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  • Policlinico Gemelli di Roma: aperto reparto per la dipendenza da alcool, droghe e Web
    Policlinico Gemelli di Roma: aperto reparto per la dipendenza da alcool, droghe e Web


    Il policlinico Gemelli di Roma inaugura un ambulatorio destinato ai malati di dipendenza da alcool, droghe e Web

    Internet Addiction Disorder, una forma di dipendenza sempre più diffusa anche in Italia

    Si chiama in gergo tecnico Internet Addiction Disorder il complesso di sintomi e disturbi provocati da un utilizzo così frequente o prolungato di Internet da poter parlare di dipendenza.

    Si tratta di un fenomeno come sappiamo sempre più diffuso non solo in paesi extraeuropei come Stati Uniti e Cina, ma anche in Italia.

    A contribuire all’espansione del problema è stato sicuramente lo sviluppo e il crescente utilizzo di chat e social network, come Facebook e Twitter.

    Federico Tonioni: la dipendenza patologica da Internet è preoccupante quasi quanto quella da alcool e droghe

    L’uso quasi ossessivo di questi strumenti di comunicazione offerti dalla Rete puo’ sfociare in una vera e propria dipendenza, che nei casi più gravi non è molto differente da quella da alcool e droghe, come lo psichiatra Federico Tonioni,
    coordinatore dell’ambulatorio del policlinico Gemelli di Roma fa notare.

    Il protocollo di cura previsto dall’ambulatorio psichiatrico del policlinico Gemelli di Roma per gli affetti da gravi forme di dipendenza

    E’ per questo che nel reparto psichiatrico del policlinico Gemelli di Roma è stato creato un ambulatorio nel quale vengono accolti e presi in cura tutti coloro che soffrono non solo di gravi forme di dipendenza, come quella da sostanze stupefacenti e alcool, ma anche da Internet Addiction Disorder.

    Dopo un colloquio iniziale nel quale viene formulata una diagnosi che conferma la reale esistenza del problema di dipendenza, viene organizzata una serie di
    di incontri nei quali ad una terapia psicologica viene associata una cura farmacologica.

    Il programma di guarigione prevede anche gruppi di riabilitazione che consentano ai soggetti in cura di entrare in contatto tra loro e condividere la loro esperienza.

    Un’iniziativa dettata dalla consapevolezza del dilagare di forme di dipendenza da una serie di attività legate alla Rete e ai servizi che offre.

    Facebook, siti pornografici e dedicati al gioco d’azzardo sono responsabili di patologie fisiche da non sottovalutare

    Come Federico Tonioni sottolinea, «almeno due iscritti a Facebok su 10 ne sono dipendenti mentre, secondo i dati di uno studio dell’università di Perugia, su 10 persone quattro possono sviluppare abusi o dipendenza da internet, la maggior parte delle volte inconsapevolmente».

    Sono sempre più frequenti i casi di impiegati interdetti da internet perchè connessi soprattutto ai social network, in particolare Facebook. », aggiunge Tonioni

    Accanto alla dipendenza dai social network come Facebook, gli esperti citano anche quella da siti pornografici o chat a sfondo sessuale, gioco d’azzardo, giochi di ruolo, shopping e commercio online. Non manca nemmeno lo smodato uso che viene fatto del motore di ricerca Google da parte di chi sente la necessità di cercare qualsiasi cosa in Rete.

    La diffusione “a livello epidemico” di questo tipo di patologie è tanto più preoccupante perché, come gli psichiatri del policlinico Gemelli spiegano, esse causano problemi fisici non molto differenti da quelli legati alla crisi di astinenza da sostanze stupefacenti: ansia, depressione e paura di perdere il controllo di sè e di ciò che si sta facendo.
    La necessità di una terapia specifica emerge soprattutto quando all’uso compulsivo di Internet si associa quello di tali sostanze.

