L’invazione cinese in Italia


Un giornale Americano racconta dell’invasione cinese in Italia “i bianchi da voi sono gli stranieri”. A Prato sono il 10% della popolazione. A Milano l’espansione commerciale è inarrestabile e a Roma sparisce la strada degli antiquari.

A Prato nessuno sa quanti siano i cittadini cinesi, ma l’ipotesi è di 20.000 persone pari, al 10% della popolazione. Diecimila sono i residenti, ai quali vanno aggiunti i regolari senza residenza ed i clandestini. E’ la più grande comunità orientale. Nel 1988 i residenti cinesi erano 31, ma in vent’anni molte cose sono cambiate. Il Chicago Tribune ha trattato l’argomento scrivendo che non vi sono altre Chinatown al mondo come quella di Prato. Fuggiti da un paese poverissimo, soprattutto dalla regione dello Zhejiang a vocazione tessile, a Prato hanno iniziato proprio da quella vocazione, affermandosi nel settore delle confezioni, quello debole del pratese.

Via Pistoiese era piena di stanzoni “adatti” per lavorarvi ed abitarci pure, presi in affitto spesso in nero, dagli stessi pratesi. Ma la convivenza era difficile, gli abitanti vendevano le case per allontanarsi, i Cinesi acquistavano e continuavano a fare affari, e soldi, così col tempo è nata la Chinatown. Difficile oggi incontrare italiani nella zona, quelli che ci sono si sentono assediati, e alle prossime elezioni sosterranno la lista civica «Prato libera&sicura».

I cinesi sono una potenza economica e hanno trasformato la città nella capitale italiana del prontomoda. Le ditte locali chiudono, quelle orientali crescono e sono quasi 4mila, e i cinesi vanno ad abitare anche in altri quartieri, comprano ville e auto di lusso, anche se la ricchezza di molti poggia ancora sullo sfruttamento dei più deboli e dei clandestini, che ambiscono a loro volta a diventare imprenditori. Centinaia i blitz compiuti negli ultimi mesi dalle forze di polizia, i sequestri per situazioni fuorilegge (la violazione delle più elementari norme igieniche), i clandestini schiavizzati e ora si parla grida all’emergenza. Accanto a queste situazioni però vi sono anche quelle dei cinesi che iniziano ad integrarsi, ma i problemi rimangono tanti e complessi.

A Milano la Ztl voluta da Letizia Moratti per allontanare i grossisti cinesi non ha dato i risultati desiderati. I Cinesi sono rimasti e a soffrire l conseguenze della ztl sono i piccoli commercianti, anche italiani. «Se l’idea era quella di allontanare i cinesi, è stata un fallimento” dice Maurizio Italia, vice-presidente dell’Associazione liberi esercenti Sarpi.

I Cinesi anzi, continuano a espandersi. Settanta le attività che hanno aperto nel 2008 secondo la Camera di commercio. «Per noi è stata un’enorme penalizzazione, dice Zhou Xiao Jin, titolare di un negozio di informatica: abbiamo perso un sacco di clienti. Ma soprattutto, abbiamo difficoltà a farci consegnare la merce, siamo costretti a organizzarci ognuno per conto proprio, e non tutti possono permettersi un furgoncino». Anche l’edicola (italiana) ha visto le vendite dimezzate, e la profumeria: «Le clienti anziane non sanno più come raggiungerci», lamenta la titolare. Insomma, la verità è una sola: la zona è rimasta isolata, e i clienti sono scomparsi. Si salvano solo i grossisti cinesi.

Via recta a Roma, si chiamava così perché la più breve per raggiungere San Pietro, poi diventata Via dei Coronari per le botteghe di articoli religiosi, trasformatesi poi in antiquari facendola diventare la via del buon gusto, che però rischia di sparire. Su cento antiquari tre anni fa ne erano rimasti sessanta, la metà dei quali sta pensando di mollare. Alcune serrande sono già abbassate, altre si aprono ora su negozi di jeans o souvenir. Gli affitti sono da capogiro (la media non scende sotto i 2.500 euro) come la penuria di clienti, afflitti dalla crisi. «I giovani — dice un vecchio artigiano — preferiscono Ikea, e il turismo d’elite si vede ormai di rado». I proprietari degli immobili vendono ai cinesi, che si presentano con i soldi contanti, ed iniziano le loro attività. È cominciata così, dicono negozianti e residenti, riuniti in associazione, l’invasione dei cinesi. La questione non è di razza, ma di livello dei negozi. Rita Vattani, gioielliera, insiste sul «tono» della via, sulla storia che la distingue: «Souvenir e magliette non stanno bene qui».

Battaglia difficile se non impossibile: in tempi di crisi gli unici ad avere liquidità sono proprio i cinesi che si raggruppano in diversi nuclei familiari e poi si espandono.

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