Class action all'Italiana


La class action, azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori introdotta dalla Finanziaria 2008, entrerà  in vigore il prossimo 30 giugno. E’ uno strumento importante per i consumatori che, manco a dirlo, arriva dagli Stati Uniti, patria di risarcimenti milionari. Grazie alla class action, tutti i consumatori o gli utenti che si sentiranno danneggiati dal comportamento di un’impresa o di una società  fornitrice di beni o servizi, potranno fare causa per ottenere un risarcimento. 

A decidere sul diritto al risarcimento sarà  il giudice, mentre la quantificazione avverrà  su proposta dell’impresa oppure, in mancanza di essa, o dell’accettazione da parte dei promotori della class action, in camera di conciliazione. 

Contro le Poste, l’Università , le Ferrovie, la Telecom, le banche, lo Stato… Un esercito di cittadini e un plotone di avvocati si preparano al 30 giugno, quando scatterà  la possibilità  di intentare le cause collettive di consumatori e utenti italiani. Azioni legali tipo ‘Erin Brockovich’ (La sua azione legale contro la Pacific and Gas Company ha ispirato un film), sia pur rivedute all’italiana, che hanno scatenato la voglia di rivalsa in migliaia di persone che si considerano vittime di soprusi e disservizi. 

La data è alle porte, ma le richieste di allungare i tempi e cambiare le norme si moltiplicano: dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, la quale ha sollecitato il governo a “prendersi più tempo sulla class action”.


Centinaia di azioni risarcitorie sono pronte in tutta Italia. Decine e decine di migliaia le adesioni alle class action lanciate in questi mesi. Per sottoscriverle bastava riempire un modulo on line e pagare la tessera di una delle molteplici organizzazioni di consumatori, che hanno visto così un’impennata di nuovi soci. La palma di causa più ‘affollata‘ potrebbe andare a quella di un folto drappello di cittadini di piccoli comuni: 8 mila le mail di adesione giunte al portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli paesi, Virgilio Caivano, alla causa collettiva contro Poste italiane, per i danni provocati dai ritardi nei recapiti.
 

L’avvocato torinese Michele Bonetti guiderà  invece la class action dell’Udu (Unione degli universitari) contro l’ateneo di Torino per l’aumento delle tasse di iscrizione che avrebbe violato il tetto del 20 per cento dei finanziamenti statali. Totale da rimborsare: 6 milioni di euro.


Il presidente di Codacons ha pronte, solo a Roma, 32 cause. Ma sono 150 in tutta Italia gli avvocati Codacons pronti ad avviare piccole e grandi azioni collettive: dai danni per le buche stradali alle lista d’attesa negli ospedali o alle auto diesel vendute dietro promesse di risparmio sul carburante. Persino una contro Confcommercio per l’aumento dei prezzi dall’entrata dell’euro. Ma il vero fiore all’occhiello, al momento, è una class action contro lo Stato da 4 miliardi e 800 milioni, quasi un ‘tesoretto’. Si tratta dei 40 mila euro che spettano, secondo una norma europea, ai 120 mila medici specializzati tra il 1982 e il  1991 e che invece hanno lavorato gratuitamente durante il corso. “Lo Stato ha recepito la direttiva europea in ritardo e ha riconosciuto questo diritto solo agli specializzati a partire dal ’92, dimenticandosi degli altri”.


L’Adoc, annuncia class action contro il caro libri scolastici e le spese non dovute per la spedizione delle fatture Telecom, per un valore, rispettivamente, di 90 e 60 milioni di euro. Lo studio dell’avvocato Marino Bin e associati mette in campo 14 legali per citare, a Torino e Milano, due colossi dell’economia. Per il caro libri la class action contesta l’aumento del 12-15 per cento di tutti i testi scolastici (maggior esborso per le famiglie da 80 a 400 euro), secondo un accordo di ‘cartello’ tra le principali case editrici già  sanzionato dall’Antitrust.
 

A Milano, dove ha sede legale Telecom, la class action potrebbe riguardare 20 milioni di abbonati al fisso che hanno dovuto pagare 30 euro di spese di spedizione per cinque anni.

Ovviamente c’è anche una corsa alla class action più ricca da parte dei rappresentanti.

Su Trenitalia, per i ripetuti ritardi dei treni dei pendolari che fanno perdere ore di lavoro, hanno puntato gli occhi Adoc, Federconsumatori e Adusbef. Per Telecom, oltre alle spese di spedizioni indebite, c’è l’ampio capitolo delle bollette gonfiate per servizi e telefonate all’899. Wind dovrà  invece rispondere dell‘aumento tariffario improvviso da 10 a 12 centesimi: altra class action milionaria.  

Cifre da capogiro quelle evocate da Marco Paccagnella di Federcontribuenti, che da Padova sta per far partire una class action che potrebbe coinvolgere fino a un milione di persone. Tanti quanti sono i ‘truffati’ da telefonate che offrono buoni vacanze gratuite per poi arrivare alla firma (più o meno inconsapevole) su un contratto di ‘time sharing’, cioè l’acquisto di una settimana di vacanza per 50 anni a costi da 18 a 20 mila euro. 
 
Tra gli addetti ai lavori c’è chi pensa che si tratti di una bolla di sapone, un business per avvocati e associazioni. “La legge è troppo macchinosa”, sostiene il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito: “La sentenza di class action fissa solo i criteri di pagamento dei rimborsi, non quantificando nulla. La proposta di rimborso, deve essere fatta dall’azienda. Se questa non risponde, si dà  il via a una conciliazione e poi a un’altra causa civile. C’è il rischio che passino anni”.
 

Dello stesso avviso anche Adiconsum, che non annuncia alcuna class action, ma dichiara di voler continuare con la conciliazione fuori dai tribunali. “La legge oltre al rimborso non prevede la punibilità  dei comportamenti scorretti che quindi continuano”, spiega l’avvocato Antonio Tanza. 

Staremo a vedere se per gli italiani cambierà  veramente qualcosa, ma non speriamoci troppo.

Approfondimenti