Crisi degli Italiani davanti al piatto; sembra essere un disagio diffuso quello che colpisce uomini, donne e bambini, se è vero che circa un milione di persone soffre di problemi di alimentazione.

Sono in particolare le donne a risentire dei problemi di bulimia ed anoressia secondo gli specialisti della nutrizione, riuniti a Vicenza in occasione del Congresso Nazionale Ansisa (Associazione Nazionale Specialisti Scienza Alimentazione).

La situazione è preoccupante ed i rischi sono estremamente gravi: il tasso di mortalità  delle donne anoressiche è 12 volte maggiore rispetto alle coetanee che non presentano il problema, e di 1,5 volte superiore a chi soffre di depressione.

“I dati dicono che in Italia ed altri Paesi occidentali, anoressia e bulimia sono ormai un problema sociale e sanitario estremamente rilevanti”, sottolinea Roberto Ostuzzi, presidente del congresso, presidente Ansisa e responsabile del Centro disturbi alimentari Casa di Cura Villa Margherita di Arcugnano (VI).

“Le donne sono le più colpite, e il 20-30% va incontro a una cronicizzazione, ma è preoccupante anche l’aumento del numero di maschi con problemi legati all’alimentazione”. Anche per gli uomini si tratta ormai di numeri rilevantei.

‘Cibo del futuro, futuro del cibo’ è il titolo del Congresso, che sottolinea la volontà  degli specialisti del settore di capire come intervenire nei prossimi anni per arrestare un trend negativo che sembra ormai consolidato.

“L’Italia – riprende Ostuzzi – non è più il Paese dagli ingredienti sani e dalla dieta che tutto il mondo ci invidiava, travolta anch’essa dal fenomeno battezzato ‘globesità ‘, comune a tutti i Paesi occidentali”, l’invasione di cibi spazzatura e dei conseguenti chili di troppo.

L’esperto punta il dito sulla valorizzazione della magrezza, sul mito del successo, sulle elevate richieste di performance e sul timore del giudizio altrui.

Su molti siti internet i disturbi alimentari vengono addirittura mitizzati, considerati espressione della capacità  di autocontrollo e disciplina. Un modesto sovrappeso, abbinato a perfezionismo, all’inclinazione ad adeguarsi alle aspettative altrui negando i propri bisogni sono tra i fattori che portano ad una predisposizione ai disturbi veri e propri. Ma anche difficoltà  di autonomia e autostima, problemi di identità , insoddisfazione del proprio aspetto fisico. Inoltre aumenta la frequenza con cui si incontrano ragazze le cui madri soffrono di disturbi alimentari, e questo solitamente complica molto le cure.

Insomma, anoressia e bulimia ‘ereditate’ dalla mamma? “Nell’ultimo anno 20 nuovi casi su 100 avevano queste caratteristiche. D’altra parte gli studi confermano che fra le ragazze di 16 anni il 70% è scontento del proprio corpo e vorrebbe dimagrire”, spiega Ostuzzi. Che se la prende anche con i fisici scultorei proposti dalle riviste patinate, così difficili da eguagliare perché lontani anni luce dalla realtà .

Ma allora cosa fare? Per arginare la deriva alimentare italiana è necessario uno sforzo congiunto, dice lo specialista, n tavolo di discussione che coinvolga istituzioni e comunità  scientifiche, ma anche aziende e media, famiglia e scuola.
 
“Spesso conta il voto più che la voglia di sapere, ma questo non deve generare pressione alla performance. Il voto deve esprimere solo una valutazione su quanto si è studiato. La scuola, come la famiglia, può educare a imparare dai propri errori – raccomanda l’esperto – che non devono generare rimproveri, ma riflessioni, ed aiuti ad apprendere. È importante attuare nella scuola interventi di promozione della salute, dell’autostima, dell’immagine corporea, dell’attività  fisica.

Su questi punti è importante concentrare gli interventi educativi”, conclude Ostuzzi.

Italiani in lotta con il cibo


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