  del pianeta oppure lo sfruttamento di nuovi tipi di energia, le cosiddette fonti di energia “pulita”, quali l’energia eolica, idrica e geotermica forniscono energia ai paesi privi di grandi quantità  di fonti energetiche fossili (petrolio, metano) senza intaccare l’integrità  ambientale.

Sempre a proposito di energia, l’Unione Europea sta cercando di contenerne l’utilizzo tramite la pubblicazione del libro verde sull’efficienza energetica, il cui scopo è quello di indirizzare le masse a una politica di ottimizzazione e di utilizzo responsabile dell’energia.
Lo scopo e di realizzare entro il 2020 un risparmio energetico di oltre il 20%.
Lo sviluppo sostenibile porta vantaggi anche al singolo cittadino che si ritroverebbe a vivere in un ambiente più salubre e quindi migliore per la propria vita. Il consiglio europeo ha avviato nel 2004 l’iniziativa «Piano d’azione per le tecnologie ambientali nell’Unione europea» cercando appunto di trovare un connubio tra industria e ambiente, sviluppando le ricerche tecnologiche in questo senso. In concreto tecnologia al servizio dell’industria, ma soprattutto tecnologia che preservi il mondo. L’obiettivo comune dev’essere di usare le migliori tecnologie disponibili per preservare l’ambiente.

Lo sviluppo tecnologico dei prossimi anni sarà  completamente atto a questo, cioè fare in modo che l’impatto ambientale dell’uomo negli anni precedenti si riduca fino a esaurirsi completamente.
Le direttive sulle risorse tecnologiche da utilizzare a questo scopo vengono fornite dalla stessa UE tramite i Brefs (BAT reference documents) cioè compendi delle migliori tecnologie utilizzabili per la preservazione dell’ambiente.
Il problema dei rifiuti e uno dei più gravi. Ogni giorno vengono buttate tonnellate di rifiuti, che significa tonnellate di risorse che potrebbero essere riutilizzate, sia come materiali, sia come fonti di energia, tramite combustione.
I rifiuti non organici (carta, plastica, vetro, alluminio) son facilmente riutilizzabili e possono essere rimessi in circolo attraverso semplici procedure di riciclaggio; quelli organici invece possono essere utilizzati nell’agricoltura come concimanti naturali.

La Comunità  Europea si sta muovendo allo scopo di arrivare ad annullare del tutto la produzione di rifiuti ed instaurare un’economia di riciclo.
Per il trattamento di rifiuti ad alta pericolosità , come per esempio il mercurio, si sta cercando di ridurre progressivamente la loro dispersione nell’ambiente.
In futuro si cercherà  di annullare del tutto le esportazioni di tali sostanze e il loro utilizzo, per poi infine renderle illegali a livello internazionale.
I punti principali del programma riguardano però l’educazione del cittadino al rispetto e alla preservazione dell’ambiente. Infatti è da lì che si deve partire se si vuole eliminare il problema rifiuti.

Quest’anno infatti è stato approvata dalla Commissione Europea la convenzione di Arhus, un accordo volto a stabilire le politiche di informazione che devono essere perpetrate ai fini di un’ottimale informazione del cittadino riguardo ai problemi concernenti l’ambiente.
La preservazione degli ecosistemi è uno dei traguardi più importanti che si è prefissata l’UE.
Ormai la situazione su questo fronte è tragica. Più di un terzo delle specie di animali presenti nei territori dell’Unione Europea è a rischio di estinzione.
Messi di fronte al pericolo del crollo della biodiversità  tutti gli stati membri si sono dati da fare per salvare le specie a rischio, azioni favorite anche dalle moltissime leggi varate dalla commissione.
Ormai si sta facendo di tutto per cercare di salvare questi animali che in poco tempo sono stati annientati dall’espansionismo schiacciante dell’essere umano.

La maggior parte di queste specie stanno scomparendo perchè l’attività  umana incontrollata ha in pochi anni eliminato quelli che erano stati un tempo habitat fiorenti di specie diverse.
La politica UE è volta soprattutto alla preservazione dei superstiti tra questi habitat e ai tentativi di ricostituzione degli stessi.
Per quanto riguarda il tema cruciale dell’inquinamento atmosferico e dell’emissione di gas serra, la Commissione Europea si è completamente adattata a quelle che sono gli obiettivi del protocollo di Kyoto. Firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005 il protocollo di Kyoto è un programma atto a ridurre l’emissione di gas pericolosi per l’ambiente da parte dei paesi membri delle Nazioni Unite.
Il progetto è stato a lungo rallentato dalla sua mancata ratificazione negli Stati Uniti, il paese maggiormente industrializzato, nonchè maggior produttore di gas tossici, del mondo. Secondo la politica di ripartizione degli oneri l’UE si è dato degli obiettivi specifici da conseguire in un arco di tempo limitato.

Gli unici paesi esclusi sono stati quelli con minore inquinamento atmosferico.
Per la piega che hanno preso le cose e soprattutto per la serietà  con cui i paesi stanno perpetrando queste politiche c’è da ben sperare per il futuro.