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Tommasino, il gatto milionario

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Il gatto Tommasino, nominato unico erede di un ingente patrimonio
Da quando Maria Assunta, una 92enne romana originaria di Potenza, lo ha trovato abbandonato vicino a un cassonetto dell’immondizia quando era appena nato, non si è più separata da lui. Ora la donna, che non ha figli, ha deciso di includere nel proprio testamento l’adorato gatto come destinatario di tutto ciò che è di proprietà della donna: dagli immobili(una villa di lusso all’Olgiata, due appartamenti a Roma e Milano e svariate proprietà terriere situate in Calabria) ai molti conti correnti bancari.
La signora Maria Assunta, che non ha figli, ha deciso di nominare Tommasino suo unico erede per garantirgli una vita serena e senza privazioni.Gli amministratori dell’eredità dovranno prendersi cura del gattino
Ad amministrare il patrimonio ereditato dal gatto di Maria Assunta sarà un’associazione animalista o una persona(fisica o giuridica) che verranno nominate dagli esecutori testamentari, gli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona. La condizione per divenire amministratori dell’eredità, che ammonta a circa 10 milioni di euro, è che le persone scelte accettino di prendersi cura di Tommasino e, alla sua morte, di altri animali abbandonati, utilizzando il patrimonio ereditato da Tommasino.
I due esecutori testamentari nomineranno anche un terzo soggetto incaricato di vigilare sulla corretta esecuzione dell’operato degli amministratori dell’eredità.
La simpatica Maria Assunta ha dal canto suo fatto sapere tramite i suoi legali che la decisione di pensare al futuro erede universale del suo patrimonio non è legata in nessun modo alle su condizioni di salute, per ora fortunatamente ottime.Immagine tratta da: http://www.deluxeblog.it/
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Creata la pozione attrazione del sesso, moscerini latin lover

L’Università americana di Toronto ha scoperta una ‘pozione dell’attrazione‘ che rende irresistibili, sotto il punto di vista sessuale, a maschi e femmine.
Lo studio condotto dall’equipe di Joel Levine ha lavorato sul feromone, una sostanza chimica naturale, creando dei moscerini modificati geneticamente risultando super-sexy, irresistibili sessualmente a tutti i loro compagni, maschi e femmine, e irresistibili anche per moscerini di altre specie che normalmente, in natura, non hanno rapporti sessuali tra di loro.
Questo studio, non può essere applicato direttamente alla sessualità umana perchè regolata da dinamicge genetiche molto più complesse e non riconducibile a un’unica sostanza chimica. L’importanza della scoperta dà comunque indicazioni sul ruolo della chimica olfattiva nel comportamento sessuale.
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Pianta carnivora mangia topi

Scoperta nelle filippine centrali una pianta carnivora gigante in grado di catturare e digerire un topo o un ragno gigante. Secondo gli scienziati questa pianta carnivora potrebbe risolvere il problema dei ratti nelle metropoli.
La pianta carnivora, chiamata Nepenthes attenboroughii in onore del noto presentatore di storia naturale britannico, Sir David Attenborough, è stata trovata da un gruppo di botanici inglesi nelle Filippine centrali.
La piantra carnivora ha un diametro di 30 centimetri e la bocca scivolosa risulta una trappola perfetta per insetti e piccoli roditori; intorno alla bocca della pianta delle secrezioni di nettare attraggono i malcapitati animali. La pianta, al suo interno, ha circa due litri di acidi ed enzimi in grado di dissolvere e digerire la preda.
Dove si trova la pianta carnivora mangia topi
La pianta carnivora mangia topi è stata trovata sul Monte Victoria in Palawan, nelle Filippine centrali. Questa la mappa:
Visualizzazione ingrandita della mappaLa pianta carnivora mangia topi, una soluzione per debellare i ratti delle metropolitane
Gli inglesi e americani, in particolare New York (famosa per essere una delle città più popolate di ratti al mondo) hanno già pensato all’utilizzo della pianta Nepenthes attenboroughii per liberare dai moltissimi ratti le rispettive metropolitane.
