pillola del giorno dopo


È diventata il contraccettivo di prima scelta, si trascura sempre più l’utilizzo del preservativo e così alcune infezioni sessualmente trasmesse sono decuplicate.

La pillola del giorno dopo è farmaco utilizzato come metodo di contraccezione d’emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale. Il principio attivo è il progestinico levonorgestrel, una sostanza presente anche in molte pillole contraccettive, impiegata però in un dosaggio 20-30 volte maggiore (750 microgrammi).

L’efficacia della pillola del giorno dopo dipende dalla tempestività con cui viene assunta dopo il rapporto sessuale a rischio. È dimostrato da uno studio dell’OMS su 5000 donne che il levonorgestrel assunto nei cinque giorni che seguono il rapporto a rischio diminuisce le probabilità di gravidanza dal 60% al 90%. In generale, l’assunzione del farmaco entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio garantisce un’efficacia del 95% e scende fino ad annullarsi nelle 72 ore.

In Italia la pillola del giorno dopo può essere venduta solo dietro prescrizione medica con ricetta non ripetibile. Per poter assumere il farmaco è quindi necessario rivolgersi a un medico generico o a un ginecologo.

Le donne che utilizzano la pillola del giorno dopo sono in maggioranza under 20 (il 55 per cento), contro il 45 per cento che riguarda tutte le altre fasce d’età (dai 20 ai 50 anni), a conferma che la pillola è divenuta ormai il contraccettivo scelto dalle giovanissime, lasciate sole (come peraltro i «colleghi maschi») da genitori e scuola sul fronte dell’educazione e della prevenzione.

Sono i dati diffusi dalla sessuologa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia al San Raffaele di Milano. Se la pillola, sta conoscendo un vero boom, con un aumento del 59 % delle vendite dall’immissione in commercio a oggi e un più 23 % in un solo anno, dal 2006 al 2007 (220 mila contro 270 mila) si deve dunque soprattutto alle giovanissime, che «la considerano un contraccettivo comune – sottolinea la Graziottin – dimenticando che un rapporto protetto è tale se protegge non solo dai figli indesiderati, ma anche dalle malattie».

Invece aumentano pericolosamente il numero di malattie sessualmente trasmissibli tra le giovanissime, dal papilloma alla Chlamydia, divenuta ormai una patologia endemica tra under 20.
A questo contribuisce «il drammatico errore storico di aver parlato di contraccezione soprattutto alle femmine in questi anni, trascurando i maschi. A cui bisogna dire con forza che non usando il preservativo si mette a rischio la salute propria e della partner.

A latitare sono soprattutto i genitori: «Solo il 40 per cento delle madri parla di contraccezione con le figlie, ma la qualità del dialogo è molto bassa». Tanto che le giovani parlano di sesso soprattutto con le amiche (il 63,8 per cento), pochissimo con la mamma e niente (proprio così, zero per cento) con il ginecologo, che rischia così di ridursi a mero dispensatore di pillole senza un ruolo forte di supporto e di informazione.

I genitori, secondo la Graziottin, sono insomma «da bocciare in tronco: appena il 5 per cento di loro sa se la figlia under 15 ha rapporti sessuali a rischio, una categoria che invece ormai riguarda ben il 38 per cento delle giovanissime. E solo il 47 per cento dei genitori ritiene il preservativo sicuro (il 52 per cento si fida della pillola), dati molto inferiori alla reale efficacia dei due metodi contraccettivi. E la scuola non è da meno: «Lì o non si parla di contraccezione o se ne parla male, inculcando pregiudizi sulla pillola (fa venire il cancro, fa aumentare di peso) che rovinano anni di messaggi positivi».

Approfondimenti