E’ accaduto in Indonesia, sono rimasti per 40 ore in balia delle correnti, 40 ore d’inferno nel paradiso marino di Komodo, l’isola dei “draghi” ( i varani).

I 5 sub, europei, erano in immersione quando sono stati trascinati dalla corrente, e respinti dalla risacca da tutte le isole che avvistavano. Sfiniti, sono infine approdati sull’isoletta desera di Rinca, abitata dai famosi varani giganti. I cinque, tre uomini, una donna svedese ed una francese, sono stati tratti in salvo domenica mattina da un’imbarcazione che li ha avvistati su una spiaggia, accessibile solamente dal mare.

Rinca è una delle piccole isole abitata dai “draghi di Komodo”, varani giganti che possono raggiungere i 3,5 metri, capaci di ingoiare una capra in un solo boccone. Fa parte del parco marino di Komodo, un gruppo di isolette dell’arcipelago sud indonesiano, situato 400 km a est di Bali, a nord dell’Australia, circondato dal mare incontaminato.

L’avventura è iniziata Giovedì, quando i sub hanno compiuto un’immersione tra i coralli, nelle vicinanze dell’isola di Flores, assieme a due istruttori occidentali. Un’immersione come tante, “di quelle che faccio normalmente” racconta il 31 enne francese Laurent Pinel, che si è preso un anno sabbatico per girare il mondo.

Resosi conto di essere un po’ lontani dalle barche hanno cercato inutilmente di farsi vedere quando hanno realizzato di essere ormai in balia della corrente. Sparite le barche si ritrovano alla deriva in mare aperto, pinne ai piedi, bombole e giubbotto gonfio per galleggiare meglio. Dopo vani tentativi di avvicinarsi alla spiaggia delle isolette che vedevano da lontano rinunciano e si aggrappano ad un provvidenziale tronco di legno, legando inoltre insieme i giubbotti, a formare una catena.

Scende la notte, e con essa la consapevolezza che potrebbe essere la fine; l’unico conforto essere uniti e solidali, senza nessuno che perde la testa. Attorno alle 22.30, sotto un cielo senza luna, scorgono la silhouette dell’ultima isoletta dove potrebbero approdare, dopo di che solo oceano aperto.

Decidono di provarci, con le poche forze rimaste, e questa volta fortunatamente il tentativo va a buon fine, la corrente non li respinge, approdano ad una spiaggia di ciottoli, con pareti rocciose, sfiniti ed in preda ai crampi. Il gruppo mette in vista tutti gli oggetti colorati di cui dispone, per rendersi visibile da lontano. Sono a digiuno di acqua e cibo da ore, sull’isola solo qualche mollusco sugli scogli. L’isoletta come detto prima è Rinca, loro non lo sanno, ma se ne rendono conto quando una delle mostruose lucertole si avvicina al gruppo.

“Gli abbiamo tirato qualche pietra” dice il francese per tenerla lontana.

Domenica, dopo 40 ore, la fine del calvario, con l’avvistamento da parte di una delle imbarcazioni di soccorso. 

Quello che era un sport d’èlite (in genere maschile) 15 anni fa, è oggi un’attività  ricreativa praticata da subacquei di ogni età , con la partecipazione femminile in continua crescita. I dati dell’industria turistica indicano che oltre 100.000 pacchetti-vacanza sub sono venduti ogni anno in Europa e si stima che circa un milione di sub europei raggiungano, ogni anno, destinazioni del Mediterraneo, Mar Rosso, Caraibi ed Oceano Indiano e Pacifico.

sub