Storia Giro d’Italia 1909-1932

Luigi Ganna, vincitore del primo Girod'Italia nel 1909

Luigi Ganna, vincitore del primo Girod’Italia nel 1909



La storia del Giro d’Italia

Prima edizione: 1909

Partenza il 13 maggio, prima tappa Milano-Bologna segnata dalla caduta ed abbandono di Lucien Mazan detto Petit Breton, dato tra i favoriti e vincitore del Tour dei due anni precedenti. Tappa vinta da Dario Beni. Partiti in 127 arrivati (sempre a Milano) in 49 alla media di 27,260 Km/h. Il vincitore Ganna guadagnò 5.325 lire, l’ultimo 300 lire.

Seconda edizione: 1910

Le prime alleanze e timori di sabotaggi. Seconda tappa vinta dal francese Dortignacq, così nella terza si forma una coalizione tra Galetti, Ganna, Pavesi che vincono la terza tappa in quest’ordine. Il giorno dopo tutti e tre intossicati, si pensò ad un sabotaggio anti italiano ed intervenne la polizia. Conclusero la corsa in 20. Vittoria di Galetti nonostante lo scontro con un carro di fieno nell’ultima tappa (Torino-Milano); arrivò malconcio al traguardo.

Terza edizione: 1911

Partenza da Roma che ospitava la Grande Esposizione per il 50enario del Regno d’Italia. Si andrà oltre i 2000 m con l’ascesa al Sestrière. Si partecipa a squadre (Bianchi, Fiat, Legnano, Atala, Senior), con biciclette che pesavano mediamente 14 kg e i corridori che dovevano provvedere anche alla manutenzione del mezzo. Vince ancora Galetti ai punti.

Quarta edizione: 1912

Cambia il regolamento, c’è solo la classifica a squadre e vince l’Atala di Galetti, Micheletto, Eberardo e Pavesi. Partecipano per la prima volta squadre sponsorizzate da industrie estranee al settore ciclistico. La tappa Pescara-Roma viene allungata di 50 km per un torrente straripato e i corridori fanno il primo sciopero: salgono su un treno per raggiungere Roma e la folla minaccia il linciaggio degli organizzatori.


Quinta edizione: 1913

Partono in 99 per 2932 km divisi in 9 tappe, arrivano in 34. Nella Maino, squadra di Alessandria, debutta Girardengo, il primo campionissimo del ciclismo italiano. In una tappa i ciclisti sbagliarono strada e dovettero inseguirli con i muli al galoppo per farli tornare indietro.

Sesta edizione: 1914

Esordisce la classifica a tempi. E’ già clima di guerra, anche per la corsa: errori di percorso; sabotaggio con chiodi sulla strada: 81 partiti, 8 arrivati. Prima grande salita al Sestrière sotto la neve e primo grande episodio di traino da un’auto: protagonista il terzetto Durando, Canepari, Calzolari (che poi vincerà) penalizzati di tre ore e mezzo.

1915 – 1916 – 1917 – 1918: Il Giro non si disputa a causa della guerra

Settima edizione: 1919

Prima vittoria di Costante Girardengo, detto l’omino di Novi. Fu capolista dalla prima all’ultima tappa. Vinse sette tappe su dieci arrivando a Milano con 51’56 su Belloni. 63 partenti, 15 arrivati. Edizione denominata il Giro di Gira.

Ottava edizione: 1920

Partenza e arrivo a Milano, 23 maggio – 6 giugno. Giradengo si ritira nella seconda tappa, (che sconfinava in Svizzera) dopo una caduta. Vince Tano Belloni l’eterno secondo, ventottenne di Pizzighettone (Cremona). Fu soprannominato il Giolitti in bicicletta perché, secondo i critici rifletteva troppo. Lui rispondeva: Io non rifletto: soffro. Belloni gareggiava per la Bianchi.

Nona edizione: 1921

Vinse Giovanni Brunero della Legnano con un minuto di distacco su Belloni. Girardengo vinse la prime 4 tappe, ma si ferì cadendo nella Chieti-Napoli. Salendo da Rionero Sannitico verso il Piano delle Cinque Miglia si fermò, fece una croce nella polvere della strada e abbandonò la corsa.

Decima edizione: 1922

Si svolse in 10 tappe dal 24 maggio all’11 giugno, per una lunghezza di 3.095 km, alternando un giorno di corsa ad uno di riposo. 75 i partenti, arrivarono in 15. Durante la prima tappa, Brunero, che arrivò primo al traguardo e poi vinse il Giro, fu squalificato e penalizzato di 25 minuti per aver cambiato una ruota. Gli organizzatori per difendersi dalla concorrenza brevettarono uno speciale contrassegno per il Giro.

