Crollo

Due finali perse, ed in maniere opposte. Il rapporto dell’Italia con gli Europei continua ad essere tormentato, ma qualcosa è cambiato. Dodici anni fa di questi tempi si stava per assistere all’orgogliosa conferenza stampa del c.t. Dino Zoff che rassegnava le dimissioni in quanto non disposto a “farsi offendere dal primo ministro”. Tutti ricorderanno i duri attacchi di Silvio Berlusconi che non perdonò agli azzurri di aver sprecato il vantaggio contro la Francia capace di pareggiare al 90’ e di trionfare al Golden Gol. Oggi come allora gli azzurri hanno sbattuto contro un ciclo apparentemente insuperabile: la Francia di Zidane, reduce dal trionfo al Mondiale casalingo, oggi una Spagna certamente più forte e meno arginabile. Ma questo rimane l’unico punto di contatto perché se allora la finale fu conquistata con tanto cuore ma ancor più fortuna (si pensi alla stoica resistenza contro l’Olanda in semifinale…) oggi Prandelli ha provato a seminare qualcosa di nuovo, un modo di fare calcio che si credeva impossibile per la Nazionale italiana. Ma è meglio perdere così o al golden gol? Il dibattito è aperto e anima le discussioni degli italiani nei bar: si sa, tutti discutono di calcio ed in fondo spostare i termini della discussione aiuta a dimenticare l’umiliazione. Perché di questo si è trattato e non sono pochi quelli che sostengono che difendendosi ad oltranza si sarebbe quantomeno limitato il passivo, innervosendo la Spagna come fatto dal Portogallo.

Lacrime

Ma rinunciare a giocare non fa parte della mentalità di questo gruppo, quindi cadere così ed anche crollare è assai preferibile che speculare. Questo il pensiero dominante nei minuti successivi al tracollo, che certo resterà come una macchia indelebile nella carriera dei giocatori azzurri, esperti e giovani che siano. In tanti hanno pianto, forse i più insospettabili: ha ceduto anche Pirlo, più per il mancato Pallone d’oro per il fatto che l’Europeo rimarrà forse l’unico trofeo a mancargli in bacheca, ma hanno ceduto alle lacrime soprattutto Leo Bonucci e Mario Balotelli. E questa sì che è una sorpresa: gli spacconi del gruppo, due giovani uomini che sembravano non dover chiedere mai, capaci com’erano di farsi scivolare addosso critiche e delusioni. Ed invece erano proprio loro i più inconsolabili: ma se Super Mario ha evitato le telecamere, Bonucci ha poi trovato la forza di parlare. “Perdere contro la Spagna ci sta, ma così fa veramente male” dice il centrale della Juve, parole poi bissate da Montolivo, parso il più deluso tra gli azzurri. “Certo, così non ci diranno più che siamo catenacciari” chiosa Bonucci. Una consolazione condivisa da Chiellini che sposta il mirino sul piano fisico: “Il mio infortunio e quello di Thiago, appena cinque minuti dopo essere entrato, spiegano che abbiamo affrontato la finale senza più benzina in corpo. Dispiace molto che sia finita così, ma loro erano troppo forti e noi troppo stanchi”.

Orgoglio

chi non ha pianto spiccano Buffon e Prandelli. La coppia che, a fine primo tempo, ha confabulato alla ricerca di qualche espediente per arginare la Furia Rossa. Quel dialogo non sarà piaciuto ai detrattori del c.t., accusato di essere troppo collegiale nelle scelte. Ma dai due leader del clan azzurro arrivano parole di orgoglio e dignità. “Sconfitte come queste le assorbi prima perché capisci che di fronte avevi un avversario di un altro pianeta. Dispiace perdere così ma c’era poco da fare e rimane l’orgoglio per una bella cavalcata che, speriamo, basti a riaccendere l’entusiasmo attorno alla Nazionale non solo durante le grandi manifestazioni” dice il capitano, alla seconda finale persa della carriera dopo la Champions 2003. Concetto ripreso da Prandelli, che allarga le braccia: “Che dire? Ci sono stati superiori sul piano tattico e fisico, dispiace che sia finita in questo modo ma non dobbiamo recriminare nulla. Eravamo troppo stanchi e gli infortuni hanno fatto il resto. Il progetto riparte con entusiasmo, rimango qui e sono contento di farlo. Ma serviranno più dialogo e collaborazione”. Concetti rafforzati nella conferenza del lunedì: “L’Italia è un paese vecchio, serve un cambio di mentalità. Dobbiamo essere orgogliosi di questa squadra” ha detto il c.t., prima del solito attacco ai media: “Sono stato benissimo in questo Europeo perchè non ho mai letto i giornali ed ascoltato le trasmissioni“: piccole ed inutili frecciate e la ricerca di qualche alibi peraltro troppo debole. La differenza non la fa uno stage, ma la qualità e la tecnica.

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