Admo - Donazione di midollo osseo


Per alcune malattie il trapianto di midollo osseo è una soluzione priva di alternative. Molte speranze di vita sono legate all’esistenza di un elevato numero di persone disposte a offrirsi, con un minimo sacrificio personale, come donatori di midollo osseo.

L’ADMO ha come scopo principale quello di informare la popolazione italiana sulla donazione e il trapianto di midollo osseo.

Per iinformazioni approfondite www.admo.it

Ma cosa significa divenire donatore? Che tipo di impegno richiede? Cos’è e come si preleva il midollo osseo? Come avviene e a cosa serve il trapianto?

Spesso la mancata conoscenza di ciò che effettivamente comporta la scelta della donazione può creare preconcetti o timori immotivati, è bene quindi cercare le risposte alle domande più ricorrenti sull’argomento, sia dal punto di vista dell’impegno personale e dell’iter burocratico e ospedaliero, sia dal punto di vista medico-scientifico.

La cellula staminale emopoietica è una cellula non ancora differenziata, capostipite di tutti gli elementi fondamentali del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Si tratta di un tipo di cellula capace di riprodurre se stessa e, contemporaneamente, produrre cellule figlie che, attraverso successivi processi di differenziazione e maturazione, daranno origine ad altri elementi.

Le cellule staminali emopoietiche del midollo osseo sono importanti:

  • Perché producono tutte le cellule del sangue e molte altre cellule accessorie o di sostegno.
  • Perché ripristinano la produzione del sangue in caso di insufficienza midollare (aplasia).
  • Perché sostituiscono il midollo in caso di leucemia, linfoma, mieloma, talassemie.
  • Perché possono produrre enzimi carenti in caso di malattie genetiche.
  • Perché consentono l’impiego di dosi elevate di chemio-radioterapia nella terapia dei tumori in genere, trattamenti che hanno come effetto collaterale, tra l’altro, la distruzione delle cellule midollari.
  • Le cellule staminali del midollo osseo rivestono inoltre un ruolo chiave nella rigenerazione di altri organi e tessuti, rendendo possibile un’alternativa all’utilizzo delle cellule staminali embrionali nella ricerca di una terapia per tutte quelle malattie che danneggiano organi e tessuti, come il diabete e la fibrosi cistica.

Il midollo osseo non è il midollo spinale.

Il midollo osseo utilizzato per il trapianto (detto in termine tecnico “midollo emopoietico”) si presenta alla vista come sangue e viene prelevato solitamente dalle ossa del bacino (iliache). Il midollo osseo ha il compito di formare nuove cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) in sostituzione di quelle che muoiono naturalmente e terminano la loro funzione (emopoiesi). Un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni.
L’emopoiesi si realizza a partire da un unico tipo di cellula (cellula staminale emopoietica, CSE) all’interno del midollo osseo, che è presente in vari segmenti scheletrici: coste, sterno, ossa del bacino, scapole, cranio ed estremità prossimali dell’omero e del femore.
Nelle malattie del sangue, come in alcune forme di leucemia, il midollo osseo perde questa funzione emopoietica.

Per trapianto di cellule staminali emopoietiche (CSE) si intende una procedura complessa impiegata prevalentemente, ma non solo, per curare leucemie e linfomi. Le cellule staminali si possono ottenere non soltanto dal midollo, ma anche dal sangue periferico dopo opportuna preparazione o dal sangue di cordone ombelicale. Le indicazioni al trapianto di CSE comprendono le leucemie acute, le leucemie croniche, le forme di insufficienza midollare, le talassemie, i linfomi, il mieloma, altre malattie croniche, alcuni tumori solidi (in particolare il tumore della mammella), numerose malattie genetiche e, di recente indicazione, anche alcune malattie autoimmuni.

Per la maggior parte delle persone il termine “trapianto” evoca l’immagine di lettini operatori e ferri chirurgici. In realtà per il paziente la procedura si svolge in due fasi distinte:

  • trattamento chemioterapico e/o radioterapico, con lo scopo di distruggere tutte le cellule midollari del paziente stesso (in primo luogo, ovviamente, anche quelle malate);
  • somministrazione, mediante trasfusione, del midollo osseo prelevato dal donatore.

Le cellule staminali emopoietiche (CSE) presenti nel midollo osseo donato trovano da sole la strada per raggiungere la collocazione che compete loro per “iniziare a lavorare”. E’ di recentissima applicazione un nuovo protocollo trapiantologico in cui le CSE del donatore (spesso da sangue cordonale, quindi di quantità ridotta) vengono immesse direttamente nella loro sede naturale, cioè iniettate all’interno dell’osso. In un periodo variabile tra una e due settimane dopo il trapianto, si incominciano a vedere i primi risultati, con la comparsa, nella circolazione sanguigna, di alcuni globuli bianchi con le caratteristiche nuove del donatore, e successivamente anche delle altre cellule del sangue (globuli rossi e piastrine).

Il trapianto può essere allogenico o autologo

Il trapianto può essere fatto con cellule staminali prelevate da un familiare (trapianto allogenico da familiare), da un non consanguineo (trapianto allogenico da volontario non apparentato) o dal paziente stesso (trapianto autologo). Il trapianto autologo fa parte della pratica clinica corrente per il trattamento di molte malattie.
Il trapianto autologo (o autotrapianto) consiste nella reinfusione al paziente del proprio midollo prelevato in un momento favorevole della malattia e conservato congelato. Chiaramente, nel trapianto autologo non esistono problemi immunologici, quindi non interviene né il pericolo di rigetto o non attecchimento (peraltro, assai raro anche nel trapianto allogenico se si rispettano i criteri di compatibilità), né la temibile “malattia del trapianto contro l’ospite” o GvHD, molto più frequente. Di contro, però, è più frequente la ricaduta della malattia

Nel 1973 sono stati eseguiti in Europa 16 trapianti di CSE (tutti da midollo osseo), nel 1983 sono stati 1.353, nel 1993 7.737 e nel 1999 17.800, dei quali 5.733 allogenici e 12.067 autologhi. Questo dato indica lo straordinario successo del trapianto di CSE e le grandi potenzialità di questa procedura.
Il trapianto viene offerto oggi a un numero sempre crescente di pazienti. Si sono ampliati il tipo di donatori (familiari e non), la sorgente di CSE (da midollo, dal sangue periferico, dal sangue di cordone ombelicale), il tipo di CSE (emopoietiche ma anche CS totipotenti ipoteticamente in grado di curare altre malattie, per esempio neurologiche) e le indicazioni. In tutto il mondo, nel solo anno 2006 sono stati effettuati 10.492 trapianti da non consanguineo


Approfondimenti