    Immagine tratta da: http://popsci.typepad.com

  • Roma: scoperto traffico di droga tra vip e personaggi dello spettacolo
    Roma: scoperto traffico di droga tra vip e personaggi dello spettacolo


    La squadra mobile di Roma scopre un esteso traffico di droga che nella capitale coinvolgeva vip e personaggi dello spettacolo

    L’operazione ‘Cash & carry’ della squadra mobile di Roma diretta da Vittorio Rizzi ha individuato, con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Roma, un traffico di droga esteso dal Perù a Roma che riforniva di cocaina una vasta schiera di vip.

    Un sistema di distribuzione capillare di cocaina attraverso carte di credito prepagate

    La droga, che veniva trasportata dal Sudamerica e dal Perù a Roma tramite corrieri, veniva distribuita nella capitale grazie ad un sistema di organizzazione basato su carte prepagate.

    Una speciale carta di credito prepagata veniva infatti attivata dal cliente e poi data al pusher affinchè prelevasse i soldi necessari per avere la cocaina. Il cliente ricaricava la sua carta quando aveva bisogno della droga.

    I quartieri romani in cui i pusher operavano

    Molti i quartieri romani in cui i pusher si occupavano della distribuzione di cocaina: Montesacro, Pietralata, Primavalle, Tuscolano, zona Cassia, Zona Casilina, Borghesiana Eur.

    Il capobanda Domenico Nardo riforniva droga anche ad esponenti della mafia siciliana

    Il giro di droga faceva capo a Domenico Nardo, un siciliano con precedenti penali per droga al quale il latitante Matteo Messina Denaro aveva fornito documenti falsi.

    In qualità di titolare della World Protection, una società incaricata della sicurezza in occasione di importanti eventi e concerti, Nardo si era occupato anche di concerti come quello di Madonna, Ligabue, Renato Zero e Subsonica.

    Le maggiori quantità di cocaina sono state acquistate infatti proprio in occasione di questi concerti e di altre kermesse nella capitale.

    Nardo, che era anche in stretti rapporti con gli affiliati di Cosa nostra, organizzava anche il rifornimento di droga anche ad alcuni esponenti mafiosi del trapanese.

    Immagine tratta da: http://www.apcom.net

  • Mamme drogate
    Mamme drogate


    Che i consumatori di cocaina non siano soltanto vip, manager e figli di papà è risaputo, meno facile invece pensare che nel tunnel della polvere bianca finiscano addirittura normali madri di famiglia.

    Un marito, dei figli, una casa da gestire, un lavoro possibilmente soddisfacente, e magari avere la possibilità di fare carriera. Le donne di oggi ritengono tutto ciò un diritto, ma a quale prezzo se (spesso) il compagno è assente, i nonni sono lontani e la madre-lavoratrice non può contare su nessun aiuto? Il conto può essere talmente salato da costare la propria vita, come è successo a Francesca, una mamma-moglie-lavoratrice
    inglese che, schiacciata da troppe responsabilità, cerca rifugio e aiuto nella droga.

    Francesca Keane ogni tanto si prendeva la sua “pausa”, chiusa in bagno arrotolava una banconota e tirava una riga sull’asse del wc, ritrovando immediatamente tutta l’energia necessaria per riprendere il controllo della situazione: a quel punto tornava alle faccende domestiche come se nulla fosse. Uno scenario deprimente comune a molte famiglie della classe media britannica: per la prima volta il numero di donne che abusa di cocaina ha quasi raggiunto il numero degli uomini (750mila). Ragazze under 25 ma anche madri di famiglia come Francesca, 42 anni, sposata, tre figli, che ha raccontato la sua storia al Daily Mail.

    La sua non è una famiglia disagiata, sniffava la polvere bianca quando era una ventenne, una volta messa su famiglia si promette che non lo farà mai più, ma quando arriva il secondogenito si sente sopraffatta dalle responsabilità, lo stress derivante dal gestire il lavoro (part-time), i bambini, e la casa, la opprime, fino a non riuscire più ad affrontarlo.

