No, il titolo non è riferito alla sentenza, ma a tutto ciò che è accaduto e sta accadendo attorno a questo tragico evento.
Probabilmente si è già  scritto, detto e visto di tutto e di più, o forse ancora no?
Non ho certo la competenza per aggiungere qualcosa, ma come tanti voglio dire la mia, che forse è un’idea condivisa da tante altre persone.
La prima cosa che non riesco a capire è come sia possibile arrivare ad una sentenza sulla base di prove che, a quanto pare, inconfutabili non sono.
Anche se mezza italia sembra essere dell’idea che l’unica colpevole possibile si Annamaria Franzoni, non sono servite indagini, periti, rilievi e prelievi perché siamo ancora qui a discuterne. A cosa è servito tornare nella casa più e più volte pensando o raccontando ogni volta di avere trovato o di poter trovare qualche cosa di più interessante o più convincente della volta precedente? Un’altra cosa che non comprendo è perché, se i periti sono tutti professionisti non siano mai d’accordo tra loro; capisco che ciascuno faccia il proprio interesse (che in ogni caso da qualunque parte si stia dovrebbe essere quello di verità  e giustizia…) ma un dato di fatto è un dato di fatto, e se le prove non lo sono, in assenza do una confessione è lecito mettere una persona in carcere? La presenza di un seppur minimo ragionevole dubbio non dovrebbe evitare questo?
Io non voglio essere irriverente verso questa tragedia, men che meno verso il piccolo Samuele, ma qui si sta rasentando il ridicolo, non certo del fatto in sé, ma di come la vicenda è stata gestita e in certi momenti sembrerebbe quasi orchestrata.
Questo dipende in parte dagli atteggiamenti e dalla personalità  della Franzoni, che a momenti sembra una mamma disperata, a momenti una fredda e lucida Mata Ari.
Ed ora con uno splendido colpo di teatro spunta il neurochirurgo Giovanni Migliaccio, specialista in neurochirurgia e consulente del tribunale di Milano a smentire tutti, a dirsi fortemente convinto che la morte del piccolo sia sopravvenuta per cause naturali. Questo signore dà  praticamente degli incompetenti ad inquisitori e periti, citando una serie di fatti tra i quali il mostro di Firenze, Garlasco, Simonetta Cesaroni ed addirittura Enzo Tortora come esempi di “malagiustizia”.
Io credo che in tutto questo le cose allucinanti siano la tragedia di per sé, la perdita di una piccola vita che sia stata per cause naturali oppure no, la tragedia di questa famiglia e dei figli della Franzoni per quello a cui devono assistere, ma anche la morbosità  del “pubblico”, non la curiosià  fine a se stessa ma la necessità  di assistere a colpi di scena, di avere il mostro da sbattere in prima pagina, i dettagli materiali, quasi che molti trovassero piacere nelle tragedie.

Vorrei chiudere con il testo apparso su affaritaliani qualche giorno fa perché è davvero ora che Samuele riposi in pace e che la giustizia faccia il suo corso senza teatranti perché gli attori spesso loro malgrado, li fornisce la vita, tutti i giorni.

Caro Samuele, ora devi riposare in pace
Giovedà­ 22.05.2008 08:54
Caro Samuele,
forse, forse, è finita la tua lunga agonia.
Sei morto apparentemente il 30 gennaio del 2002. Ma quel momento terribile, al quale nessuno ha assistito, tranne l’assassino, è stato l’inizio di un dramma, di uno psicodramma. Ora tua mamma dovrà  scontare una pena lunga, in carcere, sedici anni. Lei continua a dirsi innocente e tu, povero Samuele, sei l’unico a sapere esattamente come sono andate le cose.

I giudici non hanno dubbi, anche se le prove, come spesso succede nel nostro Paese, non sono così evidenti come tutti vorrebbero. Ma oggi ti scrivo non per giudicare tua madre, che dentro di sé, forse, sa la verità . Ti scrivo perché il tuo nome, in questi anni, è risuonato spesso ma assai di rado si è parlato davvero di te, della tua infanzia rubata, stroncata, del tuo pianto, della tua gioia, della tua innocenza.

Per me è davvero difficile immaginare che una persona estranea alla famiglia, in un paesino come Cogne, possa aver desiderato la tua morte. Perché? Perché mai? Ma qui mi fermo, sapendo che da questo momento in poi ricomincerà  la saga, il rito televisivo, la ricostruzione delle tante tappe del processo, dei processi.

Io spero che tu non veda e non senta nulla, che almeno tu abbia trovato pace, che la tua morte terrena sia giunta all’improvviso, senza avere il tempo di capire, di sgranare gli occhi per l’incredulità . Che la pace sia con te. Che tutti ti lascino riposare in pace.
franco.bomprezzi@affaritaliani.it

Anna Maria Franzoni