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» Itinerari luoghi da visitare

  • Custoza tra storia, natura e cucina
    custoza

    Custoza, territorio veronese nel verde delle campagne diligentemente coltivate a vite. Per chi ama storia, natura e buona cucina, Custoza è senza dubbio un paese da scoprire, immerso tra il verde di una rigogliosa vegetazione spontanea e i vigneti.

    Gode di una particolare posizione geografica, poiché il suo territorio compreso tra Sommacampagna, Villafranca di Verona e Valeggio sul Mincio, si estende sulla sommità di un colle che domina la sottostante pianura Padana. Il territorio può essere apprezzato attraverso passeggiate da effettuarsi lungo i numerosi percorsi storici e naturalistici: in particolare gli itinerari denominati “Percorsi della Storia”, “Cammina Custoza” e “Percorso del Tamburino Sardo” faranno scoprire ed ammirare l’Ossario, l’Obelisco della cavalchina, il monumento ai Caduti di Monte Croce e la leggendaria casa del Tamburino Sardo.

    Le battaglie di Custoza

    E’ nell’aprile del 1848 e nel giugno del 1866 che questi verdi colli diventarono campo di battaglia per gli scontri risorgimentali tra italiani ed Austriaci. Le trattative per la cessazione definitiva dei combattimenti si svolsero a Villafranca nel luglio del 1859; l’Italia non era ancora unificata. Verona venne annessa al Regno d’Italia con il Plebiscito dell’ottobre 1866. Basteranno poche ore per conoscere gli splendidi paesaggi immersi nei teatri delle battaglie delle Guerre d’Indipendenza, e poter osservare antichi casolari e corti contadine, passeggiare in campagna tra vigneti e boschetti incontaminati

    La tradizione degli agriturismi

    Non saranno solamente il paesaggio e i caratteristici prodotti vinicoli a rendere unico il soggiorno nel territorio di Custoza, ma anche le delizie della rinomata tradizione gastronomica. Per comprendere bene un luogo e la sua gente è necessario conoscerne anche le consuetudini culinarie. La cucina della zona è ricca di tradizione e creatività, rispettosa di antiche usanze, di piatti semplici e prelibati. I prodotti prevalentemente utilizzati provengono dai numerosi allevamenti bovini, suini e avicoli, nonché dalla produzione agricola locale, materie prime freschissime e genuine che permettono di ottenere una cucina gustosa quanto sana.

    Dai salumi al polletto alle braci, dal Bardolino al bianco di Custoza

    Da sottolineare la produzione di salame e soppressa, entrambi confezionati e stagionati artigianalmente, che si possono gustare in molti ristoranti e agriturismi della zona, serviti su tagliere con altri squisiti salumi e con polenta, il tutto da annaffiare con Bardolino doc.

    Nella zona di Santa Lucia ai Monti, Custoza, Sommacampagna e Sona, sono apprezzati i caratteristici polletti sulle braci. Con le prime gelate, si inizia a raccogliere il broccoletto di Custoza, una rara varietà di broccolo molto dolce, coltivato esclusivamente sulle colline intorno al paese; si può degustare lessato e accompagnato da uova sode o da una fetta di salame con polenta. Custoza gli ha dedicato una tipica sagra paesana che si tiene nei primi giorni di gennaio.

    Custoza deve la sua notorietà anche all’omonimo vino, un bianco delicato particolarmente diffuso ed apprezzato, ma vanta anche altre eccellenti produzioni vinicole, tra le quali il Bardolino. Una visita della zona permetterà di conoscere una cucina tipica fatta di antiche ricette. La pasta fatta in casa, i tortellini di Valeggio, i risotti di Isola della Scala, il lesso con la pearà, la torta delle rose e le sfogliatine di villafranca.

    Da segnalare infine nelle zone, le abbondanti coltivazioni di pesche e kiwi.

  • Antro del Corchia, 60km di gallerie a Lucca
    Antro del Corchia

    Antro del Corchia

    60 chilometri di gallerie, oltre 1000 metri di dislivello tra l’imbocco più elevato ed il fondo. Cifre che sintetizzano l’importanza di questa cavità che rappresenta il sistema carsico più esteso d’Italia ed uno dei maggiori d’Europa. Dal 1840 generazioni di speleologi si sono avvicendate in spedizioni che hanno aggiunto ogni anno nuovi saloni, pozzi, camini e gallerie.

    Il Monte Corchia è collocato nel settore meridionale delle Alpi Apuane, nel territorio del Comune di Stazzema (Lucca). Dal 2001 nella grotta è presente un percorso attrezzato che, tra andata e ritorno, si snoda per circa due chilometri attraverso una serie di ambienti di elevato interesse morfologico.