Undicesima edizione: 1923

10 tappe, dal 23 maggio al 10 giugno per 3202 km. Esordisce Ottavio Bottecchia che conclude al quinto posto e primo degli isolati (i corridori senza squadra), e viene notato da Henri Pélissier che lo invitò al Tour de France dove arrivò secondo proprio dietro Pélissier, lo vinse però i due anni successivi. E’ l’anno del cinema e delle scommesse, vengono ripresi per la prima volta gli arrivi. Domina Girardengo vincendo 8 tappe su 10. I partenti sono 97, giunti al traguardo in 38.

Dodicesima edizione: 1924

Partecipa per la prima volta in assoluto una donna, Alfonsina
Strada, contadina della campagna Milanese. Accusò subito ritardi enormi, ma continuò fino a Perugia, dove gli organizzatori le impedirono fisicamente di ripartire. Nonostante i ritardi non era l’ultima in classifica. Vinse Giuseppe Enrici.

Tredicesima edizione: 1925

Si affaccia sulla scena vincendo subito il Giro, Alfredo Binda, che si aggiudicò solo la tappa Napoli-Bari. Comincia il dualismo Binda-Girardengo a cui non bastarono sei traguardi parziali. Binda alla quinta tappa (erano 12) vinse con quasi 5 minuti di vantaggio su Girardengo. Aveva solo 22 anni. Fu soprannominato il grande antipatico per la sua freddezza e determinazione.

Quattordicesima edizione: 1926

Appassionante duello fra la squadra Legnano (Binda, Brunero, Linari) e Wolsit (Girardengo, Belloni, Bestetti). Nascono le prime strategie, ogni sera in albergo i rappresentanti di queste due formazioni si riunivano per concordare strategie, attacchi e divertire di più la gente. Si ritira Girardengo, Binda cade, prende mezz’ora di distacco e si mette al servizio di Brunero, che vince. Binda si aggiudicò ben sei tappe.

Quindicesima edizione: 1927

15 tappe, si disputano una in fila all’altra (almeno le prime, e non con un giorno di riposo fra l’una e l’altra come prima). Nasce la rivalità Binda Learco Guerra ( la locomotiva umana, per la sua predisposizione alle gare a cronometro). Binda comandò la classifica dalla prima all’ultima tappa vincendone 12, e a Milano ha 27 minuti di vantaggio su Brunero. A Napoli, Binda dopo aver vinto la tappa, si fece dare una tromba da un componente della banda musicale e suonò a lungo per dimostrare che era ancora freschissimo e in forze.

Sedicesima edizione: 1928

298 corridori alla partenza, di cui 126 giunti al traguardo. Dominato da Binda, che si aggiudicò 6 tappe. 5 ne vinse Domenico Piemontesi, che non impensierì mai Binda in classifica generale. L’ottava tappa fu vinta da Albino Binda, fratello e gregario del campione. Alfredo in seguito ammise di aver suggerito al fratello di andare in fuga quando lui si fosse fermato per girare la ruota (operazione comune prima dell’introduzione del cambio). Albino seguì il consiglio e vinse perché tutti gli altri corridori si fermarono per controllare Alfredo (che giunse secondo).


Diciassettesima edizione: 1929

Binda vince 8 tappe di seguito, dalla seconda alla nona e uccide il Giro. La tragedia di Belloni: sulla salita di Ferentino nella tappa Formia-Roma (198 km), investì un bambino che giocava in mezzo alla strada e lo uccise. Per il dolore si ritirò dalla corsa.

Diciottesima edizione 1930

Gli organizzatori della Gazzetta si accordarono con Colombo, titolare della Legnano perché pagasse Binda (22.500 lire: un cifra per l’epoca) affinché non si iscrivesse al Giro. Lo stesso premio spettante al vincitore.

Diciannovesima edizione 1931

Nella prima tappa: Milano-Mantova Learco Guerra batte Binda e indossa la prima maglia rosa, istituita per distinguere il primo in classifica. A fine carriera l’avrà indossata 60 volte, secondo solo a Merckx con 76 e davanti a Bartali (50). E’ l’anno di Francesco Camusso, piemontese di Cumiana: l’uomo del Sestrière.

Ventesima edizione: 1932

Vince il primo gregario: Pesenti, bergamasco di 27 anni. Su 109 partenti, arrivarono al traguardo in 65. Si registrò una delle ultime prestazioni di rilievo di Costante Girardengo, che a 39 anni arrivò secondo nella prima tappa, ma si ritirò durante la quinta. All’età di 47 anni prese il via anche il “Diavolo Rosso” Giovanni Gerbi, che non riuscì a concludere la corsa. Il Giro comincia ad essere seguito dalla radio: la Eiar trasmette la radiocronaca dell’arrivo a Milano.

Fonte: repubblica .it