Ogni giorno, una vittima illustre. La marcia di avvicinamento verso Brasile 2014 è stata scandita da una serie impressionante di infortuni. Che, ironia della sorte, hanno colpito molte stelle designate, piuttosto che semplici comprimari. Guai che hanno avuto sempre origine traumatica. Insomma, pura sfortuna. Nel suo piccolo l’Italia può “denunciare” la perdita di Montolivo, ma stanno peggio Francia e Colombia, che hanno perso Ribery e Radamel Falcao, oltre ovviamente ai diretti interessati: il francese era all’ultima vetrina con la nazionale, il bomber del Monaco doveva dare credito alle valanghe di gol realizzate negli ultimi quattro anni. Sperando che non succeda più nulla nelle ultime ore, andiamo alla scoperta delle sei stelle più lucenti rimaste in gara. Non tutte brillano già allo stesso modo nel firmamento calcistico. Ma tra poche settimane la gerarchia potrebbe essere riscritta.

Neymar, giocatore del Brasile

Sarà lui la stella più lucente? In Brasile vogliono togliere al più presto quel tempo declinato al futuro. Perché la voglia di Mondiale (contestatori a parte) è molto alta, e perché il trascinatore designato dev’essere lui. Nonostante la stagione d’esordio nel grande calcio non sia stata straordinaria, e nonostante il livello dei compagni con cui dovrà dividere l’onere-onore di dover rincorrere una vittoria obbligata non sia altissimo. La domanda che l’intero mondo del calcio si fa è se le sue spalle saranno sufficientemente larghe per sopportare il peso di 64 anni di storia, tanti ne sono passati dal Maracanazo 1950, la sconfitta più drammatica nella storia del calcio brasiliano, e non solo. Arrivare secondi equivarrebbe ad un’eliminazione al primo turno, ma i chiari di luna non sono buoni. Perché nel primo anno a Barcellona Neymar jr. ha palesato qualche difficoltà nel reggere il peso della cifra-monstre spesa per acquistarlo, oltre che insospettati problemi nell’adattarsi a un tipo di calcio più europeo. Maradona e Messi fallirono il primo Mondiale, Pelè no. Una soluzione intermedia potrebbe anche bastare per la gloria eterna.

Neymar, giocatore del Brasile

Lionel Messi, stella dell’Argentina

I numeri parlano chiaro: quella che va a concludersi è stata la sua peggior stagione a livello personale. Con il Barcellona ha vinto solo la Supercoppa nazionale, mentre la quota gol si è fermata a 38. Briciole, per chi era abituato a battere ogni sorta di record. L’attenuante di un paio di infortuni è valida, ma non basta. Il dubbio è inevitabile: ha pagato la decadenza del tiqui taka o si è risparmiato per il Mondiale? Buone entrambe, visto che le serate di gala steccate a livello internazionale sono state troppe anche per un gioco di squadra stantio e prevedibile, ma è indubbio che il tarlo Brasile abbia cominciato a logorarlo ben prima dell’inizio del 2014, come confermato da quei frequenti malori frutto dello stress. Con l’amico-nemico Neymar condivide i difficili panni del salvatore della patria: perché se il Brasile è obbligato a vincere, l’Argentina può anche limitarsi ad una buona figura, a patto però che sia il suo Principe a trascinarla. A furia di perdere occasioni infatti la Pulce è arrivata a 27 anni senza aver ancora mai inciso in un Mondiale. Il paragone con Maradona è stantio, ma inevitabile. E assodato che raggiungere il maestro sarà impossibile, vincere in casa del nemico non avrebbe prezzo. E varrebbe il pass diretto verso la leggenda.

 Lionel Messi, stella dell'Argentina

Cristiano Ronaldo, attaccante del Portogallo

Come lui solo Maradona. Non ancora, e forse mai, dal punto di vista tecnico, bensì sotto quello delle aspettative. Grosso modo infatti l’Argentina ’86 che Diego trascinò letteralmente alla vittoria della Coppa del Mondo sta al Portogallo 2014, che s’affida a CR7 per salire l’ultimo gradino dopo l’evidente crescita dell’ultimo decennio. Resta da capire quanto c’è della squadra nel quarto posto nel 2006, e l’eliminazione nel 2010 solo ad opera della Spagna, che avrebbe poi concesso il bis ai rigori nella semifinale di Euro 2012, e quanto della sola farina di Ronaldo, che ha dato un esempio del proprio impatto nel doppio spareggio contro la Svezia. Quel che è certo è che, al netto della recente infiammazione al tendine rotuleo, la stella del Real arriva all’appuntamento nelle migliori condizioni possibili, soprattutto sul piano psicologico, al termine di una stagione memorabile, con il record di gol personale assoluto e in Champions e Coppa alzata nella sua Lisbona, anche se non al termine di una prestazione memorabile. La nazione è ai suoi piedi. Fare meglio di Messi potrebbe bastare per il terzo Pallone d’oro della carriera.

