morti bianche


Calo record delle morti bianche, scese ai livelli di 60anni fa, ai minimi storici del dopoguerra ed inferiori a paesi come Francia e Spagna, ma non bisogna abbassare la guardia.

Dal 1951 ad oggi le morti sul posto di lavoro sono scese sotto i 1200 casi all’anno, con una diminuzione del 7,2% nel 2008 rispetto al 2007. I dati riportati sul rapporto annuale Inail indica anche che oltre il 61% degli infortuni è concentrato al Nord: in particolare Lombardia (150mila casi), Emilia Romagna (124mila casi) e Veneto (104mila casi) assommano oltre il 43% del denunciato nel Paese. L’Umbria si conferma al primo posto per indice di frequenza infortunistica, seguita da Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

In aumento tra le vittime gli stranieri (44 infortuni denunciati ogni 1.000 occupati contro 39), spesso ingaggiati da piccole imprese che non rispettano le norme di sicurezza.

 

Delle morti bianche fanno parte anche gli incidenti che avvengono nel tragitto da, e per, recarsi al lavoro. Gli incidenti stradali mortali sono in aumento (54% nel 2008), se ne contano 611, di cui 276 sul tragitto e 335 sulla strada ad operatori impiegati in questo settore. A questo proposito il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli precisa che “L’Italia non ha la maglia nera degli incidenti, come molti vorrebbero far credere, è la strada la principale causa di morte per i lavoratori, dove si verifica oltre la metà delle morti bianche”.

Per contrastare gli incidenti sul lavoro il ministre del Welfare Maurizio Sacconi propone una patente a punti per le imprese, a cominciare dal settore dell’edilizia. «Possiamo partire – ha spiegato Maurizio Sacconi – laddove ci sono maggiori forme di concorrenza sleale, lavoro nero e attività sommerse, ma che sono anche meno sicure. Si potrà perdere, una volta esauriti i punti, l’abilitazione al lavoro, che andrebbe riacquistata attraverso un percorso di riabilitazione».

Sul settore dell’infortunistica lavorativa vanno cercati deterrenti per ridurre i rischi al minimo, anche se al primo posto rimane il buon senso di tutti, troppo spesso calpestato dall’interesse economico. Nel 2008 gli incidenti mortali sono stati 1.120 (-7,2% ) rispetto 2007, aumentano nel settore agricolo (+15,2%) ma si abbattono nell’industria (-9,3%) e nei servizi (-9,4%). In sette anni, dal 2001 al 2008 i casi mortali sono diminuiti del 28%. Quelli avvenuti in occasione di lavoro sono – 32,5% e quelli in itinere del 6,8%.

I settori più rischiosi sono la lavorazione dei metalli, l’agricoltura, la lavorazione dei materiali per l’edilizia, le costruzioni, l’estrazione di minerali. Capitolo a parte quello degli infortuni sul lavoro. Anche qui le denunce nel 2008 sono diminuite del 4% rispetto all’anno prima (874.940). Impennata anche per le malattie professionali . Nel 2008 sono state 29.704 le denunce all’Inail (+7,4% dal 2007; +11% in due anni) e le patologie più diffuse si confermano l’ipoacusia e la sordità.

Infortuni 2006 confronto Ue: l’indice dell’Italia è più favorevole rispetto a quello dell’Euro-Area. Per quanto riguarda i casi mortali, l’indice dell’Italia si attesta su un valore poco superiore a quello dell’Euro-Area, ma comunque inferiore a quelli di Paesi come Spagna e Francia.

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