Foto della pianta carnivora mangia topi, Nepenthes attenboroughii
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Leihsmaniosi canina, malattia estiva
Leihsmaniosi canina, malattia estivaLe Leishmaniosi sono malattie causate da parassiti appartenenti ai protozoi. L’agente principale della Leishmaniosi nelle aree mediterranee è la Leishmania infantum un parassita in grado di colpire soprattutto il cane, ma spesso anche gli esseri umani.
La Leishmaniosi viene veicolata in Europa dalla puntura di quello che viene comunemente chiamato pappatacio (Phlebotomus papatasi), insetto simile alla zanzara. Il pappatacio agisce principalmente da maggio ad ottobre e preferibilmente dal tramonto all’alba. È particolarmente presente in aree vicino al mare. Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di Leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni (anche dell’Italia settentrionale), debbono portare alla conclusione che – in pratica – non esistono zone, comunemente abitate, che possano essere considerate completamente sicure.
Fino al 1989 il Nord Italia era considerato praticamente indenne dalla Leishmaniosi canina, negli ultimi anni invece sono stati accertati focolai in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte ed altri probabili in Trentino e Lombardia. La presenza della malattia è però più significativa al Centro-Sud, dove l’incidenza nei cani può raggiungere addirittura il 50%, ovvero un cane su due è colpito dalla malattia. I sintomi più classici sono la perdita di peso, una dermatite simile alla forfora, perdita di pelo intorno agli occhi e zampe, lesioni alle orecchie, perdita di sangue dal naso e crescita accelerata delle unghie.
La malattia colpisce il cane punto dall’insetto infetto e porta a sintomi piuttosto gravi. Un cane risultato positivo al test può vivere per molto tempo prima di manifestarne i sintomi, ma può diffondere la malattia. La leishmaniosi, inoltre, è trasmissibile, in alcune particolari condizioni, anche all’uomo (Leishmaniosi umana). Molto importante è tenere presente che la leishmania non viene trasmessa direttamente da cane a cane o da cane a persona: il protozoo infatti, per diventare infettante, deve prima compiere nel flebotomo una parte del proprio ciclo biologico. La vicinanza o il possesso di un cane infetto comportano dunque un rischio epidemiologico per l’uomo del tutto risibile, visto che in una zona endemica saranno molti milioni i pappataci infetti potenzialmente in grado di pungere.
La diagnosi viene effettuata su sangue, urina, e prelievi citologici di linfonodi, midollo osseo e milza. Non è ancora disponibile una cura definitiva, la terapia però riesce a rallentare il decorso, se non a bloccarlo. Cani che reagiscono molto bene alla cura possono continuare a vivere anni senza più manifestare i sintomi della malattia. Tuttavia sono possibili delle ricadute e per questo motivo in genere si effettuano esami periodici e si somministrano i medicinali in caso delle ricadute.
Poiché non è ancora disponibile un vaccino, è consigliabile, in particolar modo d’estate (quando i parassiti sono in numero maggiore), limitare le passeggiate serali del cane, farlo dormire in casa nelle ore notturne e utilizzare prodotti repellenti specifici a base di sostanze come la deltametrina. I veterinari consigliano di utilizzare un collare a base di deltametrina, una sostanza che impedisce la puntura del piccolo insetto e può dunque prevenire la malattia, che sarebbe in costante aumento.
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La rana più piccola del mondo
Una nuova specie di rana è stata scoperta nelle Ande in Perù. Viste le sue dimensioni può essere considerata la rana più piccola del mondo, infatti i maschi hanno una lunghezza media di 12,4 millimetri e le femmine 11,1 millimetri.
