Felicità, il contagio è possibile


La felicità potrebbe essere contagiata proprio come un virus. Lo dimostrerebbe un recente studio condotto da Nicholas Christakis, della Medical School di Harvard e James Fowler, dell’Università della California di San Diego.

Le ricerche, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal, sono state effettuate su un campione composto da 5124 adulti americani di 21-70 anni, selezionati e seguiti tra il 1971 e il 2003 tenendo presenti fattori fondamentali come le relazioni in ambito familiare, personale e lavorativo.

Come lo studio ha dimostrato, la felicità provata da una persona si trasmette anche a quelle che la circondano, propagandosi fino alla distanza di un miglio e distribuendosi su tre gradi successivi di connessione nella rete sociale.

Il fattore distanza è fondamentale: minore la distanza, più alta è la probabilità della trasmissione di felicità. La relazione di proporzionalità inversa tra i due fattori, felicità e contagio, è misurabile secondo gli studiosi in percentuale: meno di 1 km di distanza determinerebbe il 42% di probabile trasmissione, mentre alla distanza di meno 3 km corrisponderebbe una probabilità del 22%.

Curioso anche il dato relativo alla durata della “malattia”, che puo’ arrivare fino a un anno.

Tutto questo meccanismo si innescherebbe solo nell’ambito di reti di legami di amicizia, basati su sentimenti, o comunque caratterizzati da una certa qualità delle interazioni.

Uno dei fattori ritenuti all’origine del processo di contagio della felicità sarebbe rappresentato dai neuroni specchio, di cui parlò per la prima volta nel 1996 Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma. Si tratterebbe di i cellule nervose della corteccia ventrale premotoria responsabili dell’apprendimento dei movimenti per imitazione e della capacità di provare empatia nei confronti degli altri.

 

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http://sauvage.altervista.org

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