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  • Scoperto in Italia il gene che blocca le metastasi
    Scoperto in Italia il gene che blocca le metastasi


    Un gene in grado di bloccare le metastasi impedendo al tumore di diffonda per tutto l’organismo. È la grande scoperta di due gruppi di ricerca italiani, guidati da Stefano Piccolo, docente del dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Università di Padova, e da Silvio Bicciato, del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

    La ricerca – finanziata da AIRC e dalla Fondazione Cariparo di Padova che ha individuato nei professori Piccolo e Bicciato i primi destinatari dei progetti di eccellenza avviati nel 2007 – si basa sul presupposto che una massa tumorale dalla cosiddetta sede primaria (dove si sviluppa) si può diffondere nell’organismo attraverso il sangue, fino ad interessare tutto il corpo: questa è la metastasi, responsabile di morte nella maggior parte dei casi di malattie tumorali.

    Il gene che sarebbe in grado di bloccare questo processo si chiama p63. Qualsiasi processo biologico risponde a segnali di accensione e spegnimento, dettati da decine o forse centinaia di geni. Un sistema che è patrimonio delle cellule embrionali, che durante la costruzione degli organi vengono attivate a migrare da speciali segnali ormonali. Le cellule tumorali metastatiche riattivano questo processo: la cellula maligna abbandona il tumore primario, entra nel sistema circolatorio e raggiunge altri organi dove si replica fino a determinare la morte.

    I ricercatori italiani hanno capito in che modo gli stimoli encogenici indeboliscono ed annullano le proprietà antimetastasi del gene p63. “Questo gene svolge un ruolo importante nelle cellule staminali di molti organi” spiega Stefano Piccolo. Se p63 viene a mancare in una cellula sana l’unico danno è la morte di quella cellula, senza ripercussioni sull’organismo, ma se p63 manca ad una staminale tumorale, si ha una metastasi.

    Ma come individuare i tumori nei quali vi è una “propensione” alla metastasi? Per rispondere a questa domanda il gruppo guidato dal prof. Silvio Bicciato ha individuato dei geni indicatori, delle “spie molecolari” capaci di rivelare la presenza o meno, del gene antimetastasi p63. “L’utilizzo clinico di queste nuove spie molecolari – sottolinea Bicciato – permetterà all’oncologo la scelta della cura migliore, più personalizzata, ovvero quella che meglio si adatta alle forze genetiche che guidano l’avanzamento della malattia in un determinato paziente”.

    Prospettive per il futuro:

    Secondo gli scienziati la scoperta potrà portare allo sviluppo di nuovi farmaci in grado di ostacolare la progressione delle neoplasie. “Quando è difficile dirlo – spiega Michelangelo Cordenonsi dell’Università di Padova – cure innovative sono prospettabili per il futuro, ma non si può dire quando. Sono necessari studi di approfondimento. Oggi, in ogni caso, sappiamo che ci sono dei geni che possiamo colpire per modificare la risposta ai tumori”.

    La prospettiva è quella di sviluppare farmaci in grado di potenziare l’azione del gene selezionato e soprattutto della proteina che controlla le metastasi. Sarebbe così possibile bloccare il tumore nella sua area di origine, estirparlo tramite operazione chirurgica e guarire il paziente.

    L’importante lavoro scientifico è dedicato alla memoria del collega modenese prof. Stefani Ferrari, scomparso l’anno scorso.

  • Dieta vegetariana riduce il rischio di tumori
    Dieta vegetariana riduce il rischio di tumori


    E’ la rivincita dei vegetariani, la loro dieta riduce il rischio di tumori (ma non di tutti). A spezzare una lancia a favore dell’abolizione della carne a tavola è una ricerca appena pubblicata dall’American Journal of Clinical Nutrition che ha interessato 52.700 individui, tra i 20 e gli 89 anni, reclutati nel Regno Unito negli anni Novanta.

    I volontari erano stati divisi in gruppi: consumatori di carne, di pesce, vegetariani e vegani (vegetariani stretti che non mangiano derivati animali).

    • I risultati hanno dimostrato che:
      Il rapporto standardizzato di incidenza per tutti i tumori tra tutti i partecipanti è stato del 72 per cento (inferiore rispetto alla popolazione generale).
    • Rispetto ai mangiatori di carne e dopo aver distinto per età, sesso, fumatori e non, i vegetariano hanno fatto registrare un tasso di incidenza di tutti i tumori più basso dell’11%.
    • Tuttavia, per il tumore colon rettale, i vegetariani hanno registrato un tasso di incidenza maggiore del 39 per cento rispetto ai mangiatori di carne.

    Gli esperti raccomandano da anni di consumare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per ridurre il rischio di neoplasie e di altre malattie. Nonostante questo, però, mancavano studi che mettessero in relazione la dieta vegetariana e la possibilità di contrarre tumori.

    Il dato è sorprendente se si pensa che per anni le ricerche hanno dimostrato un legame tra un eccessivo consumo di carne – soprattutto rossa – e un aumento del rischio di tumore al colon-retto. Secondo Tim Key, autore dello studio condotto presso i laboratori del Cancer Research britannico, questo inaspettato dato aprirà la strada a nuove ricerche “proprio perché ci sono ancora pochi studi di questo tipo sui vegetariani, ma i risultati vanno guardati con cautela”. Mettere in relazione il tipo di alimentazione con il rischio di contrarre malattie e soprattutto il cancro non è facile e le ricerche condotte finora hanno spesso dato risultati contrastanti.

