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Una giornata “normale” a bordo di un tir per capire le condizioni di lavoro di molti autotrasportatori

Siamo diretti a Roma per conto di una famosa società  di posta privata su un camion bomba, pieno di scatoloni pacchi e pacchettini; 11 tonnellate di motrice più 9 di rimorchio, e 15 di merce, un ordigno da 35 tonnellate che a 100 km/h in discesa è impossibile da fermare, per fare una strage basta una piccola coda dietro una curva, una macchina in sosta, anche una buca sull’asfalto.

Il Tir sfiora i guard-rail a destra e a sinistra come in una pista per bob. A cento all’ora si percorrono 27,8 metri ogni secondo, eppure il limite su tutta la superstrada è 70 all’ora. L’autista, 38 anni, tre ore di sonno in due notti e un giorno di lavoro senza sosta prende la mira tra il paraurti di un tir che si avvicina e lo spartitraffico, non accenna nemmeno a frenare.
Nessuno rallenta. Nessuno cede il passo. Il mondo dei trasporti su strada in Italia è ormai una corrida.

Bisogna arrivare prima, scaricare prima, e ripartire prima degli altri. Alle 8.30 la prima destinazione. Tolte due ore di sonno, fanno già  nove ore di guida; e oggi “è andata bene” perché se la destinazione fosse stata Milano sarebbero servite altre due ore e mezzo di viaggio. A questo punto l’autista dovrebbe fermarsi per nove ore di riposo obbligatorio. Ma la sua giornata è solo all’inizio. La ditta lo obbliga a lavorare come facchino, per un’ora deve scaricare il camion. Si riparte alle 9.40 per un’altra ora e mezzo di guida tra le campagne dell’Emilia. Ormai completamente fuorilegge. Ed è solo lunedì La giornata passa nell’hangar di uno spedizioniere di Bologna. Il camion va ricaricato di pacchi e scatoloni, bisogna lavorare sul rimorchio, provvedere alla spiombatura e piombatura e rimanere a disposizione dei piazzalisti.

I tempi di scarico e carico sono un incubo per gli autisti. Franco Feniello ha fondato l’associazione Italia truck per raccogliere le proteste dei colleghi che non si sentono difesi dai sindacati ufficiali. “Non possiamo guidare a questi ritmi fino a 65 anni”. Il record nazionale di ore di guida è di un autista dipendente 54enne. “Dal 10 al 15 marzo”, racconta, “ho percorso 4.600 chilometri in tre viaggi per un totale di 107 ore di guida. In sei giorni ho quasi finito il monte ore del mese, per 1.400 euro comprese le trasferte”. 18 ore di guida al giorno. Feniello mostra una bolla di accompagnamento su c’è scritto: “merce rifiutata perché l’autista non scarica”. “Questo è quanto pretende la grande distribuzione”, “dopo 12 ore di viaggio vogliono che diventiamo i loro facchini, nelle ore che dovrebbero servire al nostro riposo”. Un altro esempio è la catena tedesca Lidl: “I camion tedeschi non appena arrivano avvertono la loro ditta via fax”, “perché superate le quattro ore di attesa si fanno rimborsare il fermo del camion. Noi invece dobbiamo aspettare anche sei ore e gratis prima di scaricare”.

Gli autisti che sniffavano per rimanere svegli sono stati scoperti durante un’indagine su un traffico di cocaina a Nocera Inferiore, in Campania. È al sud che i camionisti che tentano di migliorare le proprie condizioni di lavoro vengono ripagati con ritorsioni. Un autista che protestava per le ore di lavoro non pagate è stato licenziato con le minacce: “Ti faccio uccidere in casa”, è scritto nella denuncia.

Al nord si usano metodi più subdoli, obbligando gli autisti a trasporti pericolosi senza abilitazione, in autostrada fino a Torino: “Trasportiamo bidoni di olio per motore, cartucce da sparo nascosti sotto i teloni”, rivela un autista: “Per pagare meno l’autostrada, ci fanno agganciare rimorchi a due assi invece di tre che quasi si piegano sotto il peso. Se mi ferma la polizia, mi arresta. Il capo me l’ha già  detto: se hai paura, vai via. Qualcuno è scappato dall’Italia. Pietro Spataro, 45 anni, di Torino, da oltre un anno lavora per una ditta francese. Viaggia con il computer in cabina e nelle soste serali ha il tempo di aggiornare il blog della sua associazione .

“In Francia se sgarri su ore e velocità “, spiega, “è la tua ditta a licenziarti.

Perché le multe non le pagano gli autisti, ma i trasportatori e i committenti”. Tempo fa in una azienda di Lione arrivò un camion carico di alluminio da Avellino. Il trasportatore italiano aveva deciso di mettere il carico di due Tir su un unico rimorchio (un sovraccarico di qualche tonnellata) convinto di poter presentare le due bolle di accompagnamento senza problemi. Invece gli hanno chiesto dove fosse il secondo camion, non lo hanno nemmeno lasciato scaricare ed hanno chiamato la gendarmeria. 8mila euro di multa per trasportatore ed autista.

Per mantenere i guadagni, molte aziende del nord e della Toscana anno aperto sedi nell’Europa dell’est, hanno sostituito gli autisti italiani con colleghi slovacchi, polacchi e romeni, pagati al massimo 700-900 euro al mese contro 1400 più trasferte. Qualcuno prende anche meno, e se vivono sul camion, trattengono loro 150 euro dallo stipendio per l’affitto della cuccetta come casa. L’ultima frontiera sono i moldavi: cinque giorni di lavoro dichiarati in busta paga anche se guidano tutto il mese, 35 euro al giorno in nero, trasferta, vitto e spese compresi. Gli stranieri hanno il vantaggio della patente estera: se vengono sorpresi dalla polizia a commettere irregolarità  gravi, non perdono punti e non rischiano di rimanere a piedi.

Dopo 19 ore continue di lavoro, due ore di sonno nella notte e un’ora nel pomeriggio, il “nostro” autista porta il suo mezzo al secondo piazzale di carico a Bologna, da dove si riparte alle 22.00 con due fogli di viaggio. Da uno risulta la partenza alle 18.50 e arrivo obbligatorio a Roma entro le 3.00. Nell’altro la partenza alle 21.20 e l’arrivo sempre alle 3 di notte. Ovviamente alla polizia andrebbe consegnato il primo, perché il secondo richiederebbe una media lungo l’autostrada A14, la superstrada E45 e le provinciali di oltre 79 chilometri all’ora. Ma sono le 22.00 e restano soltanto cinque ore per percorrere i 436 chilometri Bologna-Roma via Perugia, con un peso complessivo di 35 tonnellate. L’autista firma e compila il nuovo disco del cronotachigrafo. Quello appena chiuso viene nascosto. In caso di controlli dirà  che l’ha perso, come ogni ditta insegna ai suoi autisti. La polizia italiana non è severa come quella francese, e nessun agente ha voglia di perquisire un camion per tutta la notte. Sono infiniti i trucchi per cancellare le ore di guida. Dal secondo autista che non c’è, mentre quello alla guida risulta a riposo ai fogli di ferie: così sembra che l’autista abbia cominciato il viaggio a metà  percorso. Ma anche stanotte non ci sono controlli. Entriamo nel piazzale di scarico a Roma alle 3.07, sette minuti appena di ritardo. Alla media di 87 chilometri all’ora. “Visto che ce l’abbiamo fatta?”, esclama. Alle 6.32 si riparte per Milano. È solo l’inizio di un’altra giornata…

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