Fusion Man


Con il corpo che sfreccia ad oltre 300 km/h spacca l’aria in due come un jet, mentre dietro si lascia la scia tipica degli aerei. Sposta la mano di un centimetro e sfrecciando cambia direzione. Diventa una entità sola con il vento che avvolge la sua tuta, e in un battito di ciglia è sopra le alpi. Con una cabrata fulminea si impenna in volo e poi scende in picchiata, ma non è un falco né un aereo e nemmeno l’ormai settantenne Superman, è Yves Rossy, un uomo in carne ed ossa, ed ali, attaccate alla sua tuta ignifuga simile a quella dei piloti di auto da corsa, che lo protegge dai gas di scarico incandescenti sparati dai quattro piccoli jet applicati sotto le ali.

Svizzero, 182 cm x 74 kg di peso, nel suo curriculum otto anni come pilota di caccia, attualmente comandante di Airbus per Swiss Airlines, ma al suo attivo una caterva di imprese estreme, un migliaio di lanci con il paracadute, tuffi da mongolfiere in volo, attraversamento di laghi con ali gonfiabili sulle spalle, skysurf, snowboard, passeggiate sulle ali di aeroplani in volo ed altro ancora.

A differenza dei “normali” paracadutisti lui non si limita a precipitare, ma riesce a “volare” anche se i maligni sostengono che non è un vero e proprio volo ma di caduta libera frenata dai razzi, ma dai filmati è evidente che Yves è in grado di sterzare e salire di quota mentre compie le sue acrobazie.

Lo scorso 14 Maggio ha indossato la sua tuta bianca ed il casco, sulla schiena le ali pieghevoli, rigide, di due metri e mezzo dotate di quattro jet ed è saltato da un monomotore Pilatus Porter a 2348 metri di quota. A questo punto, accesi i propulsori, ha superato i 300 km/h volando tra le alpi sulla valle del Rodano, tra looping e tonneau fulminei. Dopo circa 7 minuti e mezzo, finite le acrobazie (ed il carburante!) l’atterraggio con il paracadute.

Durante il collaudo sono stati tanti i momenti in cui la situazione ha rischiato di sfuggirgli di mano. La vera sicurezza, dice Rossy, consiste nell’altitudine, per quanto sembri un controsenso, più sei in alto, più tempo hai per reagire, per trovare una soluzione e salvarti la pelle, eventualmente grazie all’ancora di salvezza, la maniglia gialla del paracadute (c’è anche un sistema automatico che apre il paracadute in caso di svenimento del pilota).

Anche se lui sostiene che manovrare il suo apparato non è faticoso, anzi è facile e bello come stare in sella ad una moto, lassù, a quella velocità ogni piccolo movimento può determinare un problema, sbilanciare il corpo e quindi l’assetto di volo, facendo perdere il controllo. La cosa più difficile secondo Yves è trovare e conservare la concentrazione necessaria per mantenere il corpo rilassato, “se ti irrigidisci inizi ad ondeggiare da una parte all’altra”.

La prossima impresa sarà l’attraversamento del canale della Manica, 35 km che separano la gran Bretagna dalla Francia. Per allenarsi si eserciterà volando dalla cima di una mongolfiera, intanto pensa già di sfrecciare tra le pareti del Grand Canyon.

Il suo nome “d’arte” è Fusion Man ed il sito www.fusionman.ch documenta le sue imprese.
Il suo “zaino-jet” al momento è un prototipo unico, costato sino ad ora oltre 200.000 euro, ma Rossy è convinto di avere aperto una nuova strada e che la sua invenzione aprirà la strada ad un nuovo modo di volare, disponibile al pubblico, presto o tardi.

Video Fusion Man in volo