Cristiano Ronaldo, attaccante del Portogallo

Diego Costa, campione della Spagna

Io mi sento brasiliano, ma ho scelto la Spagna”. Come scontentare due popoli in un colpo solo. La memorabile stagione del centravanti dell’Atlético Madrid, letteralmente esploso in zona gol senza “preavviso” e ultimo esemplare dei centravanti moderni, fisici ma generosi, si chiuderà con la prova più difficile. Che non è stata mettersi alle spalle Real e Barcellona in campionato, o assistere dalla panchina alla beffa-Champions, ma sarà sopportare i fischi assordanti che lo accoglieranno in ogni stadio brasiliano. Le parole con cui ha giustificato la scelta di abbracciare i Campioni del Mondo in effetti non hanno convinto nessuno, e potrebbero trasformarsi in un boomerang. Così come tutta da dimostrare è la possibilità di ambientarsi in tempi rapidissimi al calcio tutto possesso della Spagna. L’unica partita giocata in Nazionale, contro l’Italia, l’ha visto sparare a salve. Ma per sua fortuna il contratto col Chelsea è già stato stipulato…

Diego Costa, campione della Spagna

Miroslav Klose, stella della nazionale tedesca

Tra tutti i protagonisti più atteso è colui che ha meno da dimostrare. Perché nella storia del Mondiale c’è già, grazie ai 14 gol già realizzati. Ancora uno e sarà il migliore di tutti. Forse non il più forte, ma d’altronde mettere in porta dei palloni è quanto richiesto ad uno degli ultimi esempi di centravanti vecchio stile, forse l’ultimo in assoluto in un calcio tedesco in trasformazione. Se poi al record si riuscisse ad unire la vittoria attesa da 24 anni la gioia sarebbe totale. A 36 anni, e dopo un paio di stagioni piene di acciacchi alla Lazio, Miro è arrivato all’appuntamento atteso da un quadriennio. Il c.t. della Germania Löw ha costruito l’attacco su misura per lui, evitando convocazioni che avrebbero potuto aprire concorrenze. La qualità sulla trequarti è notevole, al bomber di origini polacche il compito di tradurla in gol. Sperando di non incrociare l’Italia, e che Low non opti per il falso centravanti.

miroslav-klose

Mario Balotelli, stella dell’Italia

Dal Times che ne fa uno degli uomini più influenti del mondo (!), fino all’intervista a sé stesso per il sito della Fifa. Non c’è nulla da fare, al momento Super Mario è personaggio più fuori che dentro il campo. E pazienza se dicendoglielo si rischia di sentirsi dire che non si capisce nulla di calcio. Ma già l’inserimento tra le possibili stelle del Mondiale vale come un notevole incentivo. A quasi 24 anni il momento della svolta non può più essere rinviato. Un Balotelli a grandissimi livelli nel calcio del futuro deve passare da una serie di prestazioni convincenti in Brasile, pena il forse definitivo oblio almeno a livello internazionale. I dubbi tattici di Prandelli rischiano di farlo ammalare di ipocondria calcistica. Ma in coppia o da solo, che attacchi la profondità o che venga incontro la notte magica contro la Germania ad Euro 2012 deve trovare delle sorelle. Per l’Italia e per sé stesso.

Juan Guillermo Cuadrado, campione della Colombia

Un piccolo posticino tra le stelle Mondiali se lo ritaglia anche la Serie A, ovvero la palestra in cui la freccia colombiana ha trovato le condizioni ideali per trasformarsi in un potenziale crack. Pensare a tutto questo dopo averlo visto muovere timidamente i primi passi tra Udinese e Lecce può suonare incredibile, ma la strada verso la gloria sembra tracciata. Mentre infatti alle nostre latitudini Fiorentina e Udinese si disputano la comproprietà di Juan, all’estero sono convinti di accaparrarselo molto in fretta. Bayern Monaco e Barcellona sono pronte a fare follie, ma prima di affondare attendono la prova del fuoco chiamata Mondiale. In Brasile infatti Cuadrado agirà da esterno difensivo a quattro, ruolo quasi mai ricoperto in Italia, ma che Guardiola e Luis Enrique sono pronti a cucirgli addosso. Velocità, tecnica e visione di gioco non gli mancano, il rendimento in fase difensiva sì. Ma una Colombia piena di qualità e tutta votata all’attacco potrebbe essere un’arma a doppio taglio.

Juan-Guillermo-Cuadrado

SPECIALE MONDIALI BRASILE 2014 SU SDAMY

Segui su sdamy i Mondiali calcio Brasile 2014, queste le varie sezioni: