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Scoperta la sala da pranzo della Domus Aurea di Nerone

Si trovava sul colle Palatino la coenatio rotunda voluta da Nerone
E’ stata scoperta casualmente, nel corso di lavori di consolidamento della Vigna Barberini, un’area del colle Palatino di Roma, la ‘coenatio rotunda’, ovvero la sala da pranzo di Nerone il cui movimento, sia di giorno che di notte, imitava quello
della terra.Una sala di 5 kmquadrati fatta costruire da Nerone per ricreare ‘il mondo in una stanza’
Per la costruzione della sala, Nerone, che desiderava ricreare ‘il mondo in una stanza’, si affidò agli architetti Celere e Severo, che seppero creare
un salone destinato a feste ed eventi mondani ideato per stupire: la sala, estesa per ben 5 kmquadrati, poteva ruotare grazie alla piattaforma di legno poggiata sull’acqua.
La testimonianza di Svetonio
“Abbiamo iniziato a scavare ed abbiamo trovato una poderosa struttura, mai vista prima, che ci fa pensare ad un’aula rotante riconducibile alla sala da pranzo di Nerone» ha spiegato Mariantonietta Tomei, coordinatrice dell’équipe italo-francese che si occupa del lavoro di consolidamento dell’area.
La struttura a pianta circolare rinvenuta sul colle Palatino sembra infatti corrispondere alla descrizione che della sala ruotante viene fatta dallo storico Svetonio nella ‘Vita dei 12 Cesari’:«girava continuamente, giorno e notte, su se stessa, come il mondo».
La struttura rinvenuta, corrispondente ad una torre a picco sulla Valle del Colosseo, è databile dopo l’incendio del 64 d.C.
Immagine tratta da: http://www.ilsole24ore.com -
Durante il restauro della Cappella Paolina torna alla luce un autoritratto di Michelangelo
La Crocifissione di San PietroNel corso dei restauri in atto sugli affreschi presenti in Vaticano, nella Cappella Paolina, è emersa un’importante opera, un affresco che si presuppone essere stato dipinto da Michelangelo, nel quale il maestro fiorentino avrebbe ritratto se stesso.
Maurizio De Luca riconosce l’autoritratto del Maestro nell’affresco della Crocifissione di San Pietro.
L’ipotesi dell’autoritratto è sostenuta dal capo restauratore del Vaticano, Maurizio De Luca, secondo il quale l’autoritratto del maestro fiorentino sarebbe da ravvisare nell’affresco al quale il Buonarroti avrebbe lavorato da 1545 al 1550 e raffigurante la Crocifissione di San Pietro.
Nell’affresco sono ritratti tre cavalieri, tra cui uno indossa un turbante azzurro con lapislazzuli.
Secondo il capo restauratore, l’uomo rivelerebbe lineamenti del volto molto somiglianti a quelli dell’autoritratto di Michelangelo facente parte del Giudizio Universale della Cappella Sistina.
Un nuovo vecchio Michelangelo
Secondo De Luca, la raffigurazione, la cui scoperta è da lui definita ” straordinaria e commovente“, si riferisce ad un “nuovo vecchio Michelangelo che con la Cappella Paolina concluderà la sua attività di pittore per dedicarsi solo alla scultura e all’architettura“.
Giorgio Bonsanti fa notare la presenza del particolare del tirbante azzurro in altri ritratti di Michelangelo
De Luca sostiene già da due anni la tesi che il volto dell’uomo col turbante sia opera di Michelangelo; da parte sua il professor Giorgio Bonsanti, docente di tecnica e restauro all’università di Firenze ed ex sovrintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, ha dichiarato di non escludere l’ipotesi di De Luca, in quanto “quel turbante azzurro è un indizio molto forte perché è il tipico copricapo che gli scultori usavano per ripararsi dalle polveri. E in altri ritratti Buonarroti non a caso lo indossa“.
Immagine tratta da: http://www.affaritaliani.it
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Lavori di restauro rinvengono la più antica icona di San Paolo

E’ successo a Roma lo scorso 19 giugno presso le catacombe di santa Tecla, nei pressi della via Ostiense: durante l’opera di restauro, ai restauratori della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra è apparso, sotto uno strato di calcare e argilla, un dipinto raffigurante il viso di San Paolo, su una volta di un cubicolo. Il dipinto è stato rinvenuto integro e non danneggiato grazie all’utilizzazione di una innovativa e precisissima tecnica, l’ablazione laser.
