Cybercondria, autodiagnosi on-line

Cybercondria, autodiagnosi on-line

Quindici milioni di italiani invece di rivolgersi al medico cercano informazioni riguardo ai propri disturbi navigando su internet. E’ quanto emerge dagli studi del Censis, presentati da Carla Collicelli al festival della salute di Viareggio. Dallo stesso studio emerge che molti italiani si rivolgono ad un dottore anche quando accusano un malessere non grave (+ 0,5% rispetto al 1999).

Quante volte vi è capitato avvertendo un dolore, magari un semplice ma persistente mal di testa o una contrazione frequente dei muscoli del corpo, di pensare “che cosa potrebbe essere?”. Piccoli, apparentemente innocui fastidi per i quali non vale la pena di recarsi dal medico o scocciarlo con una telefonata. Molto meglio (si crede) e molto più rapido, andare su Google o un altro motore di ricerca e digitare “contrazione muscolare” per farsi da soli un’idea di cosa abbiamo.

E’ facile, rapido, immediato ma purtroppo anche fuorviante. Nella maggior parte dei casi infatti, si rischia di uscire dalla navigazione on line realmente terrorizzati e con l’idea di avere una brutta malattia. E’ proprio quello che può capitare se digitiamo appunto “contrazione muscolare”. Può uscir fuori di tutto: dalla malattia di Creutzeldt-Jakob, una malattia incurabile che colpisce il cervello, alla sclerosi amiotrofica laterale. Insomma, potremmo davvero spaventarci.

Allora, magari, ci convinciamo che è meglio andare dal medico, salvo poi restarne delusi perchè dopo averci visitati, ci spiega che non è nulla di grave e ci “liquida” con un antifiammatorio o una pomata e tutto finisce lì. Invece no, perchè noi a questo punto non ci fidiamo di questa banalizzazione e torniamo a navigare, magari in un forum per confessare – forse con un nickname – che siamo terrorizzati e abbiamo paura di avere chissà cosa.

La caratteristica principale degli ipocondriaci è proprio quella di correre a informarsi sulle possibili cause di un certo sintomo – spesso banale e spiegabile rivedendo la propria giornata o il proprio stile di vita – alla sua prima comparsa e di scegliere tra le tante, sempre l’opzione peggiore. Non solo, l’ipocondriaco è in generale affamato di notizie mediche e gli basta sentire un amico a cui è stata diagnosticata una patologia importante per riconoscersi nella descrizione e dire di averla.

Solo che se girando in internet ieri vi siete imbattuti nella cybercondria e ve la siete diagnosticata probabilmente stavolta avete ragione! Niente paura, saperlo è già un buon modo per soffrirne di meno e poi non è niente che non sia già più che noto ai medici!

L’ipocondria è una tendenza naturale dell’uomo a saltare sempre alle conclusioni peggiori da alcuni portata all’eccesso. È sempre esistita, ma sono cambiati i mezzi di informazione di cui gli ipocondriaci dispongono per cercare informazioni di carattere medico. Dalle conoscenze dei saggi tramandate per via orale ai libri, e infine le riviste.

La fortuna, o sfortuna, dipende dai punti di vista, degli ipocondriaci di oggi è che c’è internet, un oceano di informazioni da cui attingere tutto il sapere medico. Lo sa bene chi internet l’ha inventato e infatti le novità sulla cybercondria vengono da un’indagine realizzata da Microsoft Research. Secondo i ricercatori il 2 per cento delle ricerche effettuate su Internet riguarda la salute ed è stato proprio monitorando il comportamento di 515 utenti che hanno scoperto che la stragrande maggioranza delle persone tende a mettere in cima alla propria “classifica” di risultati di ricerca quelli che correlano i suoi sintomi alla patologia più grave, e in fondo quelli invece più ragionevoli, e quindi statisticamente più probabili.

L’aspetto più interessante della ricerca è che avendo dimostrato anche la persistenza di sintomi ansiosi post-ricerca su Internet capaci molto spesso di ripercuotersi negativamente sulla vita professionale e familiare dei soggetti interessati, i ricercatori hanno concluso che “il Web ora deve evolversi per fornire ai navigatori informazioni più precise, magari “adattando” i risultati delle ricerche in modo da non incoraggiare le loro tendenze ipocondriache“.