Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il decreto legge relativo alle misure urgenti in materia di sicurezza e contrasto alla violenza sessuale. Lo ha confermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, affermando che il provvedimento è passato all’unanimità e ci sono state delle modifiche al testo originario. Il decreto è composto da 13 articoli.

Ergastolo per gli omicidi legati a reati di violenza sessuale, carcere obbligatorio per reati di immigrazione ed espulsioni «senza se e senza ma», accoglienza a chi chiede asilo, minori e perseguitati, assistenza legale gratuita per chi subisce violenze, ronde cittadine non armate,centri anti-violenza (proposti dal ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna), norme contro lo stalking (termine inglese che significa perseguitare)

Stalking indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola e causando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.

Le ronde saranno sotto il controllo del prefetto, saranno formate da cittadini ed «ex agenti di polizia, carabinieri e forze armate», che avranno un ruolo prevalente. «I volontari della sicurezza», li ha definiti il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Verona le ha già varate e ne fanno parte anche molti immigrati regolari.

2500 assunzioni nelle forze dell’ordine entro la fine di marzo per «il controllo straordinario del territorio», finanziate dalle risorse oggetto di confisca versate nel bilancio dello Stato, e via libera ai comuni per aiuti e realizzazione di sistemi di video sorveglianza.

Tolti i benefici della Gozzini ai condannati: niente permessi premio, né assegnazione al lavoro esterno o misure alternative alla detenzione, aggravanti contro gli autori di violenza sessuale di gruppo, nei confronti di minori (il limite d’età della vittima prima del quale scatta l’aggravante viene portato da 14 a 16 anni) e se a stuprare è un parente o un insegnante (la maggior parte degli stupri avviene in ambiente famigliare).

Estensione a 6 mesi della permanenza nei Cie. Portati da 2 a 6 mesi i tempi di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione. Con l’estensione tempo di permanenza nei Cie, ha sottolineato il ministro Maroni, «potremo garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei Centri per immigrati, in particolari quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa».

«Ancora una volta il governo ha saputo rispondere con immediatezza alle esigenze di sicurezza dei cittadini -dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri – Il decreto approvato oggi rende giustizia alle tante vittime, le tutela impedendo finalmente scarcerazioni facili. E’ una risposta chiara a quanti hanno minimizzato il comportamento di persone violente che vivono illegalmente nel nostro paese. Mano dura, per far vincere il diritto e lo Stato».

“Dobbiamo mantenere la lucidità e serenità per respingere l’odiosa associazione mentale tra criminalità e immigrazione” dice il presidente della camera Fini, mettendo in guardia dal collegamento “che può diffondersi a macchia d’olio e che, se combinato alla crisi può creare un mix di carattere esplosivo”. Aggiunge che “l’unica alternativa all’integrazione è la sconfitta, l’incapacità della società italiana a guidare un processo. Bisogna abituarsi all’idea di immigrazione non di colui che viene a lavorare in Italia ma di nuclei familiari”. Senza l’integrazione “danneggiati non sarebbero solo gli immigrati ma anche gli italiani, per i loro valori e i loro tenori di vita. L’alternativa all’integrazione è l’aumento delle fobie, delle paure, delle intolleranze, di una regressione civile di cui l’Italia deve temere le conseguenze e che le istituzioni devono contrastare”.

Forse si dimentica (volutamente?) di dire che l’aumento delle fobie è determinato dalla percezione di mancanza di sicurezza dei cittadini, che gli xenofobi a prescindere sono minoranze, mentre in molti cittadini italiani negli ultimi anni è aumentata l’insofferenza, a causa dell’impunità di cui ha “goduto” chi si è macchiato di crimini, italiano o straniero che sia.

Deliberato decreto sicurezza


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