Giro finito per Bradley Wiggins

Giro finito per Bradley Wiggins

La 101esima perla di Cannoball – Giro 2013, tredicesima tappa

Il poker e poi, chissà, l’arrivederci. Mark Cavendish allunga la festa e dopo aver festeggiato la 100esima vittoria da professionista a Treviso sotto un autentico diluvio si conferma il più forte del gruppo in volata pure sotto il sole di Cherasco: successo numero quattro in quest’edizione, numero sedici complessivo al Giro per Cannonball, dall’alto di un profondo feeling che lo lega all’Italia, che è pure il suo paese di residenza, e primato nella classifica a punti rafforzato. Primato, e conseguente maglia rossa, che però potrebbero durare poco visto che ora vengono le montagne, terreno indigesto per l’inglese chiamato a non disperdere la condizione in vista del Tour de France. Da qui l’idea del ritiro, da valutare entro domenica.

Wiggins ed Hejsedal: ciao Giro

Quello di Cavendish potrebbe essere il terzo ritiro eccellente dopo quelli, comunque nell’aria, avvenuti prima del via della 13esima frazione: da Busseto infatti non sono partiti né Ryder Hesjedal, vincitore 2012 ma già da tempo fuori classifica, che soprattutto Bradley Wiggins, che ha deciso di porre fine al proprio calvario. Una decisione in realtà imposta dallo staff medico del Team Sky dopo la constatazione che “l’infezione al torace di Wiggins è peggiorata nel corso della notte: e la salute del corridore è ciò che ci interessa di più”. Finisce quindi ingloriosamente il sogno rosa del trionfatore del Tour 2012, vittima sì della sfortuna ma comunque bocciato all’esame del percorso del Giro. Sarà, forse, per il 2014.

A Cherasco non c’è storia

Ed a proposito di ritiri, ma tornando a Cavendish, due degli avversari più temibili per le volate, Degenkolb e Bouhanni, hanno già alzato bandiera bianca per sopraggiunti problemi fisici: il francese in particolare si è detto “sopraffatto dalla stanchezza”, prodotta in gran parte dal vano tentativo di contrastare Re Mark allo sprint. Ma la superiorità schiacciante rispetto alla concorrenza è confermata dalle modalità cui Cavendish ha centrato il poker: volata infatti completamente diversa rispetto a quella di Treviso, per le condizioni climatiche ma pure per quel finale in leggera salita, non tale comunque da impedire alla potenza di Mark di sprigionarsi negli ultimi trecento metri nei quali, tuttavia, questa volta non ha potuto contare sul lavoro del treno dell’Omega-Quick Step, spezzato dalle altre squadre dei velocisti che hanno però finito per fare autogol. Su tutti la Cannondale di Elia Viviani e la Radioshack di Giacomo Nizzolo, che hanno preso troppo vento con Dell’Antonia e con lo stesso Nizzolo, lasciando scoperto il proprio sprinter nel rettilineo finale: così Viviani ha chiuso solo quinto, preceduto da Nizzolo, dal sempre più convincente sloveno Luka Megzec e dall’altro inglese Brett Lancaster.

Fuggitivi stoppati nel finale

L’ennesima volata di Cavendish è arrivata al termine di una tappa priva di scossoni, ma caratterizzata da tanti tentativi da lontano, il più significativo compiuto da un gruppetto di sette attaccanti, tra cui Lastras, Bak ed Hondo, l’ultimo comprendente cinque corridori tra cui gli italiani Giampaolo Caruso ed Oscar Gatto, quest’ultimo tra i più combattivi nel cercare la vittoria in un percorso particolarmente adatto alle sue caratteristiche. Ma la forza del gruppo ha permesso di tenere la situazione sotto controllo per quasi tutta la durata della tappa, così gli attaccanti si sono arresi seppur solo a cinque chilometri dalla fine: l’ultimo a farlo è stato Caruso, che ha preseguito da solo fino ai -2 prima di essere inglobato dal gruppo. Non cambia nulla in classifica generale, con Nibali sempre in rosa con 41” su Evans e 2’04” su Uran alla vigilia dei due tapponi alpini che potrebbero chiudere con largo anticipo la lotta per la vittoria finale, almeno se Nibali confermerà lo stato di forma delle prime due settimane. D’altronde ora lo scenario dei rivali, con Evans proiettato sul Tour, non sembra particolarmente temibile.

Speciale Giro d’Italia