Giro 2013 amaro per Bradley Wiggins

Giro 2013 amaro per Bradley Wiggins

A Treviso la resa di Wiggins – Giro d’Italia, dodicesima tappa

Un inglese sugli altari, ed uno nella polvere. Il cliché della 12esima tappa è sempre lo stesso: le volate, al Giro e non solo, hanno un solo padrone, Mark Cavendish, mentre quello tra la corsa rosa e Bradley Wiggins è un matrimonio che, almeno per quest’anno, non s’ha da farsi. La frazione con arrivo nel circuito cittadino di Treviso infatti ha segnato la resa definitiva del grande favorito della vigilia: quello del vincitore del Tour 2012 è un vero calvario, che l’ha portato a staccarsi ancora una volta in discesa, dopo la facile ascesa di Ca’ del Poggio, resa infida dalla pioggia battente (che ha portato alla neutralizzazione dei tempi da parte della Giuria negli ultimi tre chilometri), ma Wiggins non è riuscito a recuperare neppure nel tratto in pianura, vedendo anzi dilatarsi a 3’17” il ritardo dal gruppo, un distacco che si somma ai 2’05” già accumulati nei primi dieci giorni di corsa.

L’inglese verso il ritiro?

Insomma una resa in piena regola, determinata da guai fisici (raffreddore, acuito dal maltempo, ed una condizione generale disastrosa) ma pure dalla ridotta adattabilità mostrata dall’inglese rispetto al nervoso percorso del Giro, ben diverso da quello del Tour. Possibile, anzi probabile, un ritiro, ma in ogni caso l’uomo di classifica in casa Sky è diventato Rigoberto Uran, che non a caso non è stato fermato, a differenza degli altri luogotenenti di Wiggins, da Cataldo a Henao, per scortare il capitano: ma il colombiano, che a Pescara perse oltre un minuto proprio per aspettare Wiggins, molto difficilmente riuscirà a scalzare Nibali.

La potenza di Cannonball

Il successo di tappa nell’acquitrino di Treviso va invece ancora una volta a Mark Cavendish che fa sua la terza volata di gruppo su tre, ottenendo la 100esima vittoria in carriera. Il velocista dell’Isola di Man ha sfruttato alla perfezione il lavoro dei compagni dell’Omega Pharma-Quick Step, che gli ha permesso di entrare in scena solo negli ultimi ottanta metri, nei quali ha sprigionato la sua disarmante potenza liberandosi con facilità dei concorrenti: al secondo posto è finito ancora Nacer Bouhanni della Français Des Jeux, anche se il francese è stato poi declassato dalla giuria per aver spinto nel rettilineo finale Sacha Modolo, rimasto così tagliato fuori dal gruppo. Scala quindi al secondo posto il giovane sloveno Majek.

Lunga fuga ripresa sul traguardo

La tappa, partita in leggero ritardo a causa di un problema tecnico subito dal pullman dell’Astana, ha vissuto su una lunghissima fuga di cinque corridori: Bert De Backer (Argos Shimano), Maurits Lammertink (Vacansoleil) ma anche Fabio Felline (Androni), tra i costanti protagonisti delle fughe, così come Makim Belkov (Katusha), vincitore della tappa di Firenze. A questi si è poi unito Marco Marcato, e tutti insieme i fuggitivi hanno scollinato prima Ca’ del Poggio poi Montello (Belkov primo al Gpm) con oltre tre minuti di vantaggio, assottigliatisi però sempre più grazie al lavoro delle squadre dei velocisti fino al ricongiungimento avvenuto a tre chilometri dal traguardo. Poi c’è stato spazio solo per i due volti dell’Inghilterra a pedali.

Speciale Giro d’Italia