Tutte le finaliste di Euro 2012 sono scese in campo una volta, ed è quindi possibile tracciare un primo bilancio di quanto visto. Ciò che balza all’occhio è il grande equilibrio. E’ indispensabile premettere che le prestazioni delle squadre più attese, e con esse dei giocatori più rappresentativi, risente di una stagione di club lunghissima e logorante. Dopo che quasi tutti i top players europei hanno giocato una media di quaranta partite l’anno è inevitabile che le gambe e la lucidità vengano meno soprattutto in un contesto come quello delle Nazionali in cui si è avuto poco tempo per provare. Le squadre che hanno maggiormente convinto sono state quindi delle outsiders, su tutte Russia, Croazia ed Ucraina: solo la Nazionale di Advocaat, però, che oggi potrebbe già staccare il biglietto per la seconda fase contro la Polonia, sembra destinata a fare strada sapendo unire ad un’ottima tecnica anche la velocità di pensiero e di esecuzione dei propri interpreti. Positiva ma ancora migliorabile la Germania al pari della Spagna, ha invece deluso e molto l’Olanda, che è sembrata pagare più di altri la stanchezza.
E l’Italia? La prestazione degli azzurri è stata ambigua: ottima la fase di pressing, rivedibile quella offensiva ma la sensazione è che il gruppo ci sia di testa e di gambe. E per fare strada in una competizione così equilibrata potrebbe anche bastare. Sul piano tattico non si sono ancora viste grandi novità, né bisogna aspettarsi particolari rivoluzioni: quanto finora visto ha comunque confermato l’estinzione o quasi del trequartista, una figura fagocitata dai ritmi sempre più frenetici del calcio d’oggi che mal si sposano con il tradizionale rallentamento del gioco imposto da chi è chiamato a suggerire le punte. Nessuna squadra ha finora impostato un giocatore fisso alle spalle degli attaccanti: quelle che più si sono avvicinate sono state l’Ucraina, con il mobilissimo Konoplyanka a svariare su tutto il fronte, e la Croazia, disposta con il classico rombo esaltato dalle geometrie di Modric.
Per il resto a farla da padrone è il 4-2-3-1, schema particolarmente elastico che si presta a mille interpretazioni: da chi, come Francia ed Olanda, tende per tradizione ad allargare il gioco, a chi come la Germania finisce per esaltare comunque le doti del trequartista centrale (Ozil). E se la scuola anglosassone rimane ancorata ad un 4-4-2 troppo scolastico, solo l’Italia ha esplorato la strada della difesa a tre, ma d’altro canto solo la Spagna ha azzardato una formazione priva di attaccanti. E’ solo un caso che la partita in questione sia stata la più divertente in assoluto?
