Giovanni Visconti inarrestabile anche a Vicenza

Giovanni Visconti inarrestabile anche a Vicenza

Risultati e classifica diciassettesima tappa – Giro d’Italia 2013

La strada sale: e Cavendish si stacca

Chi lo dice che i velocisti non faticano in salita? Faticano, faticano, perché stare dentro al tempo massimo, per chi deve trasportare in bici chili di muscoli, non è meno difficile che scattare sulle rampe. Per conferma chiedere a Mark Cavendish che, incredibile ma vero, subisce la prima sconfitta del suo fin qui strepitoso Giro d’Italia: ma vista la ridotta competitività degli altri sprinters, a mettere ko il campione dell’Isola di Man non poteva essere appunto che la fatica, di cui è caduto vittima in una di quelle tappe infide, di quelle, per intendersi, che al Tour non si trovano quasi mai. Perché in Italia c’è sempre una salitella dietro ad ogni tratto di pianura: così l’arrivo della 17esima tappa ha visto saltare il previsto volatone di gruppo, premiando il coraggio dei contrattaccanti. Anzi dell’attaccante per eccellenza del 96esimo Giro d’Italia, chiamato Giovanni Visconti: l’atleta della Movistar infatti torna ad alzare le braccia in solitudine appena tre giorni dopo l’impresa del Galibier mostrando, come dichiarato nella flash interview di fine tappa, come “la testa sia tutto nella vita”. Per la Movistar è il quarto successo di tappa, terzo consecutivo compreso quello di Intxausti ad Ivrea.

Il Giro come una classica: l’affondo di Visconti

Insomma via il blocco psicologico accusato due anni fa, il palermitano nato a Torino è tornato il corridore capace di vincere tre Campionati Italiani, uno dei migliori del nostro paese nelle corse di un giorno. E come una classica Visconti ha interpretato la frazione partita da Caravaggio e conclusa appunto a Vicenza città: resistenza e concentrazione per stare con i migliori e poi capacità di intuire il momento giusto per scattare, individuandolo nel mezzo della salita di Crosara. Quarta categoria, nulla a che vedere con il Galibier, ma la voglia arretrata di vincere di Visconti non distingue le ascese più ripide dai cavalcavia: eccolo quindi lasciare la compagnia ai meno dodici dall’arrivo e porsi all’inseguimento di Rubiano Chavez, uno degli attaccanti della prima ora che aveva infiammato la tappa fino a quel momento insieme al belga Dockx della Lotto ed a Durbridge dell’Orica GreenEdge, tutti ripresi ai meno venti, prima del via della salita che ha stappato la corsa. Il primo a provare l’allungo è stato il solito Danilo Di Luca, generosissimo nell’attaccare ma non scaltro come Visconti nel capire il momento giusto per farlo: così il pescarese è stato ripreso e staccato con facilità da Visconti, primo sul Gpm ed una scheggia in discesa.

Di Luca e Pozzato: doppia delusione

L’unico problema a quel punto era resistere, da solo, alla forza del gruppo maglia rosa, abbondantemente scrematosi e privo dei velocisti, staccatisi, Cavendish in testa seguito da Viviani, sulle prime rampe di Crosara, ma comunque forte di una quarantina di unità, tra cui Franco Pellizzotti ma soprattutto Pippo Pozzato, desideroso di vincere in casa ma ancora una volta deludente. Ma tra gli inseguitori ha regnato l’anarchia così, senza un accordo per andare a riprendere il fuggitivo, Visconti ha passato anche l’ultima prova, quella da passista, riuscendo a spingere un rapportone negli ultimi cinque chilometri di pianura, chiudendo così con 23” secondi di vantaggio sul gruppo regolato ancora da Ramunas Navardauskas, protagonista al traguardo di una goffa esultanza dimenticando evidentemente l’esistenza di Visconti. A ruota Megzec, l’unico sprinter a tenere le ruote dei migliori, e lo stesso, deluso, Pozzato, al quale va l’ennesimo piazzamento. Nessun problema per Vincenzo Nibali, che ha controllato la corsa scortato dai fidi Kangert ed Agnoli. Ad 1’30” sono arrivati i velocisti, con un Mark Cavendish a battere rabbiosamente i pugni sul manubrio. Si consoli: a batterlo è stata solo la fatica.

Speciale Giro d’Italia