I simboli del Natale


La seconda parte del nostro viaggio nei simboli del Natale continua con la corona dell’avvento che intorno al 1500 si diffuse tra i cristiani che la adottarono derivandola da culti pagani di origine tedesca. Il verde dei rami simboleggia la speranza, mentre i quattro ceri rimandano alle quattro settimane che precedono il Natale. La tradizione vuole che ogni domenica si accenda un cero e che ognuno di questi abbia un particolare significato: il cero dei profeti, quello di Betlemme, quello dei pastori e quello degli angeli. All’accensione di ogni cero dovrebbe seguire un momento di preghiera e un canto a Maria. 

Un’altra usanza molto antica è quella del ceppo di Natale. Il tronco di legno che di solito brucia nei camini, dalla sera della Vigilia fino a Capodanno, trova la sua origine nella frase della Bibbia “dal ceppo nascerà un virgulto”. Essendo una tradizione che risale anch’essa all’epoca precristiana si è diffusa in Italia in modi diversi: in Abruzzo, per esempio, è usanza bruciare tredici piccoli ceppi che simboleggiano Gesù con i dodici apostoli, in Puglia, invece, bruciare il tronco significa estinguere il peccato originale, mentre in altre parti d’Italia si benedice il tronco con l’acqua santa.

Molto suggestiva la leggenda che ruota intorno all’origine dell’accostamento tra la festività del 25 dicembre e la Stella di Natale. Si narra che un giorno un bambino molto povero entrò in una chiesa per fare un dono a Gesù ma, non avendo nulla con cui comprarlo, portò con se solo alcuni fiori di campo e delle erbacce, davanti all’immagine del Signore il fanciullo si mise a piangere e le lacrime cascando sui fiori trasformarono le erbacce in bellissime foglie rosse, dando vita alla famosa Stella. Simile a questa è la storia che riguarda la Rosa di Natale o Rosa delle nevi. Una bambina inglese poiché l’inverno era stato molto duro non trovò niente da donare al bambinello, un angelo però si intenerì alla vista di questa situazione e passando sopra la pastorella spolverò un po’ di neve davanti a lei facendo apparire delle candide rose che la ragazzina tra le lacrime raccolse.

Non solo storie antiche riserva il Natale ma anche di origine recentissima come quella della renna Rudolph. Questa leggenda americana fu inventata negli uffici di un grande magazzino statunitense, la Mongomery Ward, nel 1939. Il protagonista, Rudolph la renna, era schermito e preso in giro da tutti per il suo naso di colore rosso. Venne, però, notato da Babbo Natale che lo aggiunse alla sua slitta che passò così da otto a nove renne. E il grosso naso dell’ultimo arrivato divenne ben presto un pregio nelle fredde notti di inverno piene di nebbia e neve.

Ha origine antica invece la tombolata che spesso viene fatta a Natale o per l’ultimo dell’anno, che addirittura si fa risalire ai tempi dei Romani, quando durante i Saturnali, che precedevano il solstizio d’inverno, eccezionalmente, si concedeva il gioco d’azzardo, proibitissimo nel resto dell’anno.

Per quanto riguarda gli addobbi dell’albero, invece, e più in particolare le palline, c’è un’antica leggenda che ne parla e che riporta la storia di un giocoliere povero a tal punto da non avere niente da portare a Gesù bambino. Decise però di andare lo stesso a far visita a mani vuote, ma facendo ciò che a lui riusciva meglio e cioè il giocoliere. Con il suo spettacolo fece ridere il bambinello. Da allora, si tramanda che le palle colorate che vengono appese al nostro albero rappresentino tutte le risate di Gesù. Alcune volte vengono poste sull’abete anche delle campanelle, il motivo di questa usanza risale a una leggenda che vedeva come protagonista un bambino cieco che non riusciva a trovare la strada per la grotta di Gesù. Nessuno lo aiutò ma durante la notte il poverino sentì il suono di una campana, pensò fosse quella del bue che giaceva vicino al redentore e così trovò miracolosamente la strada.


 

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