Una straordinaria scoperta archeologica: l’affresco è la più antica icona raffigurante San Paolo
La notizia è stata pubblicata oggi dall’Osservatore Romano, quotidiano del papa, nel quale si mette in risalto l’entusiasmo suscitato dalla straordinaria scoperta archeologica nei restauratori che seguivano il lavoro da un anno.
L’affresco, risalente alla fine del IV secolo, è la più antica icona della storia dedicata al culto dell’Apostolo delle genti. Si tratterebbe secondo gli archeologi di una figura devozionale il cui compito era proteggere i defunti le cui le tombe erano ospitate nelle catacombe.
Il volto del santo che appare nell’affresco ha gli stessi tratti dell’iconografia classica
Nell’affresco, il volto di San Paolo, che appare circondato da un tondo giallo oro su sfondo color rosso vivo, appare caratterizzato dagli stessi tratti dell’iconografia classica: nel viso scavato risaltano gli occhi grandi ed espressivi. Come riporta l’Osservatorio, anche se “altre immagini di san Paolo erano note nelle catacombe e nei sarcofagi romani il busto appena scoperto meraviglia per la sua suggestiva espressione e ha lasciato senza fiato i restauratori”.
Ritrovati, oltre al busto di San Paolo anche quelli di altri tre personaggi, tra cui quello di Pietro.
Immagine tratta da: http://www.ilsole24ore.com/
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La Festa della Donna, origini storiche

Le origini storiche della Festa della Donna e della scelta della data dell’8 marzo sono incerte.
La tradizione lega la festività ad un episodio avvenuto nel 1908: l’8 marzo di quell’anno, il proprietario di un’industria tessile di New York chiuse le porte della fabbrica per impedire alle operaie che stavano da alcuni giorni protestando contro le condizioni di lavoro a cui erano costrette di uscire.
Allo stabilimento venne poi appiccato il fuoco, e le 129 operaie rimaste chiuse all’interno morirono tra le fiamme.
Inizialmente le celebrazioni dell’8 marzo avevano luogo solo negli Stati Uniti ed erano dedicate al ricordo della tragedia avvenuta quel giorno del 1908.
Fu proprio Rosa Luxemburg a stabilire che la giornata dell’8 marzo fosse una giornata dedicata al ricordo di quell’episodio, una giornata di lotta internazionale.
Il significato autentico della Giornata Internazionale della Donna, che è divenuta una festa celebrata in diverse nazioni del mondo, è divenuto quello di celebrazione delle conquiste fatte dalle donne in campo sociale, politico ed economico.
Se in origine quella dell’8 marzo era una giornata di lotta, nella quale trovavano spazio le rivendicazioni delle associazioni femministe, oggi, anche se varie associazioni organizzano manifestazioni e convegni dedicati alla condizione femminile, la festa dell’8 marzo è sempre più sentita e vissuta come semplice occasione di ritrovo per le donne.
La mimosa come simbolo della Festa della Donna in Italia è stata scelta nel 1946 della Unione Donne Italiane (UDI ) per il suo colore, espressione di forza e vitalità e simbolo del passaggio dalla vita alla morte.
Immagine tratta da: http://www.archives.gov.on.ca

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27 Gennaio: giornata della memoria dell’orrore di Auschwitz

Il 27 Gennaio di 64 anni fa veniva scoperto l’orrore di Auschwitz, e il mondo scopriva l’orrore di ciò che l’uomo può perpetrare a danno dei suoi simili, dei suoi fratelli. La giornata della memoria, istituita nel 2000, serve a non dimenticare ai meno giovani e a far conoscere ai giovani, ma “L’uomo da quegli orrori non ha imparato”, dice Remzt 22enne palestinese.
Quando i militari dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz, assieme ai pochi superstiti liberarono l’Orrore, con la “O” maiuscola, ciò che nessuno forse prima di quel momento avrebbe mai pensato fosse possibile non solo pensare, men che meno realizzare. Per non dimenticare la Shoah, lo sterminio di 1.500.000 ebrei, zingari, omosessuali, prigionieri di guerra ed oppositori politici, oggi ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento sarà celebrata la Giornata della memoria.
Numerose le iniziative:
Consegna delle medaglie. La Giornata della memoria sarà aperta da una cerimonia solenne al Quirinale. Il sottosegretario Gianni Letta consegnerà medaglie d’onore ad alcuni ex deportati che furono internati nei lager nazisti o ai loro eredi. Furono 40mila civili e 650mila militari, gli italiani deportati, di cui nove su dieci non fecero ritorno, 50mila i soldati uccisi nei campi di sterminio.
