costo della vita


Secondo l’ISTAT, la famiglia italiana media «deve campare con 1.900 euro» al mese.

Vien da dire: ancora così tanto?
Siamo il popolo meno scolarizzato d’Europa, i nostri lavoratori per lo più hanno la licenza media; i laureati diminuiscono di quantità  e qualità ….; le burocrazia pubblica è la più costosa e meno efficiente; i nostri giovani sono di un’ignoranza abissale eppure rifiutano anche i posti di commesso, perchè bisogna lavorare il sabato; la popolazione attiva è nettamente inferiore a quella dei Paesi civili. Insomma, siamo già  Terzo Mondo, ma ancora, bene o male, strappiamo stipendi da primo mondo. Quanto può durare?
Chiunque abbia viaggiato in Francia, Germania o Gran Bretagna ha la sensazione che tutto, lo Stato, i servizi pubblici, i notiziari TV, la piccola gente comune, il panettiere e il barbiere, siano di qualche gradino (o tanti) superiore alla nostra: più responsabile e più istruita, più ben educata, più civile.
Non può durare. E infatti non dura. Ancora l’ISTAT informa: in soli sei anni, il nostro reddito è calato del 13% rispetto all’Europa. Ancora nel 2000 guadagnavamo il 4% in più, oggi il 9% in meno.
Ciò è inevitabile e perfettamente giusto: nel mondo, di ignoranti come noi ce ne sono un paio di miliardi, e sono disposti a lavorare per 100 euro. Senza fare gli schifiltosi. E non parliamo dei colti: vi sono badanti bulgara laureate in psicologia che lavorano senza lamentarsi, se non della ottusità  dei padroni, che non hanno un solo libro in casa e trattano loro come una selvagge.
La Stampa titola: «Italiani sempre più poveri» – perchè più ignoranti, doveva aggiungere.

E’ la nostra ottusità  che ci sta facendo arretrare. Una ottusità  specificamente italiana, che è diventata la nostra immedicabile attitudine nazionale.
Stiamo arretrando, sprecando risorse materiali e umane, perchè ogni gruppo o cosca o casta si aggrappa ottusamente a privilegi anche minimi, anche a prezzo, alla lunga, di perdere tutto.
La cosca universitaria ha strappato l’autonomia solo per truccare i concorsi, assegnare cattedre a parenti, e intanto abbandona la didattica e la ricerca a docenti a contratto che paga 3 mila euro l’anno.
I barricadieri di Napoli che gettano nella spazzatura la loro città , la sua fama e il suo turismo, sono un esempio di ottusità  senza uguali, che fa vergogna alla presunta vispa intelligenza napoletana.
Sono stupidi gli aggressori gratuiti di extracomunitari; scambiano un romeno con un rom. Di una stupidità  specifica, solo italiana per restrizione mentale e sovrappiù d’ignoranza, per primitivismo e arretratezza.
La magistratura napoletana ha messo agli arresti il personale del nuovo commissario alla monnezza Bertolaso; che esista uno stato d’eccezione evidente, che richiede misure d’eccezione, a quei magistrati non importa nulla.
«Applichiamo solo la legge», dicono i giudici; ovviamente non è vero, per 15 anni non hanno applicato alcuna legge, lo fanno ora perchè governa Berlusconi, perchè Bertolaso è efficiente, e – soprattutto – perchè per l’emergenza il governo ha provato a creare una superprocura ad hoc, sottraendo ai giudici ordinari (e inadempienti) la «competenza»: la casta s’è sentita scavalcata, ed ha reagito. Usando la «legge» in maniera intimidatoria.
Ancora una volta: è la difesa di proprie prerogative e privilegi spinta fino alla rovina, all’autolesionismo. Non si può chiamare che ottusità . Ciò che la rende specificamente italiana, è che questa ottusità  non si vergogna di rivelare la propria mancanza d’intelletto e la propria meschinità  morale, la propria piccolezza di vedute, la propria imprevidenza: anzi la ostenta.
C’è un rimedio? Certo che c’è. Essere ottusi fino alla propria rovina non è un destino: è la scelta deliberata della via facile, l’adesione ai propri interessi più prossimi e immediati a scapito di quelli generali. La cura sarebbe il contrario: stare in guardia, ciascuno, contro i propri istinti incivili, cogliere ogni occasione per imparare da chi ne sa di più anzichè deriderlo, recuperare la dignità  del ragionare di larghe vedute contro la «furbizia» di cui ci vantiamo. Dobbiamo imparare le virtù che ci mancano. E qui sorgono le difficoltà .
Da una parte, ci manca la pressione obbligante di una classe dirigente «esigente», cioè moralmente qualificata ad esigere dalla gente di migliorarsi. Dall’altra, c’è la presunzione di saperne già  anche troppo, di fare anche troppo.
Il peggio è credere che non cambia niente, perchè «siamo sempre qui a raccontarcele». Che il petrolio sia passato da 27 a 140 dollari il barile, il che cambia per sempre il nostro sistema di vita; che ci siano in corso due guerre con truppe nostre; che effettivamente i mercati siano crollati e grandi banche davvero siano fallite; ed effettivamente sia già  in atto l’inflazione (i prezzi di alimentari e gasolio dovrebbero dire qualcosa) – e che tutte le crisi stiano convergendo in una colossale crisi sistemica, non conta.
Giorno per giorno ci adattiamo a una vita sempre più misera, ogni giorno meno ambiziosa e con meno possibilità .
Eì questo a rendere incurabile l’ignoranza, e quella specifica ottusità  italiana: l’indocilità , ossia il rifiuto di imparare – di migliorare – proclamato come diritto.