La sorpresa più grande relativa alla rana più piccola del mondo, una sottospecie Noblella, è rappresentata dal fatto che la rana vive ad altezze elevate; in genere invece grossi animali si trovano ad altezze elevate.



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Lo squalo bianco attacca due sub, video più cliccato di Youtube

Lo squalo bianco attacca due sub è uno dei video più cliccati di Youtube,
è l’attacco di uno squalo bianco a una coppia di subacquei scesi nel profondo del mare con una gabbia durante un’escursione organizzata da una società specializzata in attrazioni turistiche. Il fatto è accaduto a Guadalupe in Messico, i due subacquei avevano pagato ben 2000 euro per scendere in fondo agli abissi dell’oceano Pacifico protetti da una gabbia metallica (come quella che si vede nel film Lo Squalo di Spielberg) per vedere le meraviglie di quel fondale e assistere all’andirivieni, del tutto naturale in quel posto, di squali, tonni e pesci di ogni genere. Tutto è filato liscio fino a quando un grosso squalo bianco di due tonnellate dopo aver mangiato un tonno ha puntato dritto verso la gabbia dei due sub e oltrepassando i vari sistemi di allarme installati dagli organizzatori è riuscito con buona parte del “muso” a infilarsi nell’apertura della feritoia mostrando tutti i suoi denti aguzzi.
Uno dei due sub se lo è visto arrivare senza nemmeno riuscire a ragionare tanto che è stato letteralmente sfiorato dai canini del pesce, l’altro invece ha avuto la freddezza di non lasciare la telecamera e di filmare tutto, dall’attacco improvviso alla rottura della gabbia alla fuga dei due con tanto di rientro frettoloso in barca.
I due sono stati veramente fortunati, non capita a tutti di trovarsi davanti al più grande e pericoloso predatore dei mari e rimanere illesi per poterlo raccontare e in questo caso postare addirittura su internet.
Il video è già stato visto da mezzo milioni di contatti, il sub che l’ha postato è stato naturalmente intervistato e ha spiegato come lo squalo si diventato aggressivo solo dopo aver mangiato il tonno. Il superstite ha poi continuato dicendo come secondo lui lo squalo dopo l’attacco al pesce abbia chiuso gli occhi non accorgendosi della gabbia e sbattendoci abbia usato tutte le sue forse per liberarsi, facendo però prendere un bello spavento sia a lui che all’altro sub.
Su you tube è: great white shark accident
Video lo squalo bianco attacca due sub
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Animali e medicina
Mostro di Gila: il suo enzima cura il diabeteMeglio di certi dottori, veleni di ragni, salive di api e lucertole sono usati con successo in medicina per curare anche le più gravi malattie, ecco alcuni casi.
Il mostro di Gila è una lucertola velenosa che vive in Texas e New Mexico (Usa). L’enzima exendin 4, rilasciato dalle sue ghiandole salivari, abbassa notevolmente la glicemia (quantità di glucosio) nel sangue e cura il diabete di tipo 2, che colpisce oltre il 90 per cento dei diabetici.
La resina marrone prodotta dalle api è battericida e antivirale. All’Università di Messina si usa, sperimentalmente, per curare l’endometriosi, malattia che provoca l’infertilità delle donne, mentre la secrezione delle lumache è ricca di proteine e si usa per prevenire le rughe, curare le verruche, l’acne, le emorroidi, le smagliature e la cellulite; è inoltre un forte cicatrizzante, riduce cicatrici e bruciature.
Il veleno degli scorpioni si è già rivelato un potente antibiotico ed un utile rimedio contro la malaria. Ma quello dello scorpione azzurro, della specie Rhopalurus junceus, che vive a Cuba, può avere interessanti effetti nella terapia oncologica. Più di 50 mila pazienti sono in cura sperimentalmente.
Dal pancreas del maiale si estrae l’insulina. Oggi grazie alle biotecnologie questa pratica sta scomparendo, a favore delle insuline artificiali, ma per decenni da questo simpatico animale si è ricavato l’ormone per curare i diabetici.