Convegno alla Camera. Alle 15 nella Sala della Lupa di Montecitorio si terrà il convegno “Memoria: dalle testimonianze dirette al museo della Shoah”, aperto da Gianfranco Fini con Interveti di Gianni Alemanno, Piero Marrazzo, Walter Veltroni, Renzo Gattegna, Goti Bauer, Marcello Pezzetti, Giorgio Maria Tamburini. In occasione del convegno verrà presentato il progetto del Museo nazionale della Shoah, sulla via Nomentana a Roma.
In treno da Milano. Quasi mille ragazzi delle scuole superiori della Lombardia hanno compiuto il viaggio in treno dalla stazione Centrale di Milano fino ad Auschwitz. Giunti a destinazione sono rimasti in silenzio di fronte alla scritta “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi) che campeggia sul cancello d’ingresso del campo di sterminio. Orrore e commozione davanti alle camere a gas, agli oggetti delle vittime, ai loro nomi, e dopo la visita a Birkenau, dove i quattro forni hanno funzionato al massimo fino agli ultimi giorni di guerra.
Ricordo delle vittime omosessuali. Il Comitato Genova Pride presenta nella sala espositiva della Regione Liguria la mostra interattiva Omocausto, organizzata dal Gruppo Giovani del comitato Arcigay L’Approdo.
Gli appuntamenti televisivi.
RaiTre dalle 8.05 trasmette la seconda puntata de La storia siamo noi, intitolata La soluzione finale, la terza puntata sarà in onda mercoledì, ed alle 11 trasmetterà in diretta la cerimonia dal salone dei Corazzieri del Quirinale. Alle 13.10 va in onda Un treno per Auschwitz, documentario dedicato al viaggio in treno di 600 studenti da Carpi al lager. RaiUno alle 14.10 ripropone la fiction Exodus – Il sogno di Ada, dedicata alla storia di Ada Sereni che ha dedicato la sua vita all’espatrio di migliaia di ebrei in Palestina. Rainews 24 propone interviste a scrittori, storici, testimoni, sopravvissuti e l’inchiesta esclusiva Bombardate Auschwitz: l’ordine che non fu dato. Su Retequattro alle 21.10 andrà in onda Il pianista, di Roman Polanski, il musicista la cui vita fu sconvolta dalla guerra e dall’invasione nazista.Molte altre iniziative sono in programma oggi ed altre si protrarranno per diversi giorni.
A Roma, alla casa della memoria, film, documentari, interviste e testimonianze.
A Venezia svariati appuntamenti sono stati distribuiti nell’arco di un mese, a Cuneo alle 21 al teatro Toselli l’ottava edizione del Concerto della memoria con Bob Geldof, già candidato al premio Nobel per la pace e organizzatore di grandi eventi mondiali come il Live Aid e il Live 8.
A Trieste alle 11 alla Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio sul territorio italiano, si svolgerà la cerimonia solenne mentre tre esposizioni approfondiranno le storie legate alle deportazioni nazifasciste: le opere di Mario Moretti, militare italiano deportato dal 1943 al 1945 in Polonia e Germania, una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia e una sul diario di Nicolò Chiucchi, cittadino istriano deportato a Dachau. -
Naufragio “Andrea Doria”, la verità

Pubblicati, nella postfazione del libro del giornalista Fabio Pozzo, i risultati di un’inchiesta segreta della marina militare italiana sul naufragio del ’56.
Una “transazione” basata su interessi economici impedì che la Stockholm, che speronò la Doria fosse dichiarata responsabile.
Fabio pozzo, uomo tenace, non ha considerato chiusa la sua inchiesta sul naufragio del 26 Luglio 1956 davanti alle coste americane, neppure dopo la pubblicazione, due anni fa, della più dettagliata indagine intitolata “Assolvete l’Andrea Doria”, una tragedia che per molti è ancora una ferita aperta.Non solo per la nave perduta, e per coloro che non fecero ritorno a casa (53 vittime) ma per la “pastetta” giudiziaria che coprì le responsabilità della nave svedese Stockholm, crocifiggendo invece il comandante italiano Piero Calamai, eroe di guerra, uno dei migliori ufficiali al mondo per esperienza, capacità, equilibrio ed abnegazione. E non da meno erano i suoi uomini, in quelle ore disperate il loro sacrificio permise di salvare centinaia di passeggeri, ed il comandante si convinse ad abbandonare la nave solo quando i suoi ufficiali giurarono che l’avrebbero seguito in fondo all’oceano se non fosse salito sulla scialuppa.
