La paura della cyberguerra


Gli hacker alzano sempre più il tiro, dagli smanettoni ai clonatori, fino all’ombra del terrorismo. Nel mirino dei pirati informatici finiscono sedi governative, la Casa Bianca e il Pentagono, e tutti gli stati corrono ai ripari.

La convinzione degli esperti di sicurezza è quella che gli attacchi ai Social Network come Twitter e Facebook non abbiano nulla a che fare con il loro successo ed il conseguente aumento del valore di mercato, ma vogliano contrastare il loro ruolo di amplificatori dell’informazione alternativa. Gli attacchi dei primi giorni di agosto contro Cyxymu, blogger georgiano di Facebook, che dal web critica il governo russo per il conflitto in Ossezia, potrebbero essere stati comandati direttamente dal Cremlino? Qualcuno è convinto di si.

L’esigenza di non farsi trovare impreparati di fronte ad azioni di guerra o guerriglia informatica non più riconducibili al crimine comune, è ormai all’ordine del giorno di tutti i governi. Chi oggi mette k.o. Twitter, domani potrebbe fare lo stesso con le istituzioni finanziarie, le telecomunicazioni, la rete elettrica o i trasporti. Secondo Mike McConnell direttore dell’Intelligence statunitense dell’amministrazione Bush, basterebbe un attacco riuscito ad una sola grande banca americana per provocare ripercussioni su economia mondiale peggiori di quelle causate dai fatti dell’11 settembre.

Il New York Times in un articolo ha paragonato l’attuale scenario
all’invenzione delle armi atomiche, 64 anni fa, invenzione che mutò per sempre la concezione di guerra e deterrenza, così oggi ci si chiede, dov’è il confine tra la difesa e l’attacco della guerra informatica? La corsa per dotarsi di cyber-armamenti e proteggersi da attacchi informatici è già iniziata. Le truppe americane si sono già rese protagoniste di azioni di cyber-guerra in Iran e Iraq, ma il compito di elaborare una strategia complessiva per la guerra informatica spetta all’amministrazione Obama.

Tra le ipotesi avanzate la possibilità per le truppe americane di entrare nei computer criminali e distruggere le botte, le reti di pc da cui partono attacchi come quello che ha messo in ginocchio Twitter. Un’altra idea, molto controversa, è quella di dotare i microprocessori prodotti in Usa (la grande maggioranza di quelli presenti nel mondo) di un dispositivo in grado di attivarsi a comando, per neutralizzare i computer nemici.

Il governo Usa ha lanciato un bando per selezionare diecimila cyber-guardiani da arruolare tra i giovani talenti dei college. Ma secondo alcuni esperti la preparazione americana alla guerriglia informatica è piena di lacune. Obama promette la nomina di uno “zar della cyber sicurezza”, ma Melissa Hathaway, maggior candidato alla carica, ha appena abbandonato polemicamente lo staff della Casa Bianca, lamentando l’immobilismo dell’amministrazione.

La maggior parte degli attacchi intanto, ma anche gli esempi più efficaci di difesa, provengono da Est. Nel 2007 la rete internet dell’Estonia, all’avanguardia nel governo elettronico fu messa in ginocchio da una serie di attacchi che oscurarono i siti governativi, e ancora una volta i sospetti ricaddero sulla Russia.

Da allora, nella capitale Tallin, con il placet della Nato, è stato creato un centro di eccellenza per la difesa da attacchi informatici, e il presidente estone Toomas hendrik Ilves, ha incontrato Obama circa venti giorni fa, proprio per discutere di cybersicurezza.

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