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Galactic Suite, un albergo galattico da 15 mila miliardi

galactic suite
Dal 2012 i turisti dello spazio alloggeranno al Galactic Suite
Si chiama Galactic Suite il primo albergo situato a 450 chilometri dalla Terra che dal 2012 ospiterà turisti dello spazio.
Per ultimare la costruzione dell’ hotel nello spazio, che potrà ospitare fino a 400 persone, verranno spesi circa 15 mila miliardi di lire.Una vacanza da 3 milioni di euro per 400 persone adeguatamente preparate alla permanenza nello spazio
38 sono i futuri clienti dell’albergo galattico che hanno già prenotato una stanza: come Xavier Claramunt, progettatore del Galactic Suite insieme allo scienziato Gene Meyers, ha rivelato al quotidiano spagnolo El Mundo, si tratta di quattro spagnoli, undici americani , sette arabi, sei cinesi, cinque russi e cinque australiani.
A scortarli fino all’albergo sarà una speciale nave spaziale che trasporterà 4 turisti per volta.
I viaggiatori sborseranno la cifra di ben 3 milioni di euro che include, oltre al pernottamento nel Galactic Suite, la permanenza di circa 4 mesi su un’ isola caraibica dove i futuri ospiti dell’hotel galattico seguiranno un training di preparazione all’insolita esperienza.
Dovranno infatti essere pronti alla vacanza in assenza di gravità: il Galactic Suite effettuerà 15 orbite giornaliere, ruotando intorno alla Terra alla velocità di 30.000 Km/h.Indispensabili alcuni accorgimenti, come i muri delle stanze ricoperti di velcro, per poter dare ai turisti la possibilità di “appigliarsi” con gli abiti, e la stanza piena di vapore acqueo al posto della doccia.
La Galactic Suite Limited, la società esistente a Barcellona da circa 2 anni che ha progettato la Galactic Suite, sta già pensando a creare una catena di hotel spaziali accessibili a tutti.Per tutte le informazioni, c’è il sito ufficiale.Immagine tratta da:
http://www.wakeupnews.eu -
La stanza nel computer
Di solito un computer è inserito in una stanza, in questo caso è il contrario, la stanza costruita all’interno di un case di un pc [fonte]

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Five fingers, le scarpe con le dita

Queste calzature oltre ad avere un design del tutto originale, riproducendo le forme delle dita, a detta del produttore sono molto ergonomiche rendendo i movimenti il più possibile naturali.
Le Five Fingers sono delle innovative scarpe da tennis con le cinque dita delineate. L’idea è tutta italiana: sono prodotte dalla ditta Vibram. Sono sicuramente molto bizzarre. Molto colorate, sono delle scarpe-guanto, quasi come delle calze. Danno la sensazione di camminare scalzi.
Le Five Fingers hanno fatto la fortuna della Vibram: vendite boom negli States e foto nel New York Times. I colossi del settore temono la concorrenza e corrono ai ripari tessendo le lodi della scarpa tradizionale. Ma invero ci sono varie testimonianze di maratoneti che, in procinto di rinunciare alle corse, si sono rimessi in piedi grazie alle Five Fingers. Effettivamente sono ergonomiche ed aumentano la resistenza dei piedi. Inoltre rafforzano le caviglie. Ma non sono calzature adatte a tutti: i piedi devono essere allenati e gradire il contatto quasi diretto col suolo.

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Piatti da tavola divertenti

Se siete stanchi dei soliti monotoni piatti questa potrebbe essere una valida alternativa. I piatti hanno un viso disegnato e disponendo il cibo in vari modi si ottengono delle faccine molto molto simpatiche… se non riuscite a far mangiare il vostro bambino, con questi piatti potete provare, si sa con i bambini ogni invenzione è buona
[fonte]

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Zero Star Hotel: il bunker nucleare diventa hotel a zero stelle