Il procedimento giudiziario aperto a New York, e di cui stranamente sono scomparsi tutti gli atti, non giunse a compimento per l’accordo tra le due società armatrici, nonostante la menzognera versione degli ufficiali della Stockholm, secondo i quali non c’era nebbia, che invece gravava fitta. Il transatlantico italiano era diretto a New York, quello svedese procedeva su rotta opposta e parallela. Lo Stockholm, a causa del radar tarato male valutò erroneamente le distanze, compiendo una manovra che portò allo speronamento.
La commissione d’inchiesta del Ministero della Marina Mercantile non rese pubbliche le conclusioni, il libro di bordo dell’Andrea Doria non fu mai trovato; l’indagine utilizzò i tracciati di rotta delle giro-bussole, che evidenziarono la correttezza dell’operato del comandante italiano. Calamai aveva iniziato la carriera navale nel 1916 come guardiamarina; decorato con la Croce di Guerra al valor militare partecipò al secondo conflitto mondiale come Capitano di corvetta di complemento, meritando una seconda Croce di Guerra.
All’assunzione del comando dell’Andrea Doria aveva navigato su ventisette diverse navi, se fosse tornato a Genova l’avrebbe comunque lasciata per assumere, dopo un periodo di riposo, il comando della Cristoforo Colombo, gemella della Doria, sino all’imminente pensionamento. Dopo il naufragio, rimase nei ruoli attivi della società italiana sino al Dicembre 1957, morì nel 1972.
Pozzo (giornalista de La Stampa) esce dopo due anni con lo stesso volume aggiornato da un documento sinora segreto, la relazione “Fanale Rosso” stesa nel 1959 dal capitano di corvetta Claudio Bodio per l’Istituto di Guerra Marittima della Marina Militare. Il documento presta il fianco a critiche oggettive lasciando intravedere la possibilità che versione dei fatti resa dagli ufficiali italiani fosse stata preparata a tavolino ed imputa tra l’altro all’equipaggio, il mancato riempimento delle casse laterali di dritta della nave che avrebbe provocato lo sbandamento dopo l’urto.
La verità è cinicamente diversa, entrambe le navi erano indirettamente assicurate, tra contratti diretti e di riassicurazione, dai Lloyd di Londra. In più: la società armatrice svedese aveva commissionato ai cantieri Ansaldo di Genova un nuovo transatlantico. In sostanza si trattava di scegliere se cercare e dichiarare la verità o rischiare di perdere una commessa per l’epoca multimiliardaria. Ancora: l’armatore italiano aveva stanziato un budget di un miliardo per reclamizzare la Cristoforo Colombo, gemella della Doria; se la diatriba legale fosse proseguita, il lancio della nuova nave ne avrebbe pagato le conseguenze. E infatti, il silenzio fece si che le vendite di biglietti non subissero contraccolpi.
Quanto agli svedesi, Gunnar Nordenson il capitano dello Stockholm che al momento dell’impatto era in cabina (Calami era in plancia da oltre 20 ore) ed il giovane terzo ufficiale che ordinò la manovra fatale, furono promossi su altre navi. La soluzione non piacque ai Genovesi, che non avevano dimenticato il capolavoro uscito dai cantieri di Sestri Ponente, la più bella nave al mondo, e quando Nordenson si presentò all’Ansaldo per prendere in consegna la nuova nave, i cittadini della Lanterna glielo impedirono, troppo lo sdegno e l’indignazione, ed il capitano fu costretto a salire a bordo solo in acque francesi.
Pozzo ha scoperto anche che all’elenco delle vittime del naufragio mancava un nome, quello di Filippo Massa, marinaio di Camogli. Al momento dell’impatto battè la testa contro una paratia, ma si riprese e come ogni altro componente dell’equipaggio si prodigò per salvare i passeggeri. Alcuni mesi dopo morì a New York, l’autopsia accertò un ematoma al cervello, causato dall’urto contro la struttura metallica dell’Andrea Doria.
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Diana, principessa del Lago di Garda

Diana era la più bella barca del lago. Affondò nel 1932 per lo spostamento del carico a Castelletto di Brenzone; è intatta a 120 metri di profondità, ancora in assetto di navigazione, ed ora si progetta di recuperarla.
