Bodypainting


Una delle mode estive sembra essere il bodypainting, una pratica che in Italia forse non raccoglie ancora grandi consensi, ma si sa che dopo america e paesi europei più trasgressivi e anticonformisti noi spesso seguiamo a ruota.
Ricostruendo la storia del bodypainting nei secoli si vede come spesso sia stato utilizzato, con il tatuaggio ed altre modificazioni corporee per i più svariati motivi: cerimoniali, intimidatori, sacerdotali, estetici e sessuali.

Gli aborigeni australiani, probabilmente il popolo più antico sopravvissuto fino ad oggi, già  nel 60.000 a.c. dipingevano il corpo, si procuravano cicatrici, incidevano la parte inferiore del pene ed allungavano le labbra vaginali.

Nel 30.000 a.c. l’uomo primitivo decora il proprio corpo per protezione, allo scopo di mimetizzarsi e incutere nel nemico, animale o uomo che sia.

15-10.000 a.c
. figure mascherate delle incisioni rupestri in Dordogna (Francia) mostrano segni di bodypainting, probabilmente tatuaggi.

4.200 a.c. le mummie di due donne nubiane mostrano una serie di linee e tatuaggi sull’addome.

2.000 a.c. sulla mummia di una sacerdotessa egiziana della dea Hator, dell’undicesima Dinastia, sono visibili dei tatuaggi.

Nel 250 a.C. antichi testi cinesi e coreani affermano che i giapponesi erano soliti tatuarsi tutto il corpo.

In Giappone nel 550 d.c. gli appartenenti alle classi inferiori (macellai, boia, persone del circo e altri) si distinguono per i tatuaggi sulle braccia. Sempre in Giappone nel 720 d.c. si ricorre a tatuaggi sul viso (per esempio scrivendo indelebilmente la parola “traditore”) per marchiare i delinquenti; gli aristocratici, invece, si fanno praticare piccolissimi tatuaggi intorno agli occhi.

1.870 – In Giappone i tatuaggi vengono messi al bando dall’imperatore Meiji; questo divieto è rimasto in vigore fino al 1.945

Gli egizi, popolo allegro che amava la vita, al punto da farsi seppellire con alcuni possedimenti dopo la morte per mantenere il proprio stile di vita usavano truccarsi il viso già  in epoca pre-dinastica (prima del 3000 a.c.).

E’ possibile dedurre l’uso di malachite e galena per gli occhi e di ocra rossa per il viso. Alcuni raffinati vasi di alabastro che servivano da contenitori per unguenti sono stati rinvenuti nelle tombe; in quella della regina Etefora (madre di Cheope) furono rinvenuti trenta vasi di alabastro e un grande scrigno di rame contenente un bauty-case contenente sette giare di unguenti profumati e una giara di carbone.

Gli attori Cinesi e Siamesi di oggi usano il blu, il verde, l’ocra, il rosso e il bianco per rappresentare spiriti e demoni nelle loro rappresentazioni teatrali.

E’ noto come gli Indiani d’America fossero soliti decorarsi il corpo con colori di guerra brillanti,

Non di tutti i fenomeni si conosce l’origine certa. In India, per esempio, i tatuaggi sono praticati da tempo immemorabile, ma non esistono fonti scritte che testimoniano con sicurezza a quando risalga tale tradizione. Analogamente è ancora incerta l’epoca in cui effettivamente alcuni popoli dell’Africa e le tribù che abitano la foresta equatoriale dell’Amazzonia cominciarono a pitturarsi il corpo.