Zero Star Hotel: il bunker nucleare diventa hotel a zero stelle
Null SternHotel , l’albergo a zero stelle nato dall’idea di tre fratelli
Si chiama Null Stern
Hotel il primo albergo a Zero Stelle.L’hotel, situato a Sevelen, in Svizzera, è nato da un’idea di tre fratelli gemelli, Riklin, Frank e Patrik, che, dopo aver fondato un Atelier per progetti speciali( für Sonderaufgaben), hanno deciso di dare attuazione concreta a una delle loro idee acquistando un ex bunker nucleare per trasformarlo in albergo.
Una concezione di ospitalità rivoluzionaria
L’idea dei fratelli è rivoluzionaria in quanto propone una diversa concezione di ospitalità, basata sulla completa assenza di privacy per gli ospiti, che condividono il ristretto spazio a loro disposizione.
Nell’albergo a 0 stelle, c’è un solo bagno; delle 3 camere disponibili, le due camere da letto possono ospitare fino a 7 persone ciascuna.
Nell’albergo non ci sono tv, né finestre né riscaldamento centralizzato; in compenso, agli ospiti dell’Hotel Null Sternè sono offerte gratuitamente borse d’acqua calda per ripararsi dal freddo e un paio di tappini per le orecchie per evitare che il sonno venga disturbato dal rumore del sistema di ventilazione.
Completa assenza di comodità per pagare un prezzo bassissimo, perché “avere meno è meglio”
Una totale assenza di comodità, in linea col motto dei fratelli Riklin: “avere meno è meglio”
Il prezzo del soggiorno nell’ex-bunker è di 25 franchi svizzeri, l’equivalente di circa 16 euro.
Il Null Sterne Hotel sarà aperto al pubblico l’11 novembre; intanto, la famiglia Riklin sta progettando la trasformazione di altri bunker in Zero Star Hotel.
Le immagini del Null Stern Hotel sono visibili sul sito dedicato: http://www.null-stern-hotel.ch/
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Al via impianto fotovoltaico all avanguardia

Dopo l’annuncio di qualche tempo fa è ora di passare ai fatti. A sud della provincia di Latina verrà realizzata una centrale solare che produrrà energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie ad una tecnica innovativa di cui l’Enea è leader in Europa e proprietaria del brevetto.
L’impianto in questione è un fotovoltaico che occuperà una superficie di cento ettari e sarà in grado di produrre energia elettrica dal sole per 25-30 megawatt all’anno in maniera costante, grazie ad una serie di tubi che sopportano elevatissime temperature.
“Quello delle interruzioni – dice Mauro Vignolini, responsabile Enea del progetto solare termodinamico – è uno dei problemi delle fonti energetiche rinnovabili. L’energia termica raccolta produce vapore ad alta pressione che, convogliato nelle turbine della centrale, incrementa la produzione di energia elettrica”, riducendo il consumo annuo di combustibili fossili con un risparmio di 2.600 tonnellate di petrolio e di emissioni di anidride carbonica per 8.000 tonnellate l’anno.
Sarà un impianto industriale in piena regola di cui Priolo (in provincia di Siracusa), che produrrà 5 megawatt ed è in fase di completamento, è il prototipo. Due anni e mezzo dovrebbero bastare per la realizzazione dell’opera, importante anche come modello esportabile nei paesi del Mediterraneo. Infatti c’è già Terna pronta ad investire (TERNA – Rete Elettrica Nazionale S.p.A. è la società responsabile in Italia delle attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica sulla rete ad alta e altissima tensione ed anche il principale proprietario della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), con circa il 98% delle infrastrutture. Il compito di Terna è gestire in sicurezza, 24 ore su 24, per 365 giorni l’anno, la trasmissione dell’energia elettrica in tutta Italia garantendo l’equilibrio tra l’energia richiesta e quella prodotta e la copertura del fabbisogno nazionale).
“Produrre in una zona desertica energia dal sole fa sì che il deserto diventi produttivo di un bene esportabile, l’energia. Tutto il mondo lavora in questa direzione, la tecnologia come spinta all’economia e all’impresa per una competizione vincente”, dice il professor Luigi Paganetto presidente di Enea. A siglare il protocollo anche i presidenti della Regione Lazio, di Confindustria Lazio Piero Marrazzo e Maurizio Stirpe. Entro tre mesi verrà predisposto lo studio di fattibilità per la definizione della tipologia e della taglia dell’impianto e per il reperimento dei finanziamenti.
Costo previsto 150 milioni di euro, a cui dovrebbero concorrere privati, istituti di credito, la Banca europea per gli investimenti e la Regione. “Un momento importante per la Regione, che segna un salto di qualità” per l’assessore Filiberto Baratti. “Il Lazio, la regione delle energie rinnovabili”, secondo Marrazzo che ricorda i 5 milioni di euro stanziati a favore di centrali termodinamiche.
“Ma questo è il punto di partenza, non di arrivo“, ricorda l’ingegner Filippo Tortoriello, responsabile energia e ambiente di Confindustria. L’intenzione è di lanciare una sfida tecnologica al sistema Europa, “contro Francia, Germania e Spagna, una sfida internazionale che si può vincere”. E come valore aggiunto annuncia la creazione di un “Museo dell’energia per le fonti rinnovabili” e l’utilizzo delle acque calde prodotte in abbondanza dalla centrale per una piscina a disposizione dei cittadini.
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Abitazioni, l’edilizia del futuro

