Da San Marco a Venezia all’Empire State Building di New York le grandi opere vengono avvolte con una miscela invisibile di bitume e plastica resistente fino a 120°C.

Anche i monumenti mettono l’impermeabile, sottile, 5 mm al massimo, insensibile all’acqua ed impenetrabile dai gas, protegge le opere da umidità ed intemperie. Un metro quadrato di questa pellicola pesa mezzo chilo e resiste a temperature da -25 a 120°C. La sua miscela è bitume, un isolante naturale che si trova in natura e come residuo della lavorazione del petrolio, e scarti della lavorazione della plastica.

L’impermeabilizzante viene srotolato e posato con una fiamma a 250 gradi. L’azienda veneta Index ha già ricoperto con i suoi materiali l’Empire State Building, il Campidoglio, le Petronas Towers in Malesia, gli Champs-Elysées di Parigi ed il lussuoso hotel degli Emirati Arabi Burj al-Arab (a forma di vela, 7 stelle e 321 metri di altezza). La pellicola è realizzata in fogli di 10 metri quadrati per un peso di 4-5 chili, a seconda dello spessore. Si possono installare 100 metri al giorno ma dipende da quante persone si impegnano nella posa, la durata prevista, è di 15 anni se esposta alle intemperie, fino a 45 se incollata tra strati di cemento.

Si sta cercando di aumentare la resistenza della pellicola fino a 150 gradi, temperatura che si raggiunge in un principio d’incendio. I test di resistenza sono realizzati con i veterometri, cioè cicli di invecchiamento accelerato che permettono di valutare la durata dei materiali. Un test classico consiste nel chiudere un foglio in una stufa a 70 gradi per 3 mesi e poi metterlo in un frigo a -20 gradi.

Non solo monumenti a prova di infiltrazione, oggi la tecnologia permette di telefonare sotto la doccia o ascoltare musica. I-Pod e telefoni cellulari impermeabili sono gli ultimi ritrovati del mercato. Il telefono LG U520S per ora non commercializzato in Europa, può resistere sott’acqua fino a 13 minuti. E’ costruito in magnesio, che protegge da umidità e liquidi. Da un anno è in vendita l’i-pod Shuffle della Swinmman, completamente impermeabile fino a 3 metri senza bisogno di custodia.

L’uomo ha scoperto la proprietà impermeabilizzante della gomma molti anni fa. I Tsachali, popolo dell’Amazzonia, impermeabilizzava canoe e capanne con un liquido biancastro ricavato dall’albero Hevea brasiliensis: caoutchouc, cioè legno che piange, nella loro lingua. Si trattava di gomma, descritta per la prima volta nel 1736 dal geografo Charles-Marie de Condamine durante una spedizione in Ecuador. Impressionato dal materiale chiese agli indigeni di realizzare una borsa per proteggere i suoi strumenti. In Europa all’epoca ci si doveva affidare al cuoio mai completamente impermeabile.

Nel sud Italia e in Francia, ci sono testimonianze di utilizzo del bitume come impermeabilizzante dal XVI secolo, ma la scoperta del primo giacimento naturale è del 1710 a Neuchâtel in Svizzera. Un secolo dopo si aprivano le prime cave di Seyssel (Francia) e Trinidad (Antille) per ricavare bitume.

L’Empire State Building di New York
L’Empire State Building di New York


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