Potrà sembrare inverosimile ma oggi in Italia si perde la vita di più sul lavoro o sulle strade che non per fatti criminali. I dati Inail riferiti alla “morti bianche” infatti, parlano chiaro; il nostro paese detiene il triste primato del maggior numero di morti sul lavoro. E questo “primato” ci vede purtroppo in netto vantaggio di circa il 50% sui francesi e del 30% su spagnoli e tedeschi. Nel 2007 i morti sul lavoro in Italia sono stati 1170, di cui circa la metà in infortuni “stradali”, ovvero nel tragitto casa-lavoro-casa oppure mentre lavoravano sulle strade.

L’ennesimo allarme è stato lanciato lo scorso luglio dal Censis. Secondo questo importante centro studi italiano, “il luogo di lavoro e la strada mancano di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini”. In realtà i casi mortali denunciati all’Inail nel 2007 sono diminuiti del 12,8% rispetto all’anno precedente, e gli infortuni si sono ridotti dell’1,7%. Fortunatamente quindi, c’è anche qualche segnale positivo. Grazie anche ai costanti appelli del presidente della Repubblica, qualcosa è stato fatto, non solo detto, sul fenomeno.

Qualcosa, ma non abbastanza. Basti pensare che oggi, tre lavoratori potrebbero essere morti sul posto di lavoro, o nel tragitto casa-lavoro, questa infatti è la media giornaliera nazionale. Nonostante questo il problema continua ad essere sottovalutato, o meglio ignorato, in nome soprattutto in nome del profitto, anche a livello mediatico. Le prime pagine ed i grandi servizi si sprecano sui casi eclatanti, per poi scomparire fino al caso successivo, e concentrarsi maggiormente sui casi di criminalità. Forse perché si è portati a pensare che perdere la vita in un incidente stradale o sul lavoro sia solamente una fatalità.

Già la fatalità, sempre in agguato, come l’imponderabile, proprio per questo è impossibile pensare che le morti bianche potranno essere ridotte a zero, ma cercare di avvicinarvisi è doveroso per tutti, anche e soprattutto per gli stessi lavoratori che troppo spesso, accettando per necessità condizioni di lavoro senza garanzie di sicurezza, omettono loro stessi l’utilizzo di quelle elementari.

In ogni caso, nonostante si inizi ad intravedere un trend positivo, anche per effetto della lotta al lavoro nero, alla precarietà e alle norme contenute nel Testo Unico su “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” voluto dal Governo Prodi, siamo lontani dagli obiettivi di abbattimento del rischio stabiliti dall’Europa. Lo sa bene Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 (www.articolo21.info), che ha lanciato una nuova iniziativa di sensibilizzazione, la “carovana per il lavoro sicuro”. E’ partita da Venezia venerdì 5 settembre, dalla 65a Biennale del Cinema.

L’obiettivo è quello di collegare, idealmente, i luoghi segnati da eventi tragici, Fossano, Molfetta, Marghera, Torino, con eventi, dibattiti, manifestazioni ed incontri di vario genere. Tantissimi gli artisti italiani che hanno aderito all’iniziativa. Solo per citarne alcuni: Claudia Mori, Adriano Celentano, Mariella Nava, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia.

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