    Durante una vacanza con amici riscopre la cocaina, che la fa sentire bene, pensa che una sniffata ogni tanto è quello che ci vuole per affrontare meglio i problemi quotidiani. Inizia come “consumatrice del weekend”, alla fine della settimana si concede un pò di coca, se lo merita. Sniffa il venerdì sera nei bagni del pub dove va a bere con i colleghi e ben presto arriva lo sniffo anche durante la settimana, quando i bambini sono occupati.

    Dopo la “pausa” in bagno si sente un leone, ma quando l’effetto finisce diventa uno straccio, terribilmente depressa. Il vizio le costa 300 sterline alla settimana, finché si rende conto che i cambiamenti d’umore non sono più gestibili, soprattutto davanti ai bambini, e temendo che qualcuno glieli possa portare via confessa tutto al marito e contatta una clinica per disintossicarsi.

    Il timore di perdere il lavoro e soprattutto i figli sono allo stesso tempo i motivi per cui altre donne nella stessa situazione non osano chiedere aiuto.

    La storia di Sophie è simile, 39 anni, mamma, moglie e direttore di marketing, ha perso il marito e la custodia dei suoi bimbi di 5 e 7 anni. “L’ironia è che sono sempre stata contro le droghe”, racconta. Anche per lei i problemi iniziano dopo le gravidanze. Il marito assente, le famiglie lontane e nessun sostegno intorno a lei. “Credevo di poter gestire carriera la famiglia contemporaneamente, ci eravamo promessi che la nostra generazione poteva avere tutto, perché non poteva essere così?”. Inizia per caso, con un amico e si sente addosso l’energia dei 20 anni, di quando non era ancora una madre.

    Dopo due mesi riprende a fare sesso con il marito, ma lui si insospettisce per i continui sbalzi d’umore. Un giorno Sophie si fa una pista nel bagno di casa e dimentica di pulirsi il naso, James le dice che la loro relazione è finita. Ora segue una terapia settimanale per il recupero di tossicodipendenti, nella speranza di tornare a vivere una vita normale.

  • Da I-doser arriva la droga sonora scaricabile
    I-doser la droga sonora scaricabile


    Il GAT della Guardia di Finanza ha recentemente scoperto l’esistenza di una droga “ascoltabile”, diffusa soprattutto tra i giovani spagnoli.

    Sul sito I-Doser, infatti messo a disposizione degli utenti un software grazie al quale è possibile scaricare e ascoltare, inizialmente in modo gratuito, poi a pagamento(ma i prezzi sono stracciati) file mp3 che sembra scatenino in chi li ascolta gli stessi effetti di alcune droghe, sia leggere che potenti.

    Anche se tutto ciò puo’ sembrare incredibile, in realtà non lo è.

    I file musicali «stupefacenti» emettono infatti onde sonore a bassissima frequenza che possono stimolare e indurre il cervello a produrre stati di alterazione psichica simili a quelli provocati dall’assunzione delle droghe tradizionali.

    Il meccanismo attraverso cui ciò avviene è quello basato sui “battiti binaurali”, che vennero studiati nei loro effetti sul cervello dal dr. Gerald Oster
    alla clinica newyorkese Mount Sinai, negli anni ‘70. L’effetto binaurale dei suoni sarebbe un ‘trip’ da infrasuono”, come è stato definito dal Cnr.

    La notizia dell’esistenza degli mp3 stupefacenti “spacciati” dal sito I-Doser ha scatenato molta curiosità e allo stesso tempo indifferenza soprattutto negli internauti.

    La maggior parte di coloro che li ha “provati”, ha affermato di non aver provato nessuna sensazione particolare, bollandoli quindi come una “bufala”.

    Il Cnr ha invece dichiarato che gli eventuali effetti fisici da I-Doser sono ancora da studiare; è bene quindi essere prudenti e non sottovalutare il possibile rischio insito nel «trip da infrasuono”.

    Sembrerebbe infatti che le “dosi” distribuite da I-Doser trasmettano attraverso gli auricolari alte frequenze asincrone, facendo arrivare al cervello un tono di 10 Hz tale da favorire effetti di alterazione della percezione.

    Immagini tratte da:

    http://flickr.com

    http://www.i-doser.com/

    I-doser la droga sonora scaricabile