Edifici costruiti studiando accuratamente il microclima in cui vengono realizzati, senza climatizzatori e con circolazione naturale d’aria per il raffrescamento, che sfruttano la luce naturale per l’illuminazione degli interni e che producono tanta energia quanta ne consumano.
Così dovranno essere gli edifici costruiti nei prossimi anni per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica, utilizzo delle energie rinnovabili e riduzione delle emissioni di gas serra. E’ il messaggio lanciato al convegno di Green Building (Solarexpo) tenutosi a Verona nei giorni scorsi.
“L’edilizia attuale è un colabrodo dal punto di vista dell’efficienza energetica, è paragonabile ad un giacimento energetico nascosto pari a tutte le risorse italiane di gas naturale” dice Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, ma la nuova edilizia è sul punto di spiccare un balzo in avanti verso la sostenibilità, guidata anche da nuove illuminate politiche introdotte a livello di Unione Europea e di singoli governi.
Più avanti di tutti la gran Bretagna: dal 2016 tutti i nuovi edifici residenziali (e dal 2019 anche quelli commerciali) dovranno essere ad emissioni zero. Altri paesi si apprestano a seguire l’esempio inglese. L’edilizia è ad un punto di svolta epocale. Occorre ripensare il modo di costruire dice Thomas Herzog, architetto di fama e presidente della Facoltà di Architettura di Monaco. Un caso per spiegare il fermento creativo dell’edilizia futura è Soka Bau: un complesso di proprietà del fondo pensione degli edili tedeschi, con una superficie di 70 mila metri quadrati nel Wisenbaden che consuma circa 80KWh a metro quadro, mentre la media nazionale è quasi il triplo.
Qui Herzog ha messo in pratica i principi della sua nuova architettura flessibile ed integrata il più possibile con l’ambiente. Tante le innovazioni: dal sistema di ventilazione naturale a quello di illuminazione che grazie ad un sistema di specchi sfrutta la luce solare, fino alla sperimentazione di un vetro che diventa schermante all’aumentare della temperatura, mentre lascia passare la luce quando diminuisce.
Nel nostro paese un esempio su tutti è Casa Clima in Alto Adige. All’inizio l’esperienza era vista con sospetto per i maggiori costi di costruzione, ma in seguito le abitazioni che rispondono ai requisiti di Casa Clima, classificate in tre categorie di efficienza, hanno avuto un notevole riscontro e la domanda si è concentrata nelle due classi più efficienti. Oggi nella provincia di Bolzano si costruiscono solo case di classe A e B e le ditte edili ed artigiane hanno sviluppato know how e prodotti che esportano ora in altri paesi.
Federico Butera, professore al Politecnico di Milano dice che abbiamo dieci anni di tempo per ripensare al modello architettonico e puntare all’edificio ad emissioni zero, si tratta di un processo che coinvolge aspetti culturali ed estetici, progettuali e formativi, ma la grande sfida si gioca sull’innovazione tecnologica.