La sanguisuga è un verme anellide che vive nei torrenti, attaccata sotto le pietre. Le sue ghiandole salivari producono irudinina, una sostanza che impedisce al sangue di coagularsi. Utile a prevenire gli emboli.
Purtroppo in alcuni paesi resistono credenze infondate, come quella che il corno di rinoceronte ridotto in polvere sia un ottimo rimedio contro l’impotenza sessuale, ed è tutt’ora utilizzato dalla medicina tradizionale cinese. Pare che il suo valore economico sia così elevato da essere superiore a quello del peso in oro dell’animale, che può superare le 3 tonnellate. Ecco perché i rinoceronti stanno scomparendo.
Sempre la medicina cinese utilizza pene, baffi, ossa e fegato delle tigri. Stupide credenze che considerano il felino un animale dotato di proprietà taumaturgiche, favorendone la caccia illegale e l’estinzione, ed oggi ne sopravvivono 6000 esemplari.
Le medicine animali sono sempre esistite, se qualcosa nel tempo è cambiato è soprattutto una questione di metodo. L’avvento appunto, del metodo scientifico. La medicina cosiddetta popolare, o tradizionale, da sempre conosce le azioni terapeutiche dei veleni di serpenti, scorpioni, anfibi e ragni, ricchi di principi attivi utili a curare un ventaglio di malanni, che vanno dall’asma alle allergie e perfino ad alcuni disturbi psicologici.
Risaputi anche gli effetti terapeutici delle ragnatele e della bava delle lumache, utili cicatrizzanti e disturbi della pelle, e la bava anche per malattie dell’apparato respiratorio. E’ antico pure l’uso dei propoli prodotto dalle api che, oltretutto, recentemente è risultato efficace nella terapia dell’infertilità causata da endometriosi.
Un caso emblematico in negativo è quello degli stambecchi, che insieme a tante altre specie, fin dal medioevo hanno fatto la parte delle vittime della cosiddetta medicina tradizionale. Fu infatti in quell’epoca che si ritenne di avere trovato in quelle capre selvagge i rimedi contro ogni malanno umano, e ciò andò avanti per secoli. Ancora nell’ottocento si credeva che il sangue di stambecco fosse un rimedio contro i calcoli alla vescica, mentre con le corna si facevano anelli che preservavano da ogni malattia. Certe concrezioni presenti nel suo stomaco, dette “bezoar” erano considerate efficaci contro il cancro, e persino gli escrementi venivano usati nella cura della tubercolosi e della gotta.
Insomma, chi uccideva uno stambecco si faceva una piccola fortuna, tant’è che a Salisburgo in Austria e a Berchtesgaden in Germania, esistevano farmacie dove venivano venduti esclusivamente questi rimedi. Il problema, come si diceva, sta nel metodo, e solo recentemente con il progredire di quello scientifico, è possibile discriminare ciò che è frutto di una effettiva esperienza popolare da ciò che è solo superstizione.
I progressi sono stati molti, e sempre più rapidi. E’ ancora nella memoria dei più anziani la presenza, sui mercati, del venditore del grasso di castoro o di marmotta, utile, come giustamente si garantiva, a curare i reumatismi. Utile perché questi roditori, nutrendosi abbondantemente di salicacee (salici e pioppi), accumulano nel loro grasso quell’acido acetilsalicilico che altro non è che l’aspirina.
Il vero salto qualitativo lo si è fatto con le biotecnologie. Ormai quando un prodotto biologico interessa, si chiede all’organismo adatto, per esempio un batterio, di produrlo inserendo nel suo patrimonio genetico quel frammento di Dna che lo fa produrre in natura ad altri esseri, animali o vegetali. Attualmente è possibile produrre su scala industriale insulina di eccellente qualità, invece che trarla dal pancreas degli animali.