    L’accesso all’Antro del Corchia (detto anche Buca d’Eolo a causa della violenta corrente d’aria che lo percorre) avviene mediante una galleria artificiale di 170 metri. Appena entrati, si lascia sulla destra una tozza concrezione stalagmitica denominata “Il Gendarme”. La progressione nell’Antro è facilitata da passerelle, ponti, rampe e gradoni in acciaio. Con 37 m di dislivello e ben 212 scalini, si affronta subito una discesa impegnativa lungo la “Galleria Franosa” costituita da un unico impressionante e stretto vano, che supera i 30 m di altezza, larghezza mai superiore ai 4 m, fino a ridursi a 150 cm. La “Galleria Franosa” termina a 843 m, in uno slargo dove hanno origine la “Galleria degli Inglesi” e l’imbocco del “Pozzo Suzanne”.

    La “Galleria degli Inglesi” si sviluppa per 245 m di lunghezza ed appartiene ad un reticolo di condotti rettilinei, orizzontali e sovrapposti, è spesso interrotta da piccoli salti, formati talvolta da caos di blocchi precipitati dall’alto. Lungo questa parte del percorso, le pareti della grotta sono ricoperte da scallops (piccole concavità regolari, dette anche a “colpi di sgorbia”), di varie dimensioni, risultato di passati scorrimenti turbolenti delle acque sotterranee. Al termine della “Galleria degli Inglesi”, sulla sinistra, una cascatella precipita da un alto camino incidendo la parete con ampie scanalature. Il percorso attrezzato, raggiunta quota 859 m, evita di proseguire dritto verso la “Risalita dei Romani”. 

    Si piega invece a destra per l’ingresso della “Galleria del Venerdì”, attraverso una strettoia. La galleria ha una lunghezza di 261 m ed è interamente d’origine freatica. Ad un terzo del suo sviluppo si può ammirare un’imponente concrezione a colata, che simula la forma di un’aquila, con le ali pronte al volo. Di fianco, un anfratto stalagmitico, ha preso il nome di “Capanna trogloditica”. Dopo circa 75 m, si giunge al “Laghetto del Venerdì”.

    Da qui si arriva nella suggestiva “Galleria delle Stalattiti”, non prima di aver attraversato una sorta di vestibolo, ormai quasi del tutto fossile. E’ la “Foresta pietrificata”, con stalattiti e stalagmiti dalle forme rigonfie e dal colore grigio-bruno della terra. L’acqua qui non scorre e le concrezioni sono così dense che quasi ostacolano il cammino. Un grosso masso di crollo, con sopra una stalagmite fa da architrave alla porta d’ingresso per la parte ancora “viva” della “Galleria delle Stalattiti”. Sono ambienti di intensa suggestione, ai quali poche sale sotterranee al mondo si possono paragonare ancora oggi.

    Al termine della galleria si prosegue per un breve tratto discendente, attraversato da un torrentello in cascata, con massi di crollo che restringono il cammino. Poi il percorso ritorna piano ed agevole per tornare al punto di chiusura dell’anello finale. Sulla sinistra la possibilità di rivedere l’eden delle “Stalattiti”, prima di prendere la via d’uscita.

    Descrivere quanto si presenta agli occhi in luoghi come questo è impossibile, per la ricchezza cromatica e la varietà di forme che qui si sono originate, e per la sensazione che pervade il visitatore nell’ammirare bellezze della natura creatisi nel corso dei secoli.

    Le visite, della durata di circa due ore, hanno orari differenziati nel corso dell’anno; si raccomanda pertanto la prenotazione. Data la temperatura (+7,6° C.) e le caratteristiche del percorso (dislivello complessivo a/r di 356 metri) si consigliano un maglione e robuste calzature con suola di gomma.

    Informazioni dettagliate sul sito www.antrocorchia.it

    Foto Antro del Corchia



  • Montepulciano: luoghi da visitare, itinerari e tradizione gastronomica

    Situato in provincia di Siena, tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia, Montepulciano è un caratteristico borgo toscano di circa 14.000 abitanti che sorge in un paesaggio collinare prevalentemente agricolo.

    A fare da sfondo a Montepulciano sono infatti gli ulivi e i vigneti della Valdichiana e boschi.

    Il nome Montepulciano, composto dalle due parole Monte e Pulciano, deriva dall’etrusco Purth, cioè condottiero.

    Del comune di Montepulciano fanno parte anche le frazioni di Abbadia di Montepulciano, Acquaviva, Gracciano, Sant’albino e Valiano.

    Montepulciano, panorama

    Montepulciano, panorama


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  • Trapani: luoghi da visitare, itinerari e tradizione gastronomica

    Situata nella parte occidentale della Sicilia, Trapani è una città di circa 70.000 abitanti.

