Il commercio equo e solidale


In tempo di crisi finanziaria dove mancano i principali organismi di controllo ed i fondamenti economici, un’alternativa valida può essere rappresentata dal sistema di commercio equo e solidale, che ha come caratteristica principale la tendenza allo sviluppo di nuove tecniche di mercato, svincolate dalle rigide norma imposte dal profitto.

Da una ricerca dell’Università Cattolica di Milano, risulta che nel 2005, nella sola Unione Europea il commercio equo e solidale ha raggiunto il fatturato record di 600 milioni di euro, due volte e mezzo in più del 2001.

Il dato italiano sulla spesa pro capite è il più basso d’Europa con 35 centesimi di euro a testa. I dati, riferiti all’anno fiscale 2007-2008 evidenziano, a fronte di un fatturato di 33.107.000€, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente, un utile di 868.000€ e un utile netto di 350.043€. I motivi per i quali sostenere questo tipo di mercato sono i più diversi. I prodotti equo solidali sono solo quelli che espongono il marchio “Fair-Trade”, che garantisce il rispetto di standard condivisi.

I produttori devono essere raggruppati in associazioni, cooperative, organizzazioni, o altre strutture collettive, democratiche e trasparenti, e non ci devono essere discriminazioni di qualsiasi natura (sesso, religione, appartenenza politica, ecc.) oppure in caso di lavoro dipendente, è necessario il coinvolgimento diretto dei lavoratori nell’azienda attraverso dei “joint bodies” (Comitati dei lavoratori), un adeguato salario ed il rispetto di tutte le normative ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sui diritti umani.

I prezzi dei prodotto sono stabiliti sulla base del prezzo di mercato e tiene conto dei costi reali sostenuti dai produttori. Nel mercato equo i prodotti sono di tre tipi: confezionati (thè, caffè, zucchero…), freschi (banane, ananas, mango) oppure non-food (cotone, palloni da gioco…). Nonostante la notevole crescita registrata negli ultimi anni, la diffusione del commercio equo-solidale è ancora fortemente limitata, c’è però un forte aumento delle vendite di prodotti alimentari, pur con molta differenza tra i Paesi Europei.

Nel 2007 in Svizzera il fatturato del CEES (Commercio Equo e Solidale) alimentare per abitante, era di 20€, in Italia di 3€. Il sistema distributivo dei prodotti solidali ha due canali principali: uno rappresentato dalle botteghe, l’altro dalla grande distribuzione. Le organizzazioni equosolidali garantiscono uno spazio di lavoro a circa 1000 persone in Italia, con contratti per lo più dipendenti a tempo indeterminato.

La forza competitiva di questo tipo di mercato non è certamente nei suoi prezzi, ma nella sua etica.