    Probabilmente perché il cancro è una malattia complessa e, in ogni singolo individuo, i fattori di rischio possono giocare ruoli diversi. E’ indispensabile perciò non prendere come assoluti i risultati di ogni singolo studio e continuare a indagare la questione. Anche perché i ricercatori non ci spiegano, e nemmeno avanzano ipotesi, sul perché i vegetariani dovrebbero avere più tumori all’intestino. Bisogna porre attenzione a questo per poter stabilire come e quanto una dieta di questo genere possa effettivamente agire positivamente sulla salute.

    ” Occorre capire bene il ruolo della carne nell’insorgenza dei tumori, Key ha spiegato che è difficile fare uno studio che dia risultati certi sui collegamenti tra dieta e cancro poiché è possibile che le persone utilizzate nello studio non siano necessariamente rappresentative della popolazione nel suo insieme, occorre fare attenzione in particolare allo stile di vita che conducono le persone e non solo a ciò che mangiano”.

  • Uniti contro il cancro: speranza dal freddo

    Esperienza, innovazione e tecnologia i temi delle giornate della ricerca del 7 e 8 Novembre a Roma. Una nuova speranza viene dal freddo.

    Si è svolta a Roma il 7 ed 8 Novembre l’edizione 2008 delle “Giornate per la Ricerca sul Cancro” organizzate dall’ Airc. Temi fondamentali appunto esperienza, innovazione e tecnologia, ovvero un intreccio di risorse indispensabile ed indivisibile che caratterizza la ricerca e la cura del cancro nel mondo, e che si è intensificata con l’avvento delle “terapie intelligenti”, frutto dell’integrazione tra cure già sperimentate e nuove terapie.

    Questi temi hanno guidato tutti gli eventi delle giornate, in particolare venerdì 7 con la cerimonia al Quirinale, alla presenza delle massime cariche istituzionali e scientifiche. Il sabato è stato dedicato agli studenti, oltre 20 “Incontri con i Ricercatori”, organizzati contemporaneamente in tutto il paese rivolti ai ragazzi dell’ultimo biennio delle scuole superiori e delle università.

    A coadiuvare i ricercatori AIRC nell’animazione dei dibattiti, anche personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e della comunicazione. La tv di stato ha fatto la sua parte invitando il pubblico di tutte le trasmissioni a contribuire per creare una “squadra” di giovani ricercatori italiani d’eccellenza.

    Domenica 9 il compito più impegnativo di garantire i fondi per tre specifiche aree di ricerca. Madrina della campagna è stata Antonella Clerici.

    Sponsor di primo piano UniCredit Group, che con i fondi delle ultime edizioni ha sostenuto un piano quinquennale di due piattaforme di Oncogenetica a Napoli e Torino.

    Sisal ha adottato per tre anni la piattaforma Oncogenomica Airc del campus Ifom-Ieo di Milano.

    Tim dal 2 (e fino al 24) Novembre, ha attivato il numero 48544 condiviso da tutti gli operatori per donazioni di 2 euro via sms; il numero è valido anche da telefono fisso con addebito in bolletta. Inoltre insieme a Lega Calcio ha promosso la campagna di sensibilizzazione alla raccolta fondi negli stadi lo scorso fine settimana.

    I supermercati hanno aderito alla settimana della buona spesa, terminata domenica 9 novembre. Insomma una serie di iniziative volte alla raccolta fondi per una ricerca fondamentale a combattere il cancro, uno dei peggiori nemici della scienza e della medicina.

    Presso il ministero del Walfare si è insediata una commissione che dovrà rivisitare gli screening sui tumori ai polmoni, mammella, colon e prostata, per implementarne l’adesione da parte delle persone e migliorarne la qualità, per innovare la diagnosi precoce.

    Il freddo viene utilizzato per distruggere le masse tumorali del cancro alla prostata, rene e ossa, e per la prima volta la Crioterapia viene usata anche per combattere il tumore ai polmoni. I primi interventi sono stati eseguiti all’Ospedale Businco di Cagliari da un’équipe guidata dal Dott. Claudio Pusceddu. Grazie a sonde ed aghi si congelano i tessuti con gas Argon e successivamente con l’Elio si innalza la temperatura per provocare uno shock termico che provoca la necrosi delle cellule malate.

    Il metodo è di ideazione Israeliana, all’interno dei tessuti interessati si possono piazzare fino a 20 aghi (crhioaghi) monitorati da un tomografo computerizzato. L’intervento richiede circa un’ora, è possibile trattare masse tumorali fino a 10 cm di dimensione in una seduta. Tre sono i pazienti trattati con questo sistema, ed i risultati ottenuti sono incoraggianti, facendo pensare ad una applicazione più estesa del metodo, indicato su chi non è possibile un intervento chirurgico o non risponde a chemio o radioterapia.

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  • Par-4: creato un topo imune da tumori

    Un topo resistente ai tumori più agressivi è stato creato dai ricercatori dell’università  di Kentucky – UK. La svolta nella ricerca deriva dal professor Vivek Rangnekar e un team di ricercatori che hanno trovato un gene soppressore del tumore – chiamato “Par-4” nella prostata.

    topo imune dal cancro


    I ricercatori hanno scoperto che il gene Par-4 uccide le cellule tumorali lasciando intatte le cellule normali. Lo studio di Rangnekar evidenzia che i topi nati con questo tipo di gene non sviluppano tumori e crescono normalmente senza difetti ed effetti collaterali.

    Rangnekar ammette che c’è ancora molto lavoro prima che questa ricerca possa essere applicata all’uomo ma concorda sul fatto che sarà  il prossimo passo.

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