    La sua collocazione geografica, su una lingua di terra che si affaccia a nord sul Mar Tirreno e ad ovest sul Mar Mediterraneo, spiega l’appellativo di Città dei due mari, con cui Trapani è nota.

    La stessa posizione ha favorito lo sviluppo di attività, come l’estrazione ed il commercio del sale e la lavorazione del corallo, che troavno le loro origini nel periodo compreso tra il XV e il XVI secolo dai pescatori trapanesi. Tra essi vennero chiamati corallari i membri della corporazione dei Pescatori della marina piccola del Palazzo, che abitavano nell’ attuale via Corallari.

    Ancora oggi la lavorazione del corallo è praticata, così come il commercio dei prodotti di questa attività: oggetti sacri, cornici, presepi.

    Trapani, panorama

    Trapani, panorama


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  • Vernazza: luoghi da visitare, itinerari e tradizione gastronomica

    Situato in Liguria, nella provincia della Spezia, Vernazza è uno dei borghi che formano la zona nota come Cinque Terre.

    Il suo territorio, insieme a quello degli altri quattro borghi delle Cinque Terre, è stato riconosciuto nel 1997 Patrimonio Mondiale dell’Umanità e fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre, sorto nel 1999.

    Il nome della città deriverebbe dal latino verna, “del luogo”, “indigeno”, riferito al vino vernaccia che, essendo qui prodotto, era noto come vino locale.

    Secondo un’altra versione, il nome proverrebbe dal latino Vulnetia, nome di una famiglia proprietaria di fondi.

    Vernazza si contraddistingue per l’eleganza dello stile architettonico dei portali e porticati degli edifici fatti costruire dalle famiglie genovesi. Caratteristiche anche le case torre ed i castelli, strutture tipiche di tutti i borghi della zona delle
    delle Cinque Terre.

    Vernazza, panorama

    Vernazza, panorama


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  • Veneto, il parco naturale della Lessinia

     Veneto, il parco naturale della Lessinia

    La Lessinia propone arte e cultura, offre una lettura sempre diversa e mai monotona, dei suoi vari aspetti. Percorrendola, analizzandola cercando di conoscere la sua storia, le motivazioni dei suoi aspetti, si scopre sempre qualcosa di nuovo.

    Per quanto riguarda l’arte e la cultura come espressione artistica più evidente, legate alla cultura religiosa, abbiamo le steli di pietra con figure sacre a bassorilievo, composizioni di una semplicità ed una intensità elevatissime. Erano sparse in tutta l’Alta Lessinia, molte sono scomparse, altre sono state raccolte nei musei, altre ancora sono visibili nella stessa collocazione originaria, in un ambiente naturale che costituisce la migliore cornice e il migliore completamento.

    Oltre alle steli sacre sono da ricordare le numerose case affrescate anche in questo caso, come oggetti sacri. Sono da ricordare anche le meridiane. Ma arte e cultura non si fermano a queste che sono le manifestazioni più emblematiche. La Lessinia accoglie un’architettura civile come le malghe e gli edifici delle contrade che manifestano una capacità costruttiva elevata da parte degli antichi abitanti.

    Accoglie anche i ricordi della guerra 1915/1918, anche se mai combattuta in questo territorio. Una serie di forti che vanno dalla Val d’Adige alla Valle di Illasi. Accoglie tracce di trincee, posti di vedetta in galleria, piazzole per cannoni, edifici un tempo destinati ad ospedali da campo. Le strade, la maggior parte delle quali è stata costruita dal Genio Militare dopo l’annessione del Veneto all’Italia, si individuano facilmente: sono delimitate da paracarri di pietra e delle quali è possibile ammirare ancora oggi, i muri di sostegno, sempre in pietra.

    In Lessinia non esiste una cultura legata a personaggi di spicco; è una cultura diffusa nella popolazione rilevabile ancora oggi, anche se in misura limitata. Usanze e tradizioni della Lessinia sono legate ai momenti più importanti della vita, leggende che ricordano le “fade” e gli “orchi” e le “anguane”, esseri misteriosi.

    Sempre nell’ambito degli aspetti culturali, il territorio lessinico è caratterizzato dalla presenza di una serie di musei ubicati nei centri abitati più importanti: S.Anna d’Alfaedo, Molina, Boscochiesanuova, Camposilvano, Giazza, Bolca e Roncà. Hanno contenuti naturalistici ed etnografici e sono facilmente raggiungibili attraverso comode strade. Molina, oltre ad avere un Museo, è importante anche per il parco delle cascate, lungo le quali è stato attrezzato un percorso naturalistico di grande bellezza.