Diana dorme da quasi ottant’anni sul fondo del lago, dove la luce non arriva a vincere il buio e l’acqua fredda ha protetto dai batteri e microrganismi la bellezza della signora del Garda, partita dalla Val di Sogno con tonnellate di massi che avrebbero dovuto comporre il pennello del porto di Castelletto di Brenzone.
Forse un groppo di vento mandò Diana alla straorza, rovesciando le vele, pochi centimetri separavano la linea di galleggiamento dal ponte; per il rollio il bragozzo iniziò ad imbarcare acqua e nel volgere di pochi minuti affondò. I marinai, i fratelli Franco e Alessandro Zecchini, furono salvati dai pescatori. Diana si posò intatta sul fango, disperdendo parte del carico, quei massi di calcare che, come i sassolini di Pollicino hanno guidato i ricercatori, che l’hanno scoperta il 12 Maggio 2003 quando le speranze sembravano esaurite.
Era l’ultimo giorno utile, anche per ragioni di budget; dopo avere individuato sul fondale lavatrici, frigoriferi, pneumatici, corde di nylon, ed una barca di 6-7 metri con la coperta in teak, le luci del robot, in grado di operare fino a 300 metri hanno seguito la traccia delle pietre calcaree e l’hanno finalmente inquadrata sui monitor, per la gioia e la soddisfazione del team di ricerca, Angelo Modina, Mauro Gambin, e Daniel Modina. In perfetto stato di navigazione, con il bompresso puntato verso Desenzano e poppa verso Riva del Garda.
Laggiù il tempo si era fermato in una sospensione irreale, non un relitto o un rottame, non “quel che resta di qualcosa”, ma proprio Diana, che con quel nome di dea della caccia era stata oggetto di leggende e soggetto di un mito, quello di barca più bella del lago. Diana montava due motori diesel “testa calda”, proprio come i motori Landini, che venivano accesi raramente per risparmiare carburante; forse se fossero stati utilizzati quel giorno, se la manovra non fosse stata effettuata a vela, Diana non sarebbe stata inghiottita dal Garda.
Immatricolata a Riva del Garda con la sigla “Riva M6” era stata improntata negli attuali cantieri della Navigarda di Peschiera, dai maestri d’ascia e carpentieri Dal Ferro che la costruirono, in acciaio, nel 1919. Lunga circa 18 metri per un dislocamento di 50 tonnellate ed un carico trasportabile di 500 quintali, Diana era armata a due alberi.
Ogni fase della spedizione e del ritrovamento sono state documentate da un appassionante dvd “Il ritorno di Diana”, che quasi porta lo spettatore a toccare con mano un bene storico da recuperare e restituire al Pelèr e all’Ora che soffiano da Nord a Sud, e viceversa, sul Benaco. Diana è in grado di navigare, trainata, quasi da subito. Il piano di recupero prevede che venga ingabbiata e sollevata tramite palloni d’aria: una volta “scollata” dal fango la sua lenta risalita sarebbe sicura, anche senza svuotarla dal residuo carico di pietre. Una équipe di subacquei l’accompagnerebbe metro dopo metro, ad evitare sbilanciamenti che causerebbero carichi eccessivi alle infrastrutture.
Il recupero prevede che le parti lignee vengano smontate e sottoposte a procedimento conservativo, per poi essere ospitate, almeno in parte, nel museo allestito dalle suore di Castelletto. A Malcesine vive uno dei migliori maestri d’ascia del mondo, l’ottantenne Sauro Feltrinelli, in grado di ricostruire “allo stato dell’arte” ogni elemento. Feltrinelli è l’ultimo rappresentante di una famiglia proveniente da Gargnano, che negli anni Venti e Trenta costruiva barconi da lavoro, utilizzando quercia, gelso, larice, abete bianco.
La tecnica era simile a quella dei cantieri veneziani del Seicento, che curvavano i legni con il fuoco, impregnavano gli alberi di resine, calatafavano con strisce di stoppa e pece. Feltrinelli negli anni Cinquanta e Sessanta acquisì notorietà mondiale come costruttore dei migliori motoscafi in legno spinti da motori Mercury. La casa americana, vista l’eccellenza di produzione, gli mandò un encomio ufficiale: nessun’altra imbarcazione era performante come quelle costruite dal veronese.


