I sondaggi che fotografano gli italiani
Tag: sondaggi
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6 Ottobre, 2008

Il Bel Paese continua a cambiare, per capire come si ricorre ai sondaggi, strumenti statistici che però nascondono delle insidie: calcoli sbagliati, qualche bugia e domande trappola. Per “fotografare” le abitudini di un gruppo di persone si ricorre ad un campione rappresentativo. Sono 94 le società che registrano e studiano le nostre tendenze, con metodi quasi infallibili.
Da buoni italiani iniziamo dall’aspetto più favorevole: tra le lenzuola i maschi italiani sono tra i più desiderati d’Europa. Lo ha stabilito nel 2004 un sondaggio del Wall Street Journal, e che ci importa se invece altri sondaggi hanno stabilito invece che il macho italiano si pavoneggia più del dovuto ed 40% degli uomini a letto dorme soltanto.
Sondaggi appunto, indagini che misurano il termometro dell’opinione pubblica, e che oggi dilagano tra riviste, talk show e siti internet, ma sono davvero affidabili? E soprattutto come si realizzano?
Il primo passo è stabilire chi ci interessa interpellare spiega Enrico Finzi, sociologo e presidente di Astra ricerche. Dal momento che non si può intervistare tutta la popolazione, i sondaggi si effettuano su gruppi che riproducono in miniatura le caratteristiche geografiche e sociali; nel caso degli italiani quindi il 51% del campione dovrà essere femminile, il 36% risiedere al sud, ed il 53% in un comune inferiore a 200.000 abitanti. Una sorta di mini-italia, chiamata campione scientifico.
L’affidabilità del sondaggio dipende proprio da quanto fedelmente il campione rappresenta la realtà.
Il terzo gradino è costituito dall’argomento delle domande, dal voto elettorale al campionato di calcio, il questionario non deve mai essere troppo lungo, altrimenti l’intervistato potrebbe annoiarsi ed abbandonare.
I sondaggi hanno dei limiti, non tanto nel margine di errore, stimato intorno al 2% su un campione tra 800 e 1000 individui, ma per la realizzazione del campione che spesso, per mancanza di fondi è fatta male. Più è ampio il campione, maggiore è l’aderenza alla realtà, ma non sempre. E’ necessario tenere conto di alcuni fattori critici: su un campione di 600 individui per esempio, 180 rifiutano di rispondere alle domande, e 150 non le capiscono. Ne rimangono 270; alcuni dei quali, difficile stabilire quanti, mentiranno.
Le bugie sono un fenomeno comune, soprattutto su argomenti come le droghe, o il sesso, e sono difficili da quantificare, dice Finzi. Diversi invece, sono i casi di manipolazione. In media per esempio, tra il 51% e il 53% degli italiani è contrario alla pena di morte, ma se la domanda è inserita al termine di un questionario sui pedofili assassini, è normale che la percentuale tenda a crescere, anche se non significa che ci sia stato uno spostamento dell’opinione pubblica a favore della sedia elettrica.
Nel 1981 dice ancora Finzi, abbiamo realizzato un sondaggio su quante volte gli italiani facessero l’amore. Il risultato è stato che al Sud la percentuale era il doppio che al Nord, ma un’altra ricerca sullo stesso argomento ha evidenziato che nel Settentrione prevale la cultura del “si fa ma non si dice”, mentre al Sud quello dello sciupa femmine; si trattava di due bugie opposte.
Casi celebri di sondaggi non azzeccati:
La “due cavalli”, quando fu lanciata dalla Citroën nel 1948 venne derisa dalla stampa, e fu un successo.
Il Gatorade, secondo un’indagine di mercato sarebbe rimasta un prodotto di nicchia, rivolta solamente a chi pratica sport. L’azienda commissionò la ricerca ad un istituto diverso, secondo il quale se presentato come una bibita di largo consumo avrebbe potuto sfondare, e così fu.
Un rasoio maschile, apprezzato, secondo una ricerca dall’84% delle donne. Partendo da un campione misto di maschi e femmine, fu messo un “1″ al posto di uno “0″, che ribaltò l’esito del sondaggio: un mondo pieno di donne barbute ed uomini glabri.
Per evitare questi problemi esistono programmi che verificano la coerenza delle risposte. Se un intervistato ha meno di 18 anni non può essere laureato, se un militare fa largo uso di assorbenti significa che è una donna. Spesso però i dati sono giusti ma l’interpretazione sproporzionata. Un caso classico riguarda gli omosessuali, che negli ultimi 10 anni sarebbero aumentati, ma bisogna calcolare che ormai da qualche tempo non ci si vergogna più di essere gay, quindi aumentano coloro che lo dichiarano.
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