    Una delle architetture fino a poco tempo fa presenti nel territorio, di Vestenanova in particolare, è quella dei mulini. Nel territorio vestenese ha infatti origine la zona denominata Valle dei Mulini. Gli abitanti ricordano che lungo la valle lavoravano ben otto mulini. A Vestenanova è possibile visitare l’antico mulino dei Gaji che si trovava lungo la valle dei Gaggi e che risultava aver macinato fino al 1967, l’ultimo esemplare rimasto in piedi negli anni ottanta.

    La Pro Loco di Vestenanova ha salvaguardato questo frammento di storia ed economia locale per renderlo visibile alle generazioni future, ricostruendolo in un ambiente simile a quello originario, su un terreno messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale in via Chiesa.

     Veneto, il parco naturale della Lessinia

  • Lago di Garda, la medievale Torri del Benaco

     Torri del Benaco

    Torri del Benàco conserva il fascino del paese medioevale, raccolta tra mura e torri attorno al suo porticciolo, che ricorda e ancora rinnova le tradizioni dei pescatori del Lago di Garda.

    Il clima di Torri è dolcissimo, e lo dimostra la vegetazione tipicamente mediterranea. Anche qui come in molti altri paesi del lago trionfa l’olivo, che ricopre il pendio del Monte Baldo dai 300-400 metri di altezza in giù, praticamente fino alle spiaggette del lago. La magnifica cinta di mura, il ben restaurato Castello e le strutture delle abitazioni più antiche conferiscono a Torri del Benàco il suo inconfondibile aspetto, nel quale si fondono i ricordi del passato medioevale e la vivacità di un moderno centro turistico.

    Contrade e dintorni a Torri del Benaco

    Nelle contrade circostanti e sulle colline dei dintorni, frequenti chiesette isolate dominano il panorama, a volte custodendo insospettati tesori d’arte medioevale e rinascimentale. Come in tutta la Riviera degli Olivi, le case di Torri sono costruite in pietra, spesso con archi e sottopassaggi (”vòlti”) e con nuovi scorci prospettici ad ogni passo. Si tratta nella maggior parte dei casi di un’architettura spontanea, che riflette i dati di un’antica tradizione e che viene attentamente rispettata negli incessanti lavori di restauro e ristrutturazione.

    Il castello di Torri del Benaco

    Nel suo stato attuale il Castello fu edificato a partire dal 1383 sotto il dominio di Antonio della Scala, l’ultimo dei Signori Scaligeri. Pochi anni dopo, nel 1387 il nuovo castello fu espugnato dai Visconti di Milano, che stabilirono per breve tempo la loro signoria sull’intera zona. Una delle cause della caduta del castello fu l’uso della polvere da sparo, che aveva reso meno efficaci le fortificazioni studiate secondo i vecchi sistemi. A partire dal 1983 il Castello, ripulito e restaurato ospita il Museo del Castello Scaligero, dedicato ad illustrare la cultura di Torri e di tutta la Riviera e arricchito da una splendida “limonaia”, esempio visitabile delle serre in cui venivano fatti crescere gli agrumi.

    Sulla torre del mastio vengono celebrati romantici matrimoni.

    La Chiesa Parrocchiale di Torri del Benaco

    La Chiesa di San Pietro e Paolo fu costruita nel 1719, al posto della chiesa precedente , compromessa dal tempo. Il disegno della facciata, con doppio registro di semilesene in ordine dorico al piano terra e corinzio al primo, è di Antonio Spiazzi. Il campanile del 1724, poggia le fondamenta su una delle torri dell’antica cerchia muraria del paese. L’interno è a navata unica, con quattro altari laterali, di cui due, quello del Rosario e quello della Madonna del Carmine opera dei maestri Cristoforo e Teodoro Benedetti (padre e figlio). Altare e balaustra sono del 1702, realizzati per la chiesa precedente da Tomio Tomezzoli. Pregevoli le pale d’altare tra cui spicca quella della Vergine e San Filippo Neri di Pietro Rotari, e quella di San Luigi Gonzaga, del Boscaratti.

    Sull’altare maggiore, dietro al tabernacolo, è visibile la pala di Sebastiano Aragonese, Madonna in trono e i Santi Pietro e Paolo. Il ricco complesso statuario, sia interno che esterno, porta la firma di Michelangelo Speranza e Giuseppe Zampieri. Particolarmente interessante anche l’organo, molto ammirato dai numerosi visitatori, posto sopra la bussola d’ingresso, è del 1743 ad opera di Giuseppe ed Angelo Bonatti.

    Perfettamente funzionante, è ancora oggi utilizzato per concerti di musica sacra nella chiesa.

     Torri del Benaco