Mostro di Gila: il suo enzima cura il diabete
Mostro di Gila: il suo enzima cura il diabete


Meglio di certi dottori, veleni di ragni, salive di api e lucertole sono usati con successo in medicina per curare anche le più gravi malattie, ecco alcuni casi.

Il mostro di Gila è una lucertola velenosa che vive in Texas e New Mexico (Usa). L’enzima exendin 4, rilasciato dalle sue ghiandole salivari, abbassa notevolmente la glicemia (quantità di glucosio) nel sangue e cura il diabete di tipo 2, che colpisce oltre il 90 per cento dei diabetici.

La resina marrone prodotta dalle api è battericida e antivirale. All’Università di Messina si usa, sperimentalmente, per curare l’endometriosi, malattia che provoca l’infertilità delle donne, mentre la secrezione delle lumache è ricca di proteine e si usa per prevenire le rughe, curare le verruche, l’acne, le emorroidi, le smagliature e la cellulite; è inoltre un forte cicatrizzante, riduce cicatrici e bruciature.

Il veleno degli scorpioni si è già rivelato un potente antibiotico ed un utile rimedio contro la malaria. Ma quello dello scorpione azzurro, della specie Rhopalurus junceus, che vive a Cuba, può avere interessanti effetti nella terapia oncologica. Più di 50 mila pazienti sono in cura sperimentalmente.

Dal pancreas del maiale si estrae l’insulina. Oggi grazie alle biotecnologie questa pratica sta scomparendo, a favore delle insuline artificiali, ma per decenni da questo simpatico animale si è ricavato l’ormone per curare i diabetici.

La sanguisuga è un verme anellide che vive nei torrenti, attaccata sotto le pietre. Le sue ghiandole salivari producono irudinina, una sostanza che impedisce al sangue di coagularsi. Utile a prevenire gli emboli.

Purtroppo in alcuni paesi resistono credenze infondate, come quella che il corno di rinoceronte ridotto in polvere sia un ottimo rimedio contro l’impotenza sessuale, ed è tutt’ora utilizzato dalla medicina tradizionale cinese. Pare che il suo valore economico sia così elevato da essere superiore a quello del peso in oro dell’animale, che può superare le 3 tonnellate. Ecco perché i rinoceronti stanno scomparendo.

Sempre la medicina cinese utilizza pene, baffi, ossa e fegato delle tigri. Stupide credenze che considerano il felino un animale dotato di proprietà taumaturgiche, favorendone la caccia illegale e l’estinzione, ed oggi ne sopravvivono 6000 esemplari.

Le medicine animali sono sempre esistite, se qualcosa nel tempo è cambiato è soprattutto una questione di metodo. L’avvento appunto, del metodo scientifico. La medicina cosiddetta popolare, o tradizionale, da sempre conosce le azioni terapeutiche dei veleni di serpenti, scorpioni, anfibi e ragni, ricchi di principi attivi utili a curare un ventaglio di malanni, che vanno dall’asma alle allergie e perfino ad alcuni disturbi psicologici.

Risaputi anche gli effetti terapeutici delle ragnatele e della bava delle lumache, utili cicatrizzanti e disturbi della pelle, e la bava anche per malattie dell’apparato respiratorio. E’ antico pure l’uso dei propoli prodotto dalle api che, oltretutto, recentemente è risultato efficace nella terapia dell’infertilità causata da endometriosi.

Un caso emblematico in negativo è quello degli stambecchi, che insieme a tante altre specie, fin dal medioevo hanno fatto la parte delle vittime della cosiddetta medicina tradizionale. Fu infatti in quell’epoca che si ritenne di avere trovato in quelle capre selvagge i rimedi contro ogni malanno umano, e ciò andò avanti per secoli. Ancora nell’ottocento si credeva che il sangue di stambecco fosse un rimedio contro i calcoli alla vescica, mentre con le corna si facevano anelli che preservavano da ogni malattia. Certe concrezioni presenti nel suo stomaco, dette “bezoar” erano considerate efficaci contro il cancro, e persino gli escrementi venivano usati nella cura della tubercolosi e della gotta.

Insomma, chi uccideva uno stambecco si faceva una piccola fortuna, tant’è che a Salisburgo in Austria e a Berchtesgaden in Germania, esistevano farmacie dove venivano venduti esclusivamente questi rimedi. Il problema, come si diceva, sta nel metodo, e solo recentemente con il progredire di quello scientifico, è possibile discriminare ciò che è frutto di una effettiva esperienza popolare da ciò che è solo superstizione.

I progressi sono stati molti, e sempre più rapidi. E’ ancora nella memoria dei più anziani la presenza, sui mercati, del venditore del grasso di castoro o di marmotta, utile, come giustamente si garantiva, a curare i reumatismi. Utile perché questi roditori, nutrendosi abbondantemente di salicacee (salici e pioppi), accumulano nel loro grasso quell’acido acetilsalicilico che altro non è che l’aspirina.

Il vero salto qualitativo lo si è fatto con le biotecnologie. Ormai quando un prodotto biologico interessa, si chiede all’organismo adatto, per esempio un batterio, di produrlo inserendo nel suo patrimonio genetico quel frammento di Dna che lo fa produrre in natura ad altri esseri, animali o vegetali. Attualmente è possibile produrre su scala industriale insulina di eccellente qualità, invece che trarla